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Conversazione con Stefano Rodotà

Costituzione a rischio

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Conversazione con Stefano Rodotà

«Costituzione a rischio»

 

di Paolo Serventi Longhi

(audio: ascolta l'intervista completa)

La situazione politica e istituzionale è molto grave. «Si va avanti con spallate. Si decidono provvedimenti che, ad essere generosi, si possono definire di dubbia costituzionalità. Non è soltanto un problema di leggi ad personam. La verità è che si sta disegnando un nuovo assetto dei poteri dello Stato. Gli equilibri costituzionali rischiano di saltare». Il professor Stefano Rodotà, giurista e costituzionalista, risponde preoccupato alle domande di Rassegna. 

«In questo momento – esordisce – ci troviamo di fronte ad un conflitto istituzionale senza precedenti, un conflitto che cancella il confronto politico. I poteri sembrano l’un contro l’altro armati e i partiti fanno da spettatori o da tifosi. Ciò mentre la società civile, la gente, è sgomenta, stanca, e cerca modi e strumenti per reagire». Secondo l’ex garante della privacy, dalla maggioranza di governo vengono decisioni e provvedimenti ben lontani da quella auspicabile “buona manutenzione” della Costituzione, da quegli aggiustamenti della seconda parte che sarebbero necessari. «È l’assetto della Carta che è in discussione».

In questo contesto, il ruolo del Capo dello Stato diventa fondamentale, come in ogni circostanza in cui i poteri vanno in corto circuito. Rodotà ricorda la crisi all’epoca di Tangentopoli (“una crisi molto meno grave dell’attuale”, dice) gestita dal Presidente Scalfaro, che si avvalse dell’aiuto di Spadolini al Senato e dallo stesso Giorgio Napolitano alla Camera. «Il peso sul Colle – rileva – è enorme ed è un fatto senza precedenti nella storia della Repubblica». Rodotà dice di avere apprezzato il senso di responsabilità e l’equilibrio di Napolitano, un esempio che governo e parlamento farebbero bene a seguire. Particolarmente saggio, dice il costituzionalista, è stato l’atteggiamento di Napolitano nella vicenda del giudizio del Csm sul decreto salva processi, ora congelato in attesa del lodo Alfani. «Il giudizio del Csm è legittimo, previsto dalle leggi, e sarebbe singolare che nel merito del funzionamento della giustizia, l’organo costituzionale ad essa preposto rimanesse silenzioso». Secondo Rodotà, Napolitano ha correttamente ricordato che spetta alla suprema Corte e non al Csm esprimere un giudizio di incostituzionalità ma ha difeso la legittimità del parere.

Stefano Rodotà, nel rilevare i tentativi di stravolgere la Costituzione, fa un esempio relativo al titolo terzo, quello dei rapporti economici. «È molto grave – sottolinea, alzando il tono di voce – quanto sta accadendo sul lavoro. Vi sono proposte, che giungono non solo dal governo ma anche da ambienti insospettabili, non certo di destra, che affermano l’esigenza di cambiare la Costituzione perché non è abbastanza attenta alle leggi del mercato. Ora, l’articolo 41 dice che l’iniziativa economica privata è libera. Cos’altro si dovrebbe scrivere? Forse si vorrebbe cancellare la prescrizione che l’iniziativa privata non deve violare la sicurezza dei lavoratori, la loro libertà e la dignità dei singoli. Possiamo eliminare il principio sacrosanto della sicurezza, della vita del lavoratore, mentre continua lo stillicidio delle morti bianche? Altro che invecchiamento della Costituzione! È più attuale che mai». C’è poi l’articolo 36 nel quale si impone che al lavoratore ed alla sua famiglia sia garantita un’esistenza libera e dignitosa. Invece, il governo parla di salari «come un peso per le imprese». «Si riempono la bocca – continua – con i valori della famiglia e poi negano che il salario debba sostenere non solo la sopravvivenza del lavoratore ma anche la dignità e la libertà dei suoi cari». «C’è poi – sottolinea Rodotà – un attacco al sindacato come soggetto collettivo che consente al lavoratore di ottenere tutele che non riuscirebbe a difendere se affrontasse da solo il datore di lavoro. Vogliono tornare alla fine dell’800, eliminare il sistema dei diritti e delle tutele. È un fatto gravissimo, anticostituzionale perché confligge con l’articolo 1 della nostra Carta».

E infine Stefano Rodotà non si fa pregare per parlare di informazione e privacy: «Si sta puntando – dice – a restringere fortemente il diritto all’informazione che è poi il diritto dei cittadini ad essere informati. Certo, occorre trovare un punto di equilibrio tra informazione e riservatezza dei cittadini e delle inchieste giudiziarie. E vi sono state proposte di legge sulle intercettazione che possono essere discusse, così come occorre che si rilegga il codice stilato dall’Autorità e dall’Ordine dei giornalisti. Si possono stralciare o distruggere le conversazioni private ma impedire la diffusione degli atti di un procedimento è un atto incompatibile con il nostro sistema. Impedire che si rivelino i contenuti di inchieste come quella sui furbetti e su Fazio sarebbe inaccettabile, un provvedimento di censura e quindi incostituzionale».

 

(www.rassegna.it, 9 luglio 2008)

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