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La Cgil chiede la riapertura delle discariche

Archivio, 2007

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Emergenza rifiuti Campania

La Cgil chiede la riapertura
delle discariche

 

"Non ci resta altro che tornare indietro di 15 anni, riaprire le discariche per avere il tempo di ripulire le città e rimettere in moto un ciclo di smaltimento finalmente virtuoso, in grado di risolvere il problema una volta per tutte”

 

di Carlo Ruggiero

Alla fine arriverà l’esercito. Il governo invierà in Campania il Genio Militare per liberare le scuole dai rifiuti che oramai la fanno da padrone nell’intera regione. E’ l’ultima (e finora l’unica) iniziativa intrapresa per rispondere alle oltre centomila tonnellate di rifiuti che attualmente risiedono sulle strade della Campania e che rischiano di bloccare la normale attività scolastica di 50 mila studenti del napoletano. Così, tra incendi, proteste, picchetti e rimpallo delle responsabilità, i militari si apprestano a sancire il quattordicesimo anno di età dell’emergenza spazzatura. Il primo commissariamento risale infatti all’11 febbraio 1994, anno in cui venne lanciato per la prima volta l’allarme. Allora le discariche attive nella zona erano circa 100, quasi tutte sull’orlo della saturazione. Negli anni successivi, però, per far fronte al possibile disastro ecologico, il numero degli impianti è diminuito in maniera inesorabile. La situazione precipitò drammaticamente nel 2001, quando la magistratura campana chiuse per inquinamento delle falde acquifere le discariche di Tufino e Parapoti, che servivano le province di Napoli e Salerno. Non esistendo ancora alternative gestionali e impiantistiche alla discarica, l’immondizia cominciò ad accumularsi sulle strade.

Da allora nessun governo, indipendentemente dal colore, è mai riuscito a risolvere il problema, nonostante si siano succeduti diversi commissari con poteri straordinari. Si è passati dai prefetti ai presidenti di Regione, prima di centro-destra e poi di centro-sinistra, per arrivare al capo della Protezione civile e poi tornare di nuovo alla figura del prefetto. E la Camorra ne ha approfittato: il tradizionale controllo del territorio esercitato dalle organizzazioni criminali ha permesso ai clan di imporsi come unico interlocutore imprenditoriale capace di gestire, in regime di monopolio, gran parte del ciclo di smaltimento. Tanto che l’immondizia in Campania è incominciata ad arrivare anche dalle altre regioni. Secondo quanto emerge da numerose indagini, venire a smaltire nel napoletano è infatti molto conveniente, perché costa meno.

“Siamo profondamente preoccupati, per una situazione oramai drammatica” - sostiene Giuseppe Errico, Segretario Generale della Cgil Napoli - “per colpa dei clan camorristici Napoli e la Campania sono diventate l’immondezzaio d’Italia, anche per quanto riguarda i rifiuti tossici”. “La colpa di questa situazione però non è solamente dei commissari che si sono succeduti finora” – sottolinea Raffaele Lieto della Segreteria Regionale della Cgil Campania – “ma anche delle istituzioni campane, che evidentemente non erano e non sono tuttora in grado di gestire una crisi oramai strutturale. Si è cercato finora di giustificare molti interessi particolari e forme di malgoverno, ma quello a cui assistiamo è l’evidente fallimento dell’intero sistema istituzionale e politico della Campania.”

Nell’ultimo documento ufficiale per il nuovo piano rifiuti, in ogni caso, i motivi della crisi vengono attributi a “difficoltà nella realizzazione impiantistica, insufficienti risultati della raccolta differenziata, difficoltà nel superare l’eccessivo frazionamento nella gestione locale del ciclo dei rifiuti e difficoltà nella localizzazione degli impianti a supporto del ciclo, compresi quelli a sostegno della raccolta differenziata”. Leggendo tra le righe, significa che in Campania non c’è oggi nessun altro impianto se non le 7 discariche rimaste ancora attive. Nessuna struttura per il riciclaggio della raccolta differenziata, nessuno stabilimento per il recupero e per il trattamento dei materiali ingombranti.

Mancano le discariche, ma i cittadini non le vogliono nei loro territori e si ribellano, come è successo nei giorni scorsi a Pianura. Secondo Errico, per uscire dalla crisi, bisogna rimettere in moto l'intero ciclo di smaltimento dei rifiuti: "Questo vuol dire che è necessario anche riaprire le discariche, oltre che attivare il termovalorizzatore e incentivare la raccolta differenziata. Noi della Cgil non stiamo restando con le mani in mano, ma stiamo cercando soprattutto di informare i cittadini di cosa realmente sta succedendo". Gli fa eco Raffaele Lieto: “Il problema non è togliere i rifiuti dalle strade, ma dove metterli. A questo punto, non ci resta altro che tornare indietro di 15 anni, riaprire le discariche per avere il tempo di ripulire le città e rimettere in moto un ciclo di smaltimento finalmente virtuoso, in grado di risolvere il problema una volta per tutte”.

 

(www.rassegna.it, 7 gennaio 2008)

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