ATTUALITA'

WWW.RASSEGNA.IT

Quale futuro per il governo?

Prodi gioca
la carta dell'economia

Contratti

Sette milioni
di italiani in attesa
di rinnovo

Ultimatum
di Cgil-Cisl-Uil

Emergenza redditi, senza risposte sarà sciopero generale

Le richieste
dei sindacati

Indice 

Indietro

Quale futuro per il governo?

Prodi gioca la carta dell'economia

 

Il premier affida la tenuta del governo a una nuova fase d'intervento a favore di redditi e salari e di riduzione della pressione fiscale su imprese e cittadini. Le incognite però sono molte, a cominciare dalla verifica della maggioranza. "So bene che dovro' fare i conti con disegni alternativi in corso, ma vado avanti".

 

di Davide Orecchio

Dall' 8 al 18 gennaio: dieci giorni che non sconvolgeranno il mondo, ma (forse) gli equilibri politici italiani sì. Un lasso di tempo - 24 ore più, 24 ore meno - che potrebbe concludersi con uno sciopero generale indetto dai sindacati in difesa dei redditi. Oppure con un nuovo patto tra governo e parti sociali su salari e contrattazione. Oppure, ancora, con una crisi di governo a causa della "verifica" non digerita. Non si tratta dell'ennesima, incomprensibile tempesta o "burraschetta" politica italiana ma di un tagliando sull'azione del governo e della maggioranza dal quale emergeranno scelte che incideranno, e non poco, sulle tasche dei cittadini. Le domande sono diverse. Reggerà l'esecutivo guidato da Romano Prodi agli aut-aut di Lamberto Dini, da un lato, e risponderà alle richieste delle sinistre dall'altro? E se sì, su quali presupposti? Con quale programma, di breve termine che sia? Il premier metterà in pratica il piano per il lavoro annunciato nella conferenza stampa di fine anno? E le misure soddisferanno sindacati e Confindustria?

Il Professore ne sembra convinto, ed è proprio su un nuovo capitolo concertativo che punta le carte della sua tenuta, senza dimenticare le questioni delle riforme elettorali e istituzionali ma lasciandole sullo sfondo di una "fase due" che scatterà più avanti nel corso dell'anno. Se dunque l'Italia nei prossimi mesi avrà ancora un governo Prodi, l'azione di quest'ultimo sarà incentrata su lavoro ed economia.  ''L'obiettivo fondamentale del governo, giu' le tasse e su i salari - ha infatti dichiarato il Presidente del consiglio alla Stampa -, credo si potra' raggiungere in tempi rapidi. Ma perche' questo sia possibile servira' il contributo di tutte le parti sociali". Prodi punta a stringere "un grande patto, una nuova concertazione per il rilancio" che faccia crescere le buste paga delle fasce di reddito tra i 30 mila e i 40 mila euro lordi annui, riducendo al contempo le tasse sul lavoro dipendente e sui redditi da pensione. E chiama "ognuno a fare la sua parte". Il calendario degli incontri è grosso modo stabilito: l'8 gennaio si terrà un primo vertice tra governo, sindacati e imprese. A seguire, il 10 gennaio - ha confermato oggi lo stesso Prodi -, dovrebbe tenersi un vertice di maggioranza incentrato "soltanto sulle questioni economiche". ''So che sara' difficile - ha spiegato Prodi sempre alla Stampa -, so bene che dovro' fare i conti con disegni alternativi in corso, ma vado avanti: la mia forza sta nel produrre fatti e risultati. Se continueremo con lo stesso passo, senza volare alto ma con la stessa determinazione, ce la faremo. Come dimostrano anche i dati sul fabbisogno che sono molto buoni''.

Il fabbisogno, appunto. I dati diffusi ieri dal Tesoro confermano che per il secondo anno consecutivo la cifra risultante dalla differenza tra entrate e spese pubbliche cala anziché salire. Ma ora Prodi dovrà spiegare a chi intende dare ascolto. Al ministro dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa (appoggiato in questo da Dini), secondo il quale occorre "continuare con determinazione il risanamento avviato"; oppure al ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, secondo il quale adesso "vi sono le risorse per aumentare i salari e le pensioni medio basse riducendo il carico fiscale ai ceti più deboli"? Probabile che il premier proverà la strada, difficile e stretta, di una mediazione, ben consapevole però di dover mettere sul tavolo mezzi importanti, perché Cgil-Cisl-Uil non sono disposte ad aspettare tre mesi prima di sapere (con la diffusione della prima trimestrale di cassa) a quante risorse derivanti dalla lotta all'evasione fiscale il governo potrà attingere per aumentare i redditi da lavoro dipendente (come previsto nella Finanziaria). Ci vuole altro, e subito, per scongiurare lo sciopero generale minacciato dalle confederazioni.

Nel frattempo scendono in campo gli artificieri. A cominciare dal ministro del Lavoro, Cesare Damiano, che nel 2007 del Protocollo ha dimostrato di esercitare un ruolo chiave nella squadra ristretta del premier. E che, dai microfoni di Radio Anch'io, invita i sindacati ad abbandonare la scelta dello sciopero, anche se l'8 gennaio non dovessero avere dal governo risposte immediate. "Se si sceglie la strada della concertazione si esclude il conflitto preventivo'', ha detto Damiano spiegando che "servono tempo e pazienza, con la fretta e la furia non si ottengono risultati", e aggiungendo l'ormai noto mantra "che e' necessario aspettare la trimestrale di cassa per vedere quali saranno le risorse sul tavolo". Alle imprese, invece, si è rivolto il sottosegretario all'Economia Alfiero Grandi, invitandole "a fare la loro parte nella difesa del potere d'acquisto dei lavoratori rinnovando i contratti scaduti". Grandi rassicura Confindustria: la riduzione del costo del lavoro tramite la leva fiscale sarà materia del confronto, visto che "il governo e' impegnato a ridurre il peso fiscale sui salari gia' quest'anno", ma "la politica fiscale non può sostituirsi agli incrementi salariali che devono arrivare dai rinnovi contrattuali nazionali e aziendali".

Non resta che aspettare se il governo supererà la verifica e cosa offrirà alle parti sociali. Quanto a Cgil-Cisl-Uil, la sensazione è che non siano disposte a portare molta pazienza. Anche perché l'emergenza redditi non è un'invenzione, e le confederazioni possono misurare (molto più del governo e di qualsiasi organizzazione politica o sociale) la febbre degli italiani che lavorano. Dunque nessuno sconto, come ha chiarito ieri al Tg3 Guglielmo Epifani: "il sindacato ha mandato una piattaforma con le proprie richieste in materia di riduzione del fisco sul lavoro dipendente e sulle pensioni e in materia di controllo di prezzi e tariffe - ha spiegato il segretario generale della Cgil -, quindi ci aspettiamo dal governo una risposta". "Se dovessimo avere impressione che il governo la tira alla lunga perche' diviso - ha aggiunto Epifani -, perche' ha opinioni diverse, perche' deve aspettare e nel contempo anche i grandi contratti di lavoro non fossero rinnovati, e' chiaro che si andra' allo sciopero generale, come peraltro abbiamo detto unitariamente".

(www.rassegna.it, 3 gennaio 2008)

LINK

Governo

Cgil

Cisl

Uil