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A piazza Navona, ieri, 8 luglio 2008, è bastata
mezzora o poco più per affossare una manifestazione riuscita. Le
turbolenze di Beppe Grillo e Sabina Guzzanti in chiusura di no cav
day hanno delegittimato una piazza gremita (100 mila persone,
secondo gli organizzatori), azzoppato una battaglia politica (quella
in difesa del sistema giustizia), vanificato una sempre più
disperata richiesta di rappresentanza, azzerato quanto di giusto e
condivisibile era stato detto sul palco prima (ad esempio da Rita
Borsellino) e dopo la rabbia dei due comici (quando Furio Colombo ha
provato a difendere il Capo dello Stato, ma ormai era troppo tardi).
L’antipolitica di Grillo e il titanico turpiloquio di Guzzanti hanno
trascinato tutta la piazza, nessuno escluso, anche chi era d’accordo
con quanto dicevano i due comici, in un ripostiglio buio senza porte
né finestre, in un luogo dal quale una volta entrati non si può più
uscire: che è quanto di più esatto ci viene in mente per illustrare
l’impotenza politica. Guzzanti e Grillo, insomma, hanno disarmato
quella piazza. Hanno forse saputo interpretarne l’umore, il
risentimento, il ribrezzo di fronte allo scandalo intercettazioni e
alle vicende giudiziarie. Ma non le hanno offerto soluzioni
politiche né una strategia comune. Al contrario, l’hanno resa
inutile.
Il risultato del no cav day purtroppo è questo. Se lo guardiamo
nella prospettiva della leadership politica, quel palco era vuoto.
Grillo e Guzzanti l’hanno trasformato in uno speaker’s corner
indispettito, rabbioso contro tutto e tutti, ciecamente indignato. E
così facendo hanno indebolito le ragioni per cui la piazza s’era
andata riempiendo. È tornato a casa più debole, chi era andato lì
perché ha a cuore l’universalità del sistema giudiziario italiano,
perché inorridisce dinanzi alle leggi ad personam e ai processi
bloccati, perché è terrorizzato dall’idea che i mafiosi, liberati
dalla stretta del 41bis, tornino a dettare legge dalle carceri, e
infine perché desidera un’opposizione all’altezza di cotanta
maggioranza di governo. È tornato a casa più debole di quanto già
debole non fosse.
Questo è il risultato della manifestazione convocata da Antonio Di
Pietro, e gli italiani che non hanno votato a destra e sono delusi
dal Partito democratico dovrebbero riflettere bene se il leader
dell’Idv sia davvero la risposta alle loro domande.
La politica è mettersi al servizio di una collettività, di una
comunità e dei suoi valori. Il servizio politico si esercita anche
con la strategia, misurando le parole, non perdendo mai la lucidità
né il rispetto delle istituzioni. E si esercita sempre, anche quando
si sale su un palco. Di queste capacità ha bisogno adesso la
sinistra italiana. Non di artisti e comici che danno voce al proprio
ventre. Perché l’8 luglio 2008, a piazza Navona, ha parlato più la
pancia che il cervello. La pancia ha urlato, il cervello si è
limitato a sussurrare. Le cronache raccontano di molte persone in
imbarazzo durante le invettive di Grillo e Guzzanti. In futuro si
dovrà valutare meglio a quali palchi affidare il proprio mandato, a
quali megafoni, a quali voci. |