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Conferenza delle costruzioni nel Mezzogiorno

Grandi opere? Solo sulla carta
Il 40% degli impegni non è coperto

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Parla Franco Martini (segretario Fillea Cgil)

"Il Sud ha bisogno di infrastrutture.
Ma servono legalità e appalti puliti"

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Conferenza delle costruzioni nel Mezzogiorno

Grandi opere? Solo sulla carta
Il 40% degli impegni non è coperto

 

Sulla carta, sì, i finanziamenti per le infrastrutture del sud Italia ci stanno tutti. Ma sulla carta, appunto. Perché la realtà è ben diversa. Ben il 40 per cento dei fondi destinati alle “grandi opere” per le otto regioni meridionali è solo una cifra scritta su un foglio. La denuncia viene da una ricerca della Fillea, il sindacato degli edili Cgil, divulgato nel corso della seconda “Conferenza delle costruzioni nel Mezzogiorno”, che si è chiusa ieri a Napoli. La ricerca, effettuata incrociando i dati di varie fonti (Legge Obiettivo, Dpef 2008-2012), Ministero Infrastrutture, Corte dei conti, Anas e Rfi), ha fornito un quadro della situazione delle infrastrutture, con particolare attenzione ad arterie stradali e ferroviarie, hub portuali e interportuali, sistemi idrici.

Gli investimenti programmati dallo Stato per lo sviluppo delle infrastrutture nelle otto regioni del sud Italia per il quinquennio 2008-2012 ammontano a 66,4 miliardi di euro. La disponibilità economica reale – e questo è il punto – è di 29,7 miliardi di euro. Ossia, il 44,81 per cento dell'intero programma. Ma c’è di più. “Mentre per le regioni del Centro-Nord – recita la ricerca – esiste una differenza tra costi e disponibilità di -67,49 per cento, per le regioni meridionali questa differenza si amplia fino a -80,83 per cento. Ne deriva che quel 40 per cento di investimenti destinati al mezzogiorno è vero solo sulla carta, come dimostra anche la relazione annuale della Corte dei Conti”.

È innegabile che l’Italia centrale e settentrionale abbiano una migliore dotazione infrastrutturale, anche in virtù della maggiore vicinanza alle grandi vie di comunicazione con l'Europa. Altrettanto innegabile è che, per un privato, investire nel Centro-Nord sia più allettante. “Proprio questo gap, però, dovrebbe spingere le istituzioni, a ogni livello, a fare di più e meglio per il Mezzogiorno'” spiega la Fillea. Ma non sembra essere così. La Legge Obiettivo – tanto per dirne una – ha destinato il 73 per cento dei propri investimenti nelle regioni del Nord, e solo il 10 per cento al Mezzogiorno. A questo si può aggiungere che nel periodo 1994-2004 gli investimenti complessivi per il Centro-Nord sono aumentati del 51 per cento, mentre quelli per il Sud sono calati del 20. 

Tornando all’attualità, la Fillea Cgil pone due importanti questioni. La prima è relativa alle risorse da allocare e rendere disponibili per il 2009 e per gli anni seguenti: “Il rischio, se questi finanziamenti non saranno resi disponibili per l'anno prossimo, è quello di uno 'scivolamento' al 2010, con ritardi soprattutto nelle gare d'appalto da bandire. Se non si provvederà a risolvere questi problemi, potrebbero completarsi solo quelle opere che oggi hanno i lavori in corso”. La seconda è legata al recente decreto economico approvato dal governo. Per finanziare i provvedimenti (in particolare la soppressione dell’Ici sulla prima casa), l’esecutivo Berlusconi ha ridotto di 1 miliardo 432 milioni di euro i finanziamenti per Calabria e Sicilia. Per la prima, i tagli hanno colpito una serie di lotti della Statale 106 (tra Crotone e Rosario) e della Statale 182 (la cosiddetta “Trasversale delle Serre Calabre”), più alcuni lavori della viabilità locale calabrese. Riguardo la Sicilia, invece, è stata definanziata la costruzione delle metropolitane leggere. “Appena saranno resi noti dal Cipe tagli ai finanziamenti – conclude la Fillea – sarà necessario ragionare sulla loro entità e sulle conseguenze per le infrastrutture interessate, anche per cercare di capire sia le scansioni temporali in cui saranno fatti i lavori sia quando sarà possibile usufruire di quelle importanti infrastrutture colpite dal decreto legge. Altresì, sarà necessario verificare se i finanziamenti tagliati rimarranno nel Sud, oppure se saranno traslati in altre regioni del Centro-Nord'”.

 

(www.rassegna.it, 13 giugno 2008)

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