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Per il governo il piano va accettato. Epifani, no a prendere o lasciare

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Per il governo il piano va accettato
Epifani, no a prendere o lasciare

Il piano è questo, l'alternativa è il fallimento, dovete accettare. Questo il messaggio che il governo ha mandato ieri sera ai sindacati riguardo il progetto di salvataggio di Alitalia. Una riunione di semplici informazioni, servita però all'esecutivo per esprimere la propria posizione. Sintetizzata dal premier Silvio Berlusconi da Bruxelles, dal vertice della Ue sulla Georgia: «Il sì dei sindacati è importante, ma è totalmente fuori dalla realtà pensare che ci sia un'alternativa, altrimenti a perdere il posto saranno ventimila lavoratori. I sindacati non potranno dire di no». Giovedì 4 settembre è fissato un nuovo incontro: in quella sede si conoscerà il numero degli esuberi, e da lì partirà un confronto che non potrà durare più di dieci giorni. Confronto che, comunque, sembra già segnato.

Epifani, no a ultimatum
«A chi dice prendere o lasciare dico: non esiste. È una trattativa appena iniziata. Non conosciamo il piano e, come abbiamo sempre detto, vogliamo definire il profilo di una compagnia che non sia solo regionale ma con ambizioni internazionali». Il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani ha così commentato, in un’intervista al Corriere della Sera, l'incontro di ieri sera: «Si deve ripartire dai punti su cui non si chiuse con Air France: qualità e quantità della flotta e dei collegamenti, soprattutto internazionali. E poi il perimetro aziendale, con una particolare attenzione all’occupazione a Roma, Napoli e Milano, perché ci sono funzioni come manutenzione e motori che non possono restare fuori».

Riguardo la cordata dei 16 imprenditori che acquisirà la società, per Epifani «una parte ha accettato forse perché ha altri interessi, penso soprattutto a quelli immobiliari. Altri sono legati ai regimi di concessione. Poi c’è chi ha un esplicito conflitto d’interessi, come Benetton, azionista di Aeroporti di Roma. Oggi c’è un governo che fa capire di voler essere interventista in economia. Perciò chi si aspetta qualche sostegno può immaginare di ricavarne vantaggi. In più, si propone loro un quadro di assoluta convenienza cambiando tutte le regole, riducendo organici e garanzie contrattuali». Diverso il giudizio su Colaninno: «Mi pare il più sincero di tutti. Non fosse altro perché è il più esposto. È lui che ha da rimetterci di più, accollandosi il rischio della gestione».

Epifani rimarca molto il tema della violazione delle regole: «Non sono d’accordo con Colaninno quando dice: il quadro delle regole è questo, noi ne approfittiamo. Le regole non possono essere fatte ad hoc per ogni situazione. Se è così il mercato è senza leggi. I nostri imprenditori in questa fase sono attenti più al loro tornaconto che alle regole. Anche la presenza di Marcegaglia, cioè dell’azienda del presidente di Confindustria, nel momento in cui si fanno regole ad hoc si espone a questo problema». E chiede di vederci chiaro sul patto di controllo dell’azienda: «Deve averlo, altrimenti sarà impossibile governare un’azienda con un capitale così frammentato. Sarà necessario un nucleo stabile, che leghi fra di loro chi nutre un vero interesse nel rilancio dell’Alitalia. Il rischio è che si arrivi altrimenti all’ennesimo bizantino patto di sindacato senza una guida certa. Nell’impresa di oggi conta molto la determinazione degli azionisti. Qui la determinazione degli azionisti è da verificare per una parte di essi».

La riunione
«Stasera non siamo in grado di aprire un confronto sul piano industriale. Il nostro dovere è mettere il commissario Fantozzi in condizioni di conoscere la situazione». Questo l'esordio del sottosegretario Gianni Letta alla riunione di ieri sera, che ha immediatamente bloccato ogni discussione sul merito. «Fantozzi - ha aggiunto - dovrà valutare le offerte: una è quella della Compagnia Aerea Italiana, è nota e arriverà nelle prossime ore. Se ne arriveranno altre, il commissario straordinario le valuterà». Solo dopo, «una volta accettata l'offerta, si aprirà con i sindacati un confronto sul piano industriale». A ogni modo, ha concluso, «è questa l'ultima occasione. Questa volta dobbiamo arrivare fino in fondo».

Al tavolo erano presenti le nove sigle sindacali e i ministri interessati all’operazione. Dopo Letta, è stata la volta del commissario straordinario di Alitalia Augusto Fantozzi, il quale ha fornito qualche cifra: «La disponibilità di cassa di Alitalia nel mese di luglio ammontava a 314 milioni di euro, la stima di fine agosto è di 195 milioni di euro e quella di fine settembre intorno ai 30-50 milioni di euro». Un messaggio chiarissimo: la compagnia ha solo un mese di vita, passato questo periodo non potrà esserci che il fallimento.

Sui tempi della trattativa ha parlato poi, in conferenza stampa, il ministro del Welfare Maurizio Sacconi: «Il tema relativo all'occupazione e agli esuberi, su cui saranno praticate politiche di tutela attiva non solo per il reddito ma anche con una rapida ricollocazione, sarà esaminato a valle del piano industriale. Ci auguriamo sia largamente condiviso».

Le reazioni dei sindacati
«E’ una trattativa complicata e questo deve incitare tutti a dare il massimo», ha detto ieri sera il segretario confederale della Cgil Fabrizio Solari: «La politica degli ultimatum ha avuto effetti devastanti. Da giovedì ci aspettiamo di poter discutere il piano industriale e da quello arriverà il nostro giudizio e le azioni per affrontare la situazione. Non sarà semplice perchè la situazione è seria, ma se c'è la buona volontà di tutti ci si può riuscire». Quanto agli esuberi, «il ministro del Lavoro Sacconi non mi rassicura affatto, perchè non ho la più pallida idea di quanti siano, ma nessun lavoratore deve essere gettato nello sconforto».

«L’Alitalia è di fatto già  fallita, altrimenti non ci sarebbe il commissario. Il nostro ruolo è quello di esprimere opinioni. Ma sarà interessante anche sentire i lavoratori, non soltanto i sindacalisti». A dirlo è il segretario generale della Uil Luigi Angeletti, in un’intervista al Messaggero: «Ci interessa capire quanta parte dei 100 milioni di passeggeri del mercato italiano sarà trasportato dalla nuova Alitalia. Solo dopo sì parlerà di esuberi». Per Angeletti, il punto cruciale del confronto è «capire in che modo la compagnia intende presidiare il mercato, quindi con quali rotte e con quali aerei». Il leader della Uil condivide le preoccupazioni dei piloti sulla concentrazione del gruppo sulle rotte di breve e medio raggio: «Le rotte intercontinentali sono quelle più redditizie e meno soggette alla competizione. Come fa a fame a meno una compagnia? Stiamo vendendo l’azienda o la ricchezza del mercato italiano?».

Per la segretaria confederale della Cisl Annamaria Furlan «il piano industriale deve contenere elementi di sviluppo certo per la nuova società sulle rotte nazionali, ma ancor più su quelle internazionali e intercontinentali». Furlan giudica positivo l'incontro di ieri per «la disponibilità di tutti i soggetti presenti a ragionare di merito e di prospettive. Per Alitalia non è più il momento di sterili polemiche politiche. Per giungere a un accordo concreto è importante che il piano tuteli i lavoratori e il sistema Paese. Diventa oggi determinante un forte senso di responsabilità da parte di tuttii».

«Giovedì la trattativa su Alitalia entra nel merito ed è importante che il confronto parta dall'esame del piano industriale. Occorre verificare l'entità della flotta e le rotte su cui Alitalia continuerà a viaggiare, elementi determinanti per stabilire quale sarà il futuro dell'azienda e rassicurare migliaia di lavoratori fortemente preoccupati». Così il segretario nazionale dell'Ugl Trasporti Roberto Panella commenta il confronto tra governo e sindacati su Alitalia: «Solo di fronte al piano industriale riusciremo a capire se la mission affidata alla nuova compagnia è in grado di rispondere alle aspettative di sviluppo, riducendo al minimo i sacrifici, con precise garanzie di sbocchi occupazionali per gli eventuali esuberi ancora tutti da quantificare».

«Se venissero confermati questi numeri (700 esuberi fra i piloti, ndr) speriamo di non essere messi nelle condizioni di dover scendere in piazza. Ma non è detto che i lavoratori non prendano l’iniziativa da soli. Ci auguriamo che il governo si mostri disponibile, giovedì avremo la risposta». Questa la posizione del presidente delI’Anpac Fabio Berti, in un’intervista alla Stampa. Il leader sindacale commenta il progetto elaborato da Banca Intesa: «E’ positivo che ci sia la cordata tricolore, ma il piano è un’altra cosa. C’è un eccessivo arretramento nel mercato italiano, del quale si avvantaggerebbero le low cost. E mi sembra che anche il network internazionale sarebbe molto debole. Il partner è fondamentale per la sopravvivenza futura dell’azienda. Si può rimanere senza il sostegno di uno dei tre grandi vettori per qualche mese, ma l’opzione non può essere rimandata. Oggi tutto il mondo va in quella direzione, le fusioni si susseguono, non ultima quella negli Stati Uniti fra Northwest e Delta».

Un secco no agli ultimatum arriva anche dal coordinatore nazionale della Sdl intercategoriale Fabrizio Tomaselli: «Il confronto non può limitarsi alla gestione degli esuberi derivanti da un piano industriale che ancora non conosciamo e che, se le indiscrezioni fossero confermate, riterremo sbagliato anche dal punto di vista industriale». Per Tomaselli «è indispensabile che il piano, se è quello che riportano i giornali, venga ampliato e modificato, in modo da poter prevedere un reale sviluppo che soltanto i voli intercontinentali, che hanno minori costi unitari e minore concorrenza low cost, possono assicurare».

Gli esuberi
A tenere banco è soprattutto il nodo degli esuberi, su cui nei giorni scorsi è stata forte la reazione dei sindacati. Il Progetto Fenice non ne quantifica il numero, rimandando la questione alla trattativa tra governo e organizzazioni dei lavoratori. Secondo le ultime indiscrezioni pubblicate
oggi da Repubblica, i tagli sarebbero 4.500. A pagare il prezzo più alto dovrebbero essere gli assistenti di volo, con circa 1.500 esuberi. Per i piloti, circa 500, e il personale di terra, circa 2.500, i tagli sarebbero più o meno in linea con la vecchia offerta di Air France-Kllm. Pochi, invece, gli esuberi previsti in Air One.

Il decreto legge approvato nei giorni scorsi dal Consiglio dei ministri, intanto, ha stabilito ammortizzatori sociali per la durata di sette anni (4 di cassa integrazione e 3 di mobilità) per tutti i lavoratori della compagnia aerea, a prescindere dall'età anagrafica, dalla collocazione geografica e dalla precedente fruizione di altri sostegni pubblici al reddito. Il governo, inoltre, è intenzionato a varare "un programma di ricollocamento - spiega una nota del ministero del Lavoro - verso altre aziende del settore privato (con esclusione, dunque, delle pubbliche amministrazioni), sulla base delle specifiche caratteristiche delle diverse tipologie di lavoratori".

(www.rassegna.it, 2 settembre 2008)

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