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"No cav day"

La piazza c'era, il palco no

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A proposito del "No cav day"

La piazza c'era, il palco no

 

di Davide Orecchio

A piazza Navona, ieri, 8 luglio 2008, è bastata mezzora o poco più per affossare una manifestazione riuscita. Le turbolenze di Beppe Grillo e Sabina Guzzanti in chiusura di no cav day hanno delegittimato una piazza gremita (100 mila persone, secondo gli organizzatori), azzoppato una battaglia politica (quella in difesa del sistema giustizia), vanificato una sempre più disperata richiesta di rappresentanza, azzerato quanto di giusto e condivisibile era stato detto sul palco prima (ad esempio da Rita Borsellino) e dopo la rabbia dei due comici (quando Furio Colombo ha provato a difendere il Capo dello Stato, ma ormai era troppo tardi).

L’antipolitica di Grillo e il titanico turpiloquio di Guzzanti hanno trascinato tutta la piazza, nessuno escluso, anche chi era d’accordo con quanto dicevano i due comici, in un ripostiglio buio senza porte né finestre, in un luogo dal quale una volta entrati non si può più uscire: che è quanto di più esatto ci viene in mente per illustrare l’impotenza politica. Guzzanti e Grillo, insomma, hanno disarmato quella piazza. Hanno forse saputo interpretarne l’umore, il risentimento, il ribrezzo di fronte allo scandalo intercettazioni e alle vicende giudiziarie. Ma non le hanno offerto soluzioni politiche né una strategia comune. Al contrario, l’hanno resa inutile.

Il risultato del no cav day purtroppo è questo. Se lo guardiamo nella prospettiva della leadership politica, quel palco era vuoto. Grillo e Guzzanti l’hanno trasformato in uno speaker’s corner indispettito, rabbioso contro tutto e tutti, ciecamente indignato. E così facendo hanno indebolito le ragioni per cui la piazza s’era andata riempiendo. È tornato a casa più debole, chi era andato lì perché ha a cuore l’universalità del sistema giudiziario italiano, perché inorridisce dinanzi alle leggi ad personam e ai processi bloccati, perché è terrorizzato dall’idea che i mafiosi, liberati dalla stretta del 41bis, tornino a dettare legge dalle carceri, e infine perché desidera un’opposizione all’altezza di cotanta maggioranza di governo. È tornato a casa più debole di quanto già debole non fosse.

Questo è il risultato della manifestazione convocata da Antonio Di Pietro, e gli italiani che non hanno votato a destra e sono delusi dal Partito democratico dovrebbero riflettere bene se il leader dell’Idv sia davvero la risposta alle loro domande.

La politica è mettersi al servizio di una collettività, di una comunità e dei suoi valori. Il servizio politico si esercita anche con la strategia, misurando le parole, non perdendo mai la lucidità né il rispetto delle istituzioni. E si esercita sempre, anche quando si sale su un palco. Di queste capacità ha bisogno adesso la sinistra italiana. Non di artisti e comici che danno voce al proprio ventre. Perché l’8 luglio 2008, a piazza Navona, ha parlato più la pancia che il cervello. La pancia ha urlato, il cervello si è limitato a sussurrare. Le cronache raccontano di molte persone in imbarazzo durante le invettive di Grillo e Guzzanti. In futuro si dovrà valutare meglio a quali palchi affidare il proprio mandato, a quali megafoni, a quali voci.

(www.rassegna.it, 9 luglio 2008)

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