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Crisi di governo

Prodi non ottiene la fiducia, Napolitano avvia le consultazioni

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Crisi di governo / Il punto

Basta col porcellum
La crisi politica secondo il sindacato

A cura di Paolo Andruccioli, Maurizio Minnucci e Marco Togna

Prodi si è dimesso. Il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, ha avviato la fase delle consultazioni. La crisi è aperta con esiti per ora ancora imprevedibili. Nel centrosinistra si è riaperta una discussione politica molto difficile, mentre nel sindacato cresce la preoccupazione per la grande occasione sprecata con il governo Prodi e per i tanti problemi che rimangono appesi a un filo, a cominciare dalla nuova fase di concertazione e della politica della redistribuzione dei redditi. Era prevista una riunione per la prossima settimana, mentre si tratta di chiarire che fine faranno il Protocollo del welfare e le tante deleghe al governo in materia di lavoro, oltre alle grandi riforme, quella elettorale prima di tutto, ma anche quella sull’immigrazione. Quali sono i pensieri e i giudizi politici del sindacato? Vi proponiamo qui una prima rapida selezione di dichiarazioni e di interviste che abbiamo realizzato oggi, all’indomani della drammatica seduta del Senato di giovedì 24 gennaio. Il primo punto comune a tutti che emerge dalla nostra carrellata è la coscienza del pericolo delle elezioni anticipate con il sistema del “porcellum”.


Guglielmo Epifani (segretario generale della Cgil)
“Una crisi dalle motivazioni incomprensibili ha avuto l'epilogo che, secondo la Cgil, è più denso di preoccupazioni. Spetta ora al presidente della Repubblica e ai gruppi parlamentari indicare verso quali sbocchi si indirizzera' l'evoluzione della crisi. E' una crisi che non aiuta certo a risolvere i problemi urgenti del Paese. Per i lavoratori l'esigenza prioritaria è che questi problemi non siano dimenticati, e che non si lasci cadere l'impegno ad affrontarli. Dopo aver stipulato con il sindacato un importante accordo il governo aveva indicato fra le priorità del proprio calendario riforme, interventi redistributivi e fiscali a favore del lavoro dipendente e dei pensionati, e avviato politiche per la tutela della sicurezza sul lavoro e per norme più giuste sull'immigrazione. Sono problemi che insieme a concrete misure a favore dello sviluppo richiedono di essere affrontati con urgenza nell'interesse dei lavoratori e del paese”.

La posizione della Cisl
“Di fronte alla crisi di governo la siamo preoccupati per i tanti temi sociali ed economici che vengono rinviati sine die, a partire da quello dei salari e del rilancio del loro potere d'acquisto”. A dirlo è stato il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, che ha rilasciato una dichiarazione all’agenzia Ansa: “Abbiamo di fronte troppi appuntamenti. Tutte le forze politiche, di qualsiasi colore, ne devono tenere conto: le risposte devono essere date'. Per questo, in attesa degli sviluppi dela crisi, il leader sindacale lancia un appello nel caso si decida di andare alle urne: 'Se si andrà al voto, gli elettori devono tenere conto del comportamento di ciascuno. E' ora di finirla con poteri che non pensano ai problemi dei cittadini”.

Paolo Pirani (Uil)
“Nel caso di elezioni anticipate il paese rischierebbe di perdere delle battute importantissime nello scenario interno e internazionale”. A dirlo è il segretario confederale della Uil Paolo Pirani. Secondo Pirani, “la già eccessiva frammentazione politica sarebbe aggravata dalla naturale contrapposizione tipica delle campagne elettorali”. Per questo, spiega il dirigente sindacale, “la nostra posizione, nel caso del ricorso alle urne, è quello di avere almeno un quadro condiviso di regole, a partire dalla riforma elettorale, per consentire alla maggioranza che dovesse uscire dalle urne di poter governare realmente, e non solo di vincere le elezioni. Abbiamo bisogno di interlocutori affidabili e stabili, quale che sia il colore politico. Poi giudicheremo il governo dai fatti”. Sottolinea poi Pirani: “Al di là delle cause contingenti che hanno determinato la caduta di Prodi, non c'è dubbio che la crisi segnala un problema di più ampia portata, causato proprio dall'eccessiva frammentazione del quadro politico e dal crescente distacco tra mondo della politica e i cittadini. Il tutto in una situazione non semplice soprattutto in campo internazionale, in cui da un lato si assiste a una crisi economico-finanziaria, soprattutto per i paesi occidentali, dall'altro si registrano crescenti tensioni, anche in aree in cui l'Italia è impegnata direttamente”. Quanto alla vertenza sui salari, “c'è il rammarico per l'interruzione di un percorso appena avviato con l'esecutivo, per un nuovo processo che legasse l'efficienza della pubblica amministrazione ai rinnovi contrattuali. È da tempo che denunciamo l'esistenza di un problema legato alle crescenti difficoltà della vita delle persone che noi rappresentiamo, dipendenti e pensionati. Ecco perché serve un governo in grado di dare risposte puntuali”.

Paolo Nerozzi (segretario confederale Cgil)
"L’epilogo del Senato segna la fine di un governo che è stato attraversato da molte contraddizioni insanabili in tutto il suo percorso. Ora si tratta di arrivare presto alla formazione di un nuovo governo che faccia principalmente due cose: sappia affrontare la grave emergenza sociale ed economica che si vive nel paese e che vari la nuova legge elettorale. Si tratta però soprattutto di evitare la jattura peggiore, ovvero le elezioni anticipate". E’ questo il giudizio politico di Paolo Nerozzi, segretario confederale della Cgil il giorno dopo la caduta del governo di centrosinistra. "Le contraddizioni che hanno caratterizzato il governo Prodi – spiega Paolo Nerozzi – si sono rese evidenti già dal varo della prima finanziaria e sono diventare più evidenti con la seconda finanziaria, quella appena varata dal ministro Tommaso Padoa Schioppa. Sia con la finanziaria del 2007, sia con questa del 2008, il governo Prodi e in particolare il suo ministro dell’economia, hanno perso una grande occasione per cominciare a dare una risposta ai problemi sociali a partire dai salari e dagli stipendi dei lavoratori dipendenti".

Secondo Nerozzi "uno dei punti di debolezza principali del governo Prodi è stata proprio questa incapacità di dare una risposta credibile ai problemi sociali ed economici. Ma c’è anche da precisare un passaggio che è stato determinante. Per Nerozzi l’occasione più grande che il governo ha sprecato (essendo stato condizionato al suo interno da veti incrociati) è stata quella del Protocollo sul welfare, che le parti sociali avevano firmato nel luglio del 2007. Uno degli errori peggiori è stato quello di non aver capito che bisognava valorizzare e mettere a frutto un accordo che poi è stato anche approvato dalla maggioranza dei lavoratori. L’opposizione della sinistra radicale nella maggioranza ha dato però la stura ai moderati per rimettere in discussione tutto. Ora si dovrà ripartire invece da lì. Il sindacato aspetta dunque di poter riavviare un dialogo sulla politica dei redditi e il welfare con il governo che il presidente Napolitano sta cercando di determinare".

Morena Piccinini (segretaria confederale Cgil)
"Siamo di fronte a un suicidio politico annunciato e più volte tentato, quello del centrosinistra. Ora tutti dovranno fare un grande sforzo per superare i particolarismi e gli egoismi politici per ricominciare a pensare al bene del paese. E poi bisogna fare presto per non lasciare cadere tutto quello che di positivo il governo Prodi aveva messo in piedi. Quel che resta del giorno, bisogna farlo all’alba". E’ questo il commento molto netto di Morena Piccinini, la segretaria confederale della Cgil secondo la quale giovedì 24 gennaio è successa una cosa molto grave: "Con la crisi del centrosinistra si rischia di tradire milioni di aspettative di tutti quei cittadini che hanno combattuto il governo di centrodestra per cinque anni e che hanno cercato di determinare le condizioni affinché le scelte fatte da Berlusconi e dai suoi ministri non fossero irreversibili. Ma con il governo Prodi i temi più caldi non sono stati affrontati adeguatamente, oppure le questioni sono state affrontate con un profilo basso. Altro che passaggio dalla cosiddetta 'fase uno' alla 'fase due'! Il tema della redistribuzione del reddito è rimasto in sospeso e ora bisogna ripartire da lì. Lo devono sapere bene tutte le forze del centrosinistra, a partire soprattutto da quelle che non hanno tenuto conto dell’interesse del paese, ma si sono mosse secondo il loro particulare".

Secondo Morena Piccinini, l’auspicio più importante che ci si possa fare ora è che le tante deleghe al governo che sono state impostate possano essere condotte in porto. E’ ovvio che per il sindacato una delle questioni più urgenti è quella di portare a compimento la delega sul protocollo del welfare. L’altra questione urgente riguarda l’immigrazione. Per come si sono messe le cose, c’è il rischio che la riforma Amato-Ferrero della Bossi-Fini non giunga a conclusione. "Ma anche se non si dovesse riuscire in quell’impresa – suggerisce Morena Piccinini – il governo che verrà formato potrebbe elaborare norme di più rapida attuazione (sotto forma magari di decreti ministeriali) sulla questione dei flussi, dei ricongiungimenti. Si potrebbe pensare anche a una sanatoria che approvi anche tutte quelle domande di regolarizzazione che sono state escluse perché fuori numero. Gli altri temi su cui lavorare con urgenza sono quelli fiscali e previdenziali. Insomma bisogna continuare a lavorare e bisogna fare presto, prima delle prossime elezioni".

Fulvio Fammoni (segretario confederale della Cgil).
"La mia preoccupazione più grande è che si sciolga il Parlamento e che vengano di nuovo derubricati i problemi del lavoro. E’ giusto infatti preoccuparsi della riforma della legge elettorale perché non si potrà andare alle elezioni con la legge che abbiamo. Ma io sento parlare tutti solo di riforma elettorale, mentre ci si dimentica ancora una volta dei problemi dei lavoratori". E’ questo il pensiero di Fulvio Fammoni della segreteria confederale della Cgil di fronte alla crisi politica. "La prima questione da affrontare – spiega dunque il segretario confederale – è quella del potere d’acquisto e del fisco. La responsabilità è ora nelle mani del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Spetta a lui la scelta migliore per il paese. Per quanto ci riguarda però – conclude Fammoni – Cgil, Cisl, Uil devono mantenere viva la mobilitazione e i percorsi che si erano decisi nei diritti unitari. Era già in programma un nuovo incontro con il governo per la fine del mese di gennaio. Ora si tratta di ricostruire il referente politico, ma l’iniziativa sindacale non solo rimane valida, ma è perfino ancora più necessaria. Il governo che sarà designato dovrà quindi mettere nella scaletta delle priorità i problemi del mondo del lavoro".

Marigia Maulucci (segretaria confederale Cgil)
“Nessun momento sarebbe stato più complicato di questo, perché era finalmente arrivato per noi il momento di un dialogo col governo su salari, pensioni e redistribuzione”. A dirlo è la segretaria confederale della Cgil Marigia Maulucci: “Eravamo proprio alla vigilia di un confronto per la politica sui redditi, e quindi su questioni strategiche fondamentali per il paese e per i lavoratori. L'idea di non avere più un interlocutore è per noi un fatto molto negativo. Ed è altrettanto negativo il fatto che tra le emergenze che il paese deve ora affrontare, anche da parte di coloro che vogliono una soluzione politica, tecnico-istituzionale che sia, non ci siano le condizioni materiali di lavoratori e pensionati”. Secondo Maulucci, “la riforma elettorale è di sicuro un problema molto importante, visti gli effetti dannosi della legge in vigore. Ma lo ribadisco, tra le priorità ci devono essere le politiche redistributive verso il lavoro”. Quanto al piano più strettamente politico, 'la sensazione - sottolinea la dirigente sindacale – è particolarmente dolorosa per gli effetti e la manifestazioni che la politica continua a dare di sé. È vero che la vita di questa coalizione era asfittica e affannosa, ma il fatto che le ragioni che hanno portato alla sua esplosione siano sempre più lontane dalla vita reale delle persone non è che un ulteriore segno negativo da parte di chi governa il paese”.

La posizione della Fiom
“Questo è un paese che io considero in una situazione inquietante”. A dirlo è il segretario generale della Fiom Cgil, Gianni Rinaldini, oggi a Torino per il direttivo regionale della Fiom Piemonte: “Non si può non vedere quello che sta accadendo. Ci sono pezzi di Italia, come la Campania e Napoli, che ormai sono militarizzati, abbiamo la Sicilia con un presidente che ritiene un successo aver preso una condanna a 5 anni e Formigoni che interviene su questioni come l'aborto. Uno si domanda che cosa sta succedendo”. Per Rinaldini, “lo spettacolo del Senato, ieri, al di là del voto, è stato indecente. A questo punto credo che se il presidente della Repubblica intasca una riforma elettorale, ci può essere un brevissimo periodo di passaggio per fare la riforma, ma le elezioni a questo punto sono un passaggio ineludibile, perché sta crescendo la sfiducia della gente”.

Valeria Fedeli (segretaria generale della Filtea Cgil)
“Per il sindacato questa crisi di governo è fonte di fortissime preoccupazioni. Temo che se non si risolve rapidamente e positivamente, con un governo che affronti i temi aperti nel paese – come il completamento delle deleghe sul welfare, la vertenza sul fisco e sui salari, la crescita del potere d’acquisto delle retribuzioni, il sostegno all’occupazione femminile – dando quindi al paese un 'governo per le riforme', per i lavoratori ci saranno conseguenze pesanti'. A dirlo è la segretaria generale della Filtea Cgil Valeria Fedeli, commentando l'attuale situazione politica italaina: “Rimango abbastanza sbalordita di fronte a questa crisi di governo, di cui non capisco le ragioni e le motivazioni, se non quella di un atto da parte dell’Udeur e di Mastella di voler modificare la maggioranza di governo. Una crisi, quindi, pesante e incomprensibile”. Fedeli interviene anche sulla legge elettorale: “Non c’è dubbio che a questo paese serva anche una seria legge elettorale. Considero un errore andare a votare con questa legge: una legge inaccettabile, sbagliata, che determina instabilità di governo. E con l’instabilità, la stessa crescita, le stesse politiche economiche non hanno spazio per consolidarsi e far progredire il paese verso uno sviluppo positivo. Gli stessi investimenti che le imprese vogliono fare e stanno facendo nel nostro settore, ma in generale nel paese, senza un quadro di stabilità rischiano ovviamente di non essere più realizzati, provocando un ulteriore e generale impoverimento”.

Franco Martini (Fillea Cgil)
“La crisi del governo e l’eventuale interruzione anticipata della legislazione non può che destare gravi preoccupazioni per le prospettive del settore costruzioni. Lotta al lavoro nero, contro gli infortuni, per la regolarizzazione del lavoro, a partire da quello degli immigrati, sono i terreni sui quali in tutti questi mesi sono stati prodotti importanti provvedimenti ed altri attendono con urgenza di essere completati'. A dirlo è il segretario generale della Fillea Cgil Franco Martini, commentando l'attuale situazione politica: 'Occorre che la politica, oggi, si misuri con la concretezza di questi problemi, affinché non siano soprattutto i lavoratori a pagare il prezzo di una crisi assolutamente incomprensibile e assai distante dagli interessi dei settori più deboli e meno garantiti del Paese'. E così conclude: 'Al tempo stesso, è necessario che i negoziati in corso per i rinnovi contrattuali proseguano e possano concludersi positivamente, per evitare che si aggiungano ulteriori danni per i lavoratori”.

(www.rassegna.it, 25 gennaio 2008)

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