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Documento comune di sindacati e imprese

Cinque idee per salvare il Mezzogiorno

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Documento comune di sindacati e imprese

Cinque idee per salvare
il Mezzogiorno

 

L’Italia non riprenderà la via della crescita economica e sociale se il Mezzogiorno continuerà a permanere nelle condizioni attuali. La denuncia sullo stato in cui versano i territori del Sud e sulla relativa necessità di riportare al centro del dibattito e delle politiche nazionali la “questione meridionale” arriva con una sola voce da Confindustria, Cgil, Cisl e Uil. Le forze sociali ed esponenti del mondo politico vicino alle istanze del mezzogiorno si sono confrontati oggi, sulla base di un documento di analisi e proposte a firma sindacati e associazione degli imprenditori, sull’esigenza di riporre il Sud nell’agenda politica del paese. Bisogna rimettere al centro la questione meridionale perchè lo stato in cui versa oggi il Sud è caratterizzato, recita il documento, “da una preoccupante fase di rallentamento economico e di disagio sociale riassumibile nell’ampliamento dei divari con il Centro Nord, nella ripresa dell’emigrazione ed in una sostanziale stasi di investimenti ed occupazione”. In un momento di indebolimento stesso della classe politica, contro altare del ritrovato protagonismo delle forze sociali nel contrasto a fenomeni di criminalità organizzata, emergono quelli che le parti sociali definiscono “nodi non aggirabili” della crisi meridionale: legalità, sviluppo, funzionamento delle istituzioni, inclusione sociale. Nodi che necessitano di “una azione organica e programmata” e di una definizione “dell’assetto di governo più adeguato per il perseguimento dell’obiettivo dello sviluppo economico e sociale”. Le risorse per strutturare un’azione incisiva e radicale ci sono: “per la prima volta - si legge nel documento -, nel periodo 2007-13 le risorse comunitarie e quelle nazionali Fondo Aree Sottoutilizzate sono pari nel complesso a 100 miliardi di euro”.

Sono cinque le linee di intervento individuate dai sindacati e dalla Confindustria: promozione degli investimenti e fiscalità compensativa; società della conoscenza; sicurezza e legalità nel mezzogiorno; le infrastrutture; il turismo e la qualificazione dei centri urbani. Il coordinatore del dipartimento del Mezzogiorno della Cgil, Franco Garufi, nel corso del suo intervento ha sottolineato la necessità di ripensare la governance, “dobbiamo ripensare - ha detto - il modello di relazione tra i vari livelli istituzionali”, ma allo stesso tempo “l’operazione che dobbiamo fare è guardare allo stato dell’arte evitando di buttare via il bambino con l’acqua sporca”. Così come emerso dal dibattito, inoltre, Garufi ha sostenuto che “il ministero del Mezzogiorno non serve ma bisogna mantenere un filo diretto tra chi detiene le risorse e chi le programma”. Quanto alle risorse ancora da spendere dalla passata programmazione 2000/06 il responsabile del mezzogiorno della Cgil ha proposto che “otto dei quindici miliardi vengano impegnati in un grande progetto infrastrutturale che riguarda le ferrovie: la Napoli-Bari; la Salerno-Reggio Calabria; la Messina-Catania-Palermo”. In un Mezzogiorno che in questi anni ha visto emergere diverse articolazioni e differenze territoriali bisogna partire dagli elementi unificanti: “Primo la questione del lavoro - ha osservato Garufi - che riguarda soprattutto donne, giovani e la piaga degli over 50, secondo quella della bassa innovazione e ricerca e, infine, il tema della necessità di garantire al mezzogiorno uno sviluppo autonomo e indipendente capace di essere autopropulsivo'. Ma il pericolo, ha concluso, 'è che il dibattito sul Sud sia di solo principio senza che ci si fermi sulle questioni concrete”.

(www.rassegna.it, 27 marzo 2008)

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