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Prodi non ottiene la fiducia

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Prodi non ottiene la fiducia,
è crisi di governo

Con 161 no, 156 sì, un astenuto e tre assenti, il Senato ha negato la fiducia al governo. Con l'opposizione hanno votato Mastella, Dini, Barbato, Turigliatto e Fisichella. L'astenuto è il liberaldemocratico Scalera, gli assenti Pallaro, Pininfarina e Andreotti.

E' caduto. Guardando in faccia avversari e alleati. Da "guerriero", come ha detto qualcuno. "Cocciutamente" e con "testardaggine", come ha detto qualcun altro, senz'ascoltare i tanti che gli consigliavano di non andare al Senato a cercare lo scontro. Romano Prodi invece a Palazzo Madama ci è andato lo stesso, e ne è uscito sconfitto, senza la fiducia necessaria a salvare il suo governo. Nella tarda serata del 24 gennaio, consumato l'epilogo parlamentare, si è quindi recato al Quirinale per consegnare le sue dimissioni al capo dello Stato. Spetta ora a Giorgio Napolitano trovare una soluzione alla crisi. E le alternative non sono molte. O individuare una personalità cui affidare il mandato per un governo di larghe intese, che timoni la riforma elettorale. Oppure sciogliere le Camere e indire le elezioni per aprile. Le consultazioni di rito inizieranno nei prossimi giorni. Ma l'esultanza anche sguaiata del centrodestra al Senato, cui si aggiunge lo sfaldamento del centrosinistra, mostra un campo politico frantumato e arido, poco fertile perché vi cresca il dialogo.

Tra i primi a reagire alla caduta di Prodi, il leader del Pd Walter Veltroni: "Romano Prodi - ha dichiarato Veltroni - ha scelto con coerenza di portare in Parlamento una crisi aperta, all'inizio della settimana, dall'Udeur. Il Pd ha sostenuto questa scelta. Il paese ha cosi' potuto vedere chi e' stato coerente con il voto degli elettori e chi, invece, lo ha disatteso". "Il governo - prosegue la dichiarazione di Veltroni - ha operato nell'interesse del paese, con un risanamento finanziario che ha consentito all'Italia di uscire dalla devastante condizione procurata dal centrodestra e ha avviato una seria politica di redistribuzione sociale. Ma - sottolinea Veltroni - fin dall'inizio ha pesato sull'esecutivo la difficolta' di una maggioranza che ha visto un crescendo di polemiche, condizionamenti, ritorsioni, annunci costanti di crisi e dimissioni di ministri e capi di partito. Una situazione che ha portato, in due anni, ad una crisi di governo e a contrasti ripetuti tra le diverse anime della coalizione stessa". "Ora - sottolinea Veltroni - occorre evitare elezioni anticipate che precipiterebbero il paese in una situazione di crisi drammatica''. "Affidiamo ora al Presidente della Repubblica e alla sua saggezza la ricerca di una soluzione".

Opposti umori, e prospettive, dei maggiorenti del centrodestra. A cominciare da Silvio Berlusconi, secondo il quale "bisogna andare al voto. Diremo cosa intendiamo fare al governo nei primi cento giorni. Vogliamo avere una grande maggioranza a Camera e Senato capace di trasformare in legge i provvedimenti''. Cui fa eco Gianfranco Fini, che esprime "una grande gioia" chiedendo anche lui "subito elezioni". Fini ha brindato in piazza a Roma, a largo Goldoni, dove An ha organizzato un maxi schermo per seguire in diretta l'esito del voto. "Le contraddizioni emerse nel
centrosinistra e l'impegno coerente dell'opposizione in
Parlamento hanno portato alla fine di un governo inviso alla
maggiorparte degli italiani". Questo il commento del leader Udc, Pier Ferdinando Casini, che aggiunge: "Adesso e' necessario non sbagliare per evitare di trasformare le speranze in nuove delusioni".

''Non credo si possa immaginare un governo istituzionale di larga coalizione e lunga durata. E' altamente improbabile, le altre subordinate le vedremo domani''. Cosi' il ministro dell'Universita' Fabio Mussi commenta il voto del Senato. ''Ora si apre - afferma Mussi - una fase molto delicata. Bisogna vedere le condizioni, certo le cose non sono andate
bene''.

"Siamo stati purtroppo buoni profeti. Il governo cade da destra per mano delle defezioni di Mastella e Dini, dietro pressione dei poteri forti". Questo uno dei primi commenti, ed è del segretario dei Comunisti italiani Oliviero Diliberto. "Ma non può sottacersi che una delle cause delle cadute del governo - aggiunge Diliberto - è stata la scelta del Partito Democratico che aveva dichiarato conclusa fin d'ora l'esperienza della nostra alleanza. Ringraziamo Romano Prodi e ci dichiariamo indisponibili a qualunque soluzione che snaturi la nostra coalizione: nessun governo istituzionale, tecnico, di larghe intese o di altra natura ma elezioni anticipate immediate".

La cronaca della giornata
Un intervento di dieci minuti, mai interrotto da applausi o fischi, quello nel quale il presidente del Consiglio ha chiesto la fiducia al Senato per il suo esecutivo. Dopo aver ribadito la solidarietà a Mastella, Romano Prodi ha evidenziato le motivazioni che lo hanno portato a palazzo Madama: l'intenzione di evitare crisi extraparlamentari in stile "prima Repubblica" e, al contrario, di affrontare il giudizio del Parlamento. ''Sono qui al Senato - ha detto infatti Prodi - per rispettare e applicare la Costituzione con lo spirito dei Costituenti. La Carta non prevede infatti la prassi delle crisi extraparlamentari, o mozioni di sfiducia individuali a un ministro''. Il premier ha quindi ribadito la necessita' di ''una continuita' di governo'' perche' il paese ''non puo' permettersi un vuoto'' nella gestione. "Chiedo un voto esplicito e motivato a ciascuno di voi", ha detto Prodi, chiedendo poi a chi voterà contro di spiegare 'quale altro governo, quale altra maggioranza e programma si voglia al posto di quello legittimo in carica'. Quanto a Mastella, 'ho già espresso la mia solidarietà al ministro - ha detto - ma è giusto ribadire anche davanti a lui la solidarietà mia e quella del governo. Contro Mastella si sono moltiplicate le strumentalizzazioni con vergognoso opportunismo".

Il dibattito in aula, l'Udeur si spacca

'Con la mia coerenza, per il paese e senza prigionie politiche, scelgo di votare la la fiducia al premier Romano Prodi'. Lo ha detto dopo un lungo discorso, intervenendo al Senato nel dibattito sulla fiducia, il senatore dell'Udeur Nuccio Cusumano, dissociandosi così dal suo gruppo parlamentare. Dopo essersi messo a piangere, Cusumano si è sdraiato tra i banchi colto da malore e i colleghi gli hanno prestato i primi soccorsi, mentre il capogruppo dell'Udeur al Senato Tommaso Barbato lo ha aggredito e insultato pesantemente. Qualche minuto dopo, Cusumano è stato portato via in barella, anche se il presidente dell'Aula Marini ha parlato di "notizie rassicuranti" sulla sua salute. La scelta di Cusumano ha determinato dunque una spaccatura nell'Udeur: il capogruppo del partito alla Camera, Mauro Fabris, ha annunciato che le federazioni del partito di Sicilia e Campania hanno già formalizzato la richiesta perché Cusumano lasci il suo incarico a palazzo Madama.

Francesco Cossiga ha invece dichiarato che voterà a favore del governo Prodi 'per carità di patria', aggiungendo che 'questa volta sarà l'ultima, perché la democrazia e il sistema politico italiano non può passare da cardiopalma a cardiopalma'.

'Vorrei che lo sforzo che è stato fatto finora da maggioranza e opposizione per riallacciare un confronto politico sulle riforme non si perda, che il filo non si spezzi'. Lo ga detto la capogruppo del Partito democratico al Senato, Anna Finocchiaro, parlando di una 'crisi difficile da superare' e indicando come priorità, 'per il bene del paese, il proseguimento del dialogo tra i poli non solo su riforme istituzionali e legge elettorale ma anche sulla grande questione salariale'.

La replica di Prodi
'Essere oggi al Senato per la fiducia non è un gesto di testardaggine, si chiama coerenza'. Così Prodi, in replica al dibattito sulla fiducia e in attesa delle dichiarazioni di voto. Il premier dice di avere ascoltato tutti gli interventi 'con rispetto e attenzione, traendone la conferma più importante, e cioè che fosse giusto essere qui oggi. Sono qui a testimoniare ancora una volta quanto fatto dal governo e per ribadire la necessità di continuare ad operare per un futuro di riforme e sviluppo'.

Quindi è stato il turno delle dichiarazioni di voto e della chiama dei senatori, da cui è emersa la bocciatura del secondo governo Prodi. E' durato 20 mesi. Il settimo per longevità nella storia dell'Italia repubblicana. Coi numeri che aveva, quasi un miracolo.

(www.rassegna.it, 24 gennaio 2008)

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