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Per Confindustria è recessione

L'economia italiana e' in recessione e, per la prima volta negli ultimi 15 anni, sperimenterà un calo dei consumi delle famiglie. Nel 2009, però, sarà possibile sfruttare la ripresa internazionale, ma solo nel caso in cui si siano realizzate le riforme necessarie a rilanciare la competitività. E’ questo il quadro delineato oggi da Confindustria nel rapporto sulle stime economiche messo a punto dal centro studi di viale dell’Astronomia.

Il Centro studi di Confindustria, nel documento preparato per il convegno di oggi dal titolo “Le sfide della politica economica”, prevede per l'intero 2008 una diminuzione del Pil dello 0,1 per cento, in forte contrasto con l'aumento dell'1,5 per cento conseguito nel 2007. Le cause di questa contrazione sono molteplici. Il costo del lavoro per unità di prodotto (clup), ad esempio, nel 2008 si è impennato. La combinazione dell'accelerazione delle retribuzioni e della deludente dinamica della produttività ha spinto verso l'alto il costo del lavoro, che aumenterà ancora nel corso dell'anno, del 4,7% per l'intera economia e del 4,1% nell'industria in senso stretto. Le famiglie italiane, inoltre, continuano a pagare troppe tasse. Nel Nord Italia oltre la metà del reddito familiare va al Fisco. Confindustria ha stimato che nel 2008 per ogni 100 euro di remunerazione del lavoro dipendente che spetta a una famiglia modello, ben 53 finiscono in imposte dirette e indirette e contributi sociali. Il Centro studi degli industriali ritiene quindi 'fondamentale ridurre le aliquote insieme all'evasione fiscale'.

Per quanto riguarda l’inflazione, invece, le previsioni non sono così nere. Dopo aver toccato il picco nello scorso agosto (+4,1%) la corsa dei prezzi comincia infatti a mostrare un rallentamento, che proseguirà nel resto di quest'anno e nel corso del prossimo. Confindustria stima un incremento medio annuo dei prezzi al 3,6% nel 2008, contro l'1,8% registrato nel 2007 e del 2,5% nel 2009. Il debito della pubblica amministrazione appare inoltre in calo nel 2008 al 103,7% del Pil. A fronte del 104,0% registrato nel 2007. I dati stimano per il 2009 un rapporto debito/pil al 102,9%. I numeri fissati dal governo nel Dpef parlano invece di un 103,9% nel 2008 e 102,7% nel 2009.

Le possibilità di ripresa, dunque, ci sono: "Siamo prossimi al punto minimo dell'attuale fase congiunturale. Permangono rischi di debolezza internazionale - afferma Confindustria - ma si intravedono primi timidi segni di stabilizzazione che preludono a una svolta. Se confermati, nel 2009 inoltrato comincerà la ripresa, cui l'Italia ha la possibilità di agganciarsi". Perché l'economia italiana si rimetta in marcia nel 2009, però, devono verificarsi, secondo gli industriali, alcune condizioni sia internazionali che interne. Innanzitutto è necessario che la crisi finanziaria in atto non contagi l'economia reale e che si sgonfi la bolla delle materie prime. Inoltre, è fondamentale che la crisi immobiliare americana abbia termine. Per quanto riguarda invece le condizioni italiane per agganciare la ripresa il Csc indica, oltre ad un export competitivo, la realizzazione di alcune riforme. "Sono cruciali - si legge nel rapporto – il contenuto e la concreta realizzazione delle riforme strutturali, che formano l'agenda di politica economica del Governo, e il nuovo modello di contrattazione delle retribuzioni". Senza questi interventi – conclude il testo - si confermerà  il divario di crescita di un punto percentuale tra l'Italia e le maggiori economie dell'area dell'euro sperimentato negli ultimi dieci anni.

(www.rassegna.it, 18 settembre 2008)

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