ATTUALITA'

WWW.RASSEGNA.IT

La crisi
di governo

Il tavolo vuoto della concertazione

Il punto

Basta
col porcellum
La crisi politica secondo
il sindacato

Indice 

Indietro

La crisi di governo

Il tavolo vuoto della concertazione

di Davide Orecchio

Come la prendereste se il padrone di casa, dopo avervi invitato a cena, fatto accomodare al tavolo, servito un po’ di antipasti annunciando quindi il piatto forte, si alzasse improvvisamente, sparecchiasse in fretta e furia e abbandonasse la stanza lasciandovi soli dinanzi a un desco vuoto? Se analizziamo questa crisi di governo dal punto di vista delle parti sociali, delle cosiddette “forze produttive” del paese, è proprio quello che è successo. Romano Prodi e i più fedeli ministri della sua squadra avevano appena inaugurato un secondo round concertativo che – dopo quello durato quasi tutto il 2007 e sfociato nel Protocollo – doveva garantire interventi a favore dei redditi, defiscalizzazioni dei salari e riduzione delle tasse, insomma una boccata d’ossigeno per gli italiani che vivono del proprio lavoro e della propria pensione. Cgil-Cisl-Uil, dal canto loro, aspettavano il Professore al varco, senza più molta pazienza e probabilmente intuendo che la speranza di vita di questo esecutivo si andava assottigliando.

Adesso il governo è caduto, il tavolo è spoglio, l'anfitrione è assente. E non è un caso che ciò sia avvenuto “da destra”, ossia per mano di forze politiche che non avevano alcun interesse a che si aprisse una fase redistributiva nel paese.

Per questo è comprensibile la preoccupazione delle confederazioni sindacali, che non solo danno voce – mai tanto come oggi – a milioni di persone che attendevano interventi concreti, ma si trovano improvvisamente prive di interlocuzione politica e istituzionale, coinvolte loro malgrado in una delle crisi più acute dell’Italia repubblicana. I sindacati hanno una “vertenza redditi” in piedi. Una mobilitazione prenotata per la metà di febbraio. Uno sciopero generale alle viste. Ma non hanno più un destinatario col quale negoziare. Probabilmente tra qualche giorno, esaurite le consultazioni quirinalizie, ne avranno uno nuovo. (Ancor più) probabilmente sarà un interlocutore distratto da altre questioni (la riforma elettorale? La campagna elettorale?) e meno sensibile della compagine prodiana all’agenda sociale di Cgil-Cisl-Uil. Presto sapremo le risposte dei sindacati alla nuova fase: l’agenda resta intatta (come si evince dalle prime reazioni raccolte), però sarà molto più difficile tradurla in realtà.

Così come corrono seri pericoli tutte le tematiche lasciate aperte dal Protocollo sul welfare e demandate ai successivi decreti delegati: dall’individuazione dei lavoratori usurati e quindi esclusi dall’aumento dell’età pensionabile, fino alla riforma degli ammortizzatori sociali. Il rischio meno grave è che si dilatino i tempi d’esecuzione delle norme per le quali è prevista la disciplina di delega. Il più grave è che il Protocollo approvato da quattro milioni di lavoratori resti incompiuto in qualche suo capitolo.

A giochi finiti, resta l’amaro in bocca per l’ennesima esperienza di governo (di centrosinistra) all’insegna della politica dei due tempi. Attento da subito a risanare i conti pubblici, Prodi ha impostato le politiche sociali e redistributive su ritmi assai più lunghi, arrivando al dunque quando non aveva più il fiato per concretarle. L’approccio complessivo del premier a questi temi, inoltre, avrebbe necessitato forse di più di una legislatura, e certo non di mezza. Insomma, non sapremo mai se per miopia o per calcolo, ma il Professore si è comportato come se fosse il regista di un lungometraggio. Mentre aveva in mano appena un mediometraggio. E senza secondo tempo.

(www.rassegna.it, 25 gennaio 2008)

LINK

Governo