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Omaggio allo storico polacco

1988. Geremek alla vigilia della rivoluzione

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Omaggio allo storico polacco / Dall'archivio di Rassegna

1988. Geremek alla vigilia
della rivoluzione

Bronislaw Geremek è morto il 13 luglio 2008 in un incidente automobilistico. Europarlamentare, ed ex ministro degli esteri, aveva 76 anni. Passerà alla storia per il suo contributo alla democratizzazione della Polonia come dirigente di Solidarnosc, e per le ricerche medievalistiche che lo resero noto, e tradotto, in tutto il mondo (in particolare gli studi sulla poverta' nel Medioevo e un saggio sulle prostitute nella Parigi medioevale). Nel 1980 aderì a Solidarnosc, diventandone consigliere e contribuendo al progetto di ''Repubblica autogestita'', che divenne piattaforma programmatica del sindacato fondato da Lech Walesa. Nel 1981 fu internato per un anno in seguito alla promulgazione della legge marziale. Tornato in libertà, riprese la sua attività nel sindacato clandestino contribuendo alla transizione non violenta alla democrazia nel 1989.

Nel 1988, dunque sulla soglia di un cambiamento epocale per il suo Paese, Roberto Giovannini intervistò Geremek sulle pagine di Rassegna Sindacale (Nuova Rassegna Sindacale n. 34, del 10 ottobre 1988). Abbiamo recuperato l'intervista dal nostro archivio, un piccolo omaggio a un grande intellettuale che non si limitò a comprendere il mondo ma seppe anche cambiarlo.

Il rapido succedersi degli avvenimenti in Polonia non fa che confermare la gravità della crisi che attraversa il paese. Per tutto il mese di agosto vi è stata un'ondata di scioperi che ha ricordato il clima degli anni più caldi. La scorsa settimana si è dimesso il primo ministro Messner, riconoscendo implicitamente l'incapacità del governo polacco di far fronte alla crisi economica

 

e sociale. Eppure, nel clima di grande tensione, vi sono stati alcuni importantissimi passi in direzione di un'apertura verso l'opposizione, che potrebbe condurre nei prossimi mesi al riconoscimento di Solidarnosc e del pluralismo politico e sindacale. Non a caso Messner è stato sostituito da un personaggio come Mieczyslaw Rakowski che molti ritengono più disponibile al dialogo. Sulla nuova situazione che si va delineando in Polonia abbiamo intervistato una delle figure di maggior spicco di Solidarnosc, lo storico Bronislaw Geremek, che è anche consigliere di Lech Walesa.

RS: Qual è il significato delle dimissioni del governo Messner, e quali prospettive apre in Polonia?

Geremek: In primo luogo è bene chiarire che non si deve attribuire un significato eccessivo alle dimissioni di un governo nel nostro paese: il monopolio del poteri resta allo stesso partito che ha espresso il governo Messner e che ora ne ha deciso la fine. Si tratta piuttosto di un segnale dell'estrema gravità della situazione polacca, che è critica sul piano sociale ma catastrofica dal punto di vista economico. Ci saranno cambiamenti di linea politica? La questione è aperta, ma le richieste dell'opinione pubblica polacca non potranno essere a lungo disattese.

RS: Una di queste è sicuramente il pieno riconoscimento di Solidarnosc. L'incontro di fine agosto tra Lech Walesa e il ministro dell'Interno Kiszczak può rappresentarne il preludio?

Geremek: Se pensiamo che dopo il dicembre 1981 il governo e il Poup hanno tentato in tutti i modi di distruggere sia la figura di Walesa che l'esistenza di Solidarnosc, il fatto che ora siano costretti ad accettarli di nuovo come interlocutori può effettivamente rappresentare un cambiamento nella politica del potere. Di fatto si riconosce il ruolo politico e sociale del nostro sindacato, anche se nelle settimane successive all'incontro non sono stati fatti concreti passi avanti in merito alla legislazione di Solidarnosc. La speranza è che al più presto e prima che la situazione economica peggiori ulteriormente il partito si decida ad aprire un dialogo concreto con la società.

RS: Quali sono gli aspetti più drammatici della crisi economica cui ha accennato?

Geremek: II fallimento della politica economica di Jaruzelski è evidente. Tutti i piani e i progetti elaborati dal potere sono miseramente falliti e il risultato del recente referendum ha dato un scacco cocente al partito. In seguito al voto si è aperta una fase di grande inquietudine a livello politico, economico e sociale: siamo al punto che la nostra economia può saltare per aria da un momento all'altro. Produttività inesistente, investimenti scarsissimi e senza stimoli, elevatissimo debito con l'estero, un tasso d'inflazione al 60% che erode drammaticamente il potere d'acquisto dei salari e disincentiva il risparmio, tutto causato dalla politica del regime. E chiaro che urge una riforma profonda dell'economia, così come è chiaro che il governo non è in grado di portarla avanti. Solo Solidarnosc può garantire la tutela dei salari e le esigenze di rappresentanza dei lavoratori polacchi insieme all'attuazione concreta ed efficace della riforma economica.

RS: La recente ondata di lotte dei lavoratori polacchi ha portato alta ribalta una nuova generazione di militanti sindacali, più radicale e intransigente. Qual è il rapporto tra questi giovani e la leadership di Solidarnosc?

Geremek: Milioni di giovani sono entrati nel mondo del lavoro dopo l'81, dopo la proclamazione della legge marziale. Sono prevalentemente dei proletari, non hanno nulla da perdere e sanno mollo bene di non avere alcuna responsabilità per l'attuale stato di cose. Il conflitto è politico, ma allo stesso tempo generazionale: è il potere che ha causato la catastrofe, ma sono state anche le vecchie generazioni. Non è molto chiaro cosa pensino questi giovani di Solidarnosc e delle idee che Solidarnosc rappresenta: l'unica cosa certa è che ad agosto la decisione di porre fine agli scioperi è stata accettata — pur con qualche difficoltà — anche da loro. C'è chi teme che l'intransigenza e il radicalismo dei giovani si rivolga anche contro di noi, e il problema per certi versi esiste realmente. Ma sono altrettanto convinto che siamo in grado di dominare questo pericolo e che Solidarnosc resterà, com'è attualmente attualmente, l'espressione degli interessi della classe lavoratrice polacca. Questa stagione di lotte ha dimostrato che Solidarnosc resta il simbolo delle aspirazioni di tutti i lavoratori e anche i giovani accettano Walesa e la leggenda del nostro sindacato.

RS: Il generale Jaruzelski è uno dei pochi fedeli alleati in Europa orientale di Mikhail Gorbaciov. Che ruolo può giocare, dal punto di vista polacco, l'Unione Sovietica e la sua politica di perestrojka?

Geremek: La politica di Gorbaciov e il suo dinamismo rappresentano una possibilità per la Polonia, una sfida per Solidarnosc e un elemento di forte pressione su Jaruzelski. Non si tratta di una questione di sostegno personale: per Gorbaciov lo stato di tensione sociale e di conflitto permanente in Polonia è un dato di fatto inaccettabile, proprio perché mette a repentaglio la sua proposta di riforma economica e sociale. È nei suoi interessi mutare la situazione polacca, spingere al varo di coraggiose riforme in Polonia: se Jaruzelski si rivelasse incapace di realizzarle, non c'è dubbio che perderebbe il sostegno della leadership sovietica. Un fatto molto significativo in tal senso è l'intervista recentemente rilasciata al quotidiano francese «Le Monde» da un esponente del Cc del Pcus in merito ai rapporti tra Urss e Polonia. Oltre a mostrare apprezzamento per l'incontro tra Walesa e Kiszczak, e a sottolineare la non ingerenza negli affari interni polacchi, è importante l'affermazione secondo cui il pluralismo sindacale è accettabile anche in un quadro socialista, non esistendo un divieto in merito nella dottrina marxista. In generale molti segnali fanno intendere che i sovietici accettano la formazione di nuovi modelli di potere che ammettano il pluralismo sindacale nei paesi socialisti. Non si può certo dire che tale approccio sia oggi quello di Jaruzelski, ma è ormai interesse di tutti porre fine alla drammatica crisi della Polonia. E in quest'ottica, siamo abbastanza fiduciosi.

(www.rassegna.it, 15 luglio 2008)

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