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Si apre il dialogo sul lavoro

Salario minimo per i precari

Alcune possibili conseguenze

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I 12 punti di Veltroni convincono il sindacato

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Partito democratico e sindacato

Si apre il dialogo sul lavoro

Fervono le proposte, alla voce lavoro e diritti, nel partito Democratico. Dopo il salario minimo per i precari, inserito dal segretario Walter Veltroni nel programma elettorale e di governo, oggi il il giuslavorista milanese Pietro Ichino (candidato nelle liste del Partito Democratico) avanza le proprie
ipotesi di riforma del mercato del lavoro. “La mia proposta - dichiara Ichino in un’intervista all’Unità - è un’intesa fra lavoratori e imprenditori: si abolisce la giungla dei contratti atipici, salvo il lavoro stagionale o puramente occasionale, e tutti i nuovi rapporti si costituiscono con un contratto a tempo indeterminato, che prevede una protezione della stabilità crescente con il crescere dell’anzianità di servizio”.

Riguardo l’articolo 18, per Ichino “continua ad applicarsi, fin dall’inizio, per i licenziamenti disciplinari e contro quelli per motivo illecito, di discriminazione o di rappresaglia. Se invece il motivo è economico od organizzativo, la protezione del lavoratore è costituita da un congruo indennizzo commisurato all’anzianità e da un’assicurazione contro la disoccupazione di livello scandinavo, con contributo interamente a carico dell’azienda, secondo il criterio bonus/malus: l’imprenditore meno capace di praticare il manpower planning, a ogni licenziamento vede aumentare i costi aziendali”. Ichino si dice preoccupato per “un diritto del lavoro che si applica soltanto a metà dei lavoratori dipendenti, circa 9 milioni e mezzo di persone, su una forza-lavoro di oltre 22. Restano fuori quasi altrettanti lavoratori in posizione di dipendenza: non solo quelli delle piccole imprese, ma anche i collaboratori autonomi, i lavoratori a progetto, gli irregolari. Oggi la parte non protetta dei lavoratori porta sulle spalle tutta la flessibilità di cui il sistema ha bisogno, mentre nella metà protetta l’inamovibilità genera inefficienze gravi e anche posizioni di rendita inaccettabili. Il precariato permanente è l’altra faccia dell’inamovibilità dei lavoratori regolari”.

Riguardo le primissime azioni che dovrebbe mettere in campo il Partito Democratico qualora vincesse le elezioni, per Ichino “occorre un’iniziativa forte per far crescere stabilmente le retribuzioni: per questo è necessario, oltre allo sgravio fiscale a cominciare dai salari più bassi, aumentare la domanda di lavoro, imparando ad attirare in Italia il meglio dell’imprenditoria mondiale; il che significa anche aprire il sistema all’innovazione e dare più spazio alla contrattazione aziendale, sia sulla struttura delle retribuzioni sia sull’organizzazione del lavoro. Solo dall’innovazione può derivare un aumento della produttività del lavoro, che è anch’esso indispensabile per una crescita stabile delle retribuzioni”.

Dichiarazioni meno radicali di alcune tesi esposte in passato da Ichino. Ma che scatenano comunque la polemica "a sinistra". Per Cesare Salvi, ex ministro del Lavoro e attualmente in forze alla Sinistra/L'arcobaleno, ''con la tesi di Ichino tutti i lavoratori diventerebbero precari": "La disparità del trattamento tra i lavoratori di imprese con un numero di dipendenti maggiore o minore di quindici va superata, estendendo a tutti -spiega Salvi- la garanzia contro il licenziamento ingiustificato, prevista dall'articolo 18. Vorrei ricordare che tale proposta fu sostenuta, nel referendum del 2003, dalle forze della sinistra e dalla stessa Cgil, con in prima persona il segretario generale, Guglielmo Epifani. Essa ottenne il voto favorevole di oltre dieci milioni di italiani, il SI prevalse ma il referendum non passo' per il mancato raggiungimento del quorum. E' da li' che bisogna ripartire: la tesi secondo la quale il precariato si combatte rendendo piu' facile il licenziamento e' priva di fondamento e provvederebbe a rendere precari lavoratori che oggi non lo sono, mentre si tratta di dare stabilita' ai precari con una nuova legislazione del lavoro che superi la legge 30'.


Cgil e Pd: il lavoro non è un "ma anche"
La nascita del partito democratico e, soprattutto, la campagna contro il protocollo welfare sostenuta da molti esponenti della sinistra, hanno spinto diversi dirigenti della Cgil a dialogare più strettamente col partito di Veltroni. Una prima occasione pubblica di confronto si è tenuta ieri a Roma al Teatro Capranica, organizzata dall’associazione “Una sinistra per il paese”. Ne riporta lo svolgimento il Riformista in edicola oggi. A introdurre l'incontro è stato Paolo Nerozzi, segretario confederale della Cgil: “Caro Walter - ha detto -, il tuo ‘ma anche’ è una cosa bella, dà il senso del limite. Per noi però la centralità del lavoro, la lotta alla precarietà, la sicurezza delle pensioni non sono degli ‘anche’. Ti chiedo: sono un perno della proposta del Pd? E lo stesso vale su formazione e scuola ai fini dell’integrazione sociale: diciamocelo, chi è figlio di un immigrato non ha gli accessi informatici di mio nipote”.

All'incontro hanno partecipato anche il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani e il leader del Pd Walter Veltroni. Ed era presente gran parte della dirigenza del sindacato: Nicoletta Rocchi, Carla Cantone, Achille Passoni e Fulvio Fammoni, i segretari di categoria Carlo Podda ed Enrico Panini, il presidente dell’Inca Raffaele Minelli, il presidente dell'Ires Agostino Megale.

“La vostra scelta è appassionante, in questa esperienza elettorale che sto facendo quello di oggi è uno dei momenti più belli. Al congresso dei Ds dissi che sarebbe venuto il giorno in cui ci saremmo rincontrati. Oggi è quel giorno” ha subito risposto Veltroni. Il leader del Pd è poi entrato nel merito delle questioni: “Il primo tema che abbiamo al centro del nostro programma è la precarietà della vita degli esseri umani. Questa per me è un’ossessione civile. Chi accetta la flessibilità non può accettare la precarietà della vita. Per questo noi abbiamo già avanzato, ad esempio, la proposta del compenso minimo legale. Se avremo la possibilità, useremo la leva fiscale per favorire le imprese che assumono stabilmente rendendo meno appetibile il lavoro precario”. Riguardo la scuola, l’ha definita “ancora una scuola di classe, in cui il talento, le capacità, la voglia di fare non vengono premiati”, mentre il referendum sul Protocollo è stato “una prova di modernità e una pagina importante per la democrazia italiana”.

Le parole del leader del Pd hanno avuto l’approvazione di Guglielmo Epifani: “I programmi elettorali devono avere al centro alcuni assi e il primo è il rapporto tra lavoro e sviluppo. Veltroni ha messo lo sviluppo al primo punto e, nella tradizione della Cgil dal dopoguerra a oggi, lo sviluppo è sempre stato una questione essenziale. Riguardo il fisco, poi, ho trovato nel documento e nelle frasi di Veltroni una parte che corrisponde alle posizioni del movimento sindacale”.

(www.rassegna.it, 25 febbraio 2008)

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