ATTUALITA'

WWW.RASSEGNA.IT

"No cav day"

I commenti dei giornali 
«Un autogol prevedibile»

La piazza c'era, il palco no

Indice 

Indietro

"No cav day"

I commenti dei giornali 
«Un autogol prevedibile»

 

«Occasione sprecata», «autogol», «deriva del talk show». Così L’Unità, il Corriere della Sera e Repubblica parlano del “No cav day” di ieri a Roma. Il senso dei commenti è unanime: c’era la “piazza” (che chiede un’opposizione vera al premier), ma è mancato il “palco” e la manifestazione ha risentito (in modo negativo) dell'avvicendarsi di comici e politici. I notisti puntano il dito principalmente sulle invettive di Beppe Grillo contro il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

«Fa fatica l’Italia che vuole esprimere indignazione contro le leggi canaglia, i provvedimenti ad personam e la manipolazione spregiudicata della Costituzione. Per questo ieri a Piazza Navona è venuta tanta gente», scrive Edmondo Berselli su Repubblica, secondo cui l’iniziativa «però ha rischiato di finire male, di diventare la parodia di un talk show deteriore. Peggio ancora, di trasformarsi in un attacco distruttivo alla chiave di volta istituzionale della nostra democrazia». Le critiche del giornalista sono rivolte in primo luogo a Beppe Grillo e al suo «attacco vernacolare» portato al presidente della Repubblica, «perché quando il microfono finisce nelle mani di Grillo non è più la politica a esprimersi. Svilire Napolitano, ridurlo a un presidente fantoccio, a un’ombra senza qualità, significa né più né meno consegnare la Carta costituzionale a coloro che vorrebbero ritagliarla a proprio uso e consumo». In sostanza, si legge ancora, «è accaduto che tutta la gente convenuta a Piazza Navona è stata espropriata delle sue intenzioni». Dal punto di vista politico, si legge poi, l’errore è stato seguire uno schema che vede «la destra padrona come una disgrazia che ci è capitata, l’ultima incarnazione della mediocrità italiana, ma con cui non vale la pena prendersela. Più colpevoli sono i suoi elettori, semmai. E più colpevoli ancora, secondo una lista inesorabile di concatenazioni, sono i rappresentanti della sinistra moderata, coloro che hanno accettato di trattare con il Cavaliere». Ma «chi ha deciso di muoversi contro le leggi ad personam – chiude l’articolo – merita qualcosa di più, e la politica deve darglielo». 

«Un autogol prevedibile che ridimensiona la “vera” opposizione». Questo il titolo della “Nota” di Massimo Franco sul Corriere della Sera. «La piazza che doveva segnare l’apoteosi dell’opposizione di Antonio Di Pietro – si legge – gli ha regalato un brutto autogol. Il tentativo di concentrare strali e insulti su Silvio Berlusconi è fallito miseramente. I reduci dei “girotondi” hanno affiancato, fino a sostituirlo, il bersaglio del premier con il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e papa Benedetto XVI, oltre che Walter Veltroni». Secondo Franco «il saldo è disastroso» e «la scelta del Pd veltroniano, che ha preferito non aderire alla manifestazione, si è rivelata a posteriori azzeccata». La novità, secondo il giornalista del Corriere della Sera, «è la spaccatura fisica dell’opposizione, che riflette due strategie concorrenti; ma forse anche la difficoltà a conciliarle in nome di un antiberlusconismo dal sapore antico», mentre il «il reducismo girotondino si è confermato il miglior alleato di Berlusconi. Alla fine, è apparso giustificato il modo liquidatorio col quale dal Giappone il premier ha bollato la protesta, convinto che rifletta un’Italia “che ama flagellarsi”». 

«Se piazza Navona applaude Giorgio Napolitano e Beppe Grillo lo insulta, noi stiamo con la piazza e stiamo con il presidente della Repubblica». Così si apre il fondo di Antonio Padellaro sull’Unità (intitolato “Peccato!”). Scrive il direttore del quotidiano fondato da Antonio Gramsci: «Noi stiamo con Furio Colombo che ha dato una scossa a quella folla azzittita da troppe imbarazzanti volgarità ricordando quello che tutti volevamo sentire. Che si era lì in tanti non per attaccare Veltroni o per deridere l’opposizione del Pd, ma per protestare contro il governo dell’impunità e delle impronte digitali ai bambini rom». Condivisi pure gli interventi di Rita Borsellino e Andrea Camilleri. «È un vero peccato – aggiunge il giornalista – che Antonio Di Pietro non abbia capito che quella piazza chiedeva concordia e che l’aveva avuta nelle parole (anche sue) e nei toni e negli accenti, fino a quando una voce dall’aldilà (Grillo, ndr.) non ha fatto piazza pulita di sentimenti e speranze sentenziando con un vaffanculo che era tutto inutile e che l’Italia era perduta per sempre». Parlando dell’opposizione, «forse ci voleva una piazza Navona per restituire la parola a una base lasciata troppo sola dopo la batosta elettorale. Ma l’opposizione non si costruisce né con le scorciatoie e né mettendo insieme tutto e il contrario di tutto, magari per togliere qualche voto al vicino di banco. L’opposizione è soprattutto una scommessa sul futuro. Speriamo, ieri, di non averla perduta». 

 

(www.rassegna.it, 9 luglio 2008)

LINK