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Tagli ai contributi

Vogliono cancellare libertà e pluralismo

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I tagli ai contributi pubblici a giornali in cooperativa e di idee

Vogliono cancellare
libertà e pluralismo

di Paolo Serventi Longhi

Decideranno in questi primi giorni di agosto oppure a metà settembre. E poi sapremo se in questo paese la libertà e il pluralismo dell’informazione avranno un futuro. Oppure se il duopolio radiotelevisivo e i grandi gruppi editoriali saranno totalmente padroni di un mercato, peraltro già loro per oltre il 90 per cento. E se il diritto dei cittadini a conoscere sarà pesantemente messo in discussione da una legge che impedirà la diffusione di qualunque notizia sulle inchieste giudiziarie fino al processo.

È il decreto “blindato” del ministro Tremonti, il decreto 112, “tagliatutto” come viene familiarmente chiamato in Parlamento, che rischia di cancellare in pochi mesi l’esistenza di decine di quotidiani e periodici che fruiscono del contributo dello Stato perché fanno capo a cooperative (come Rassegna sindacale), fondazioni ed enti morali. Giornali ma anche radio e tv private che esprimono idee e rappresentano le opinioni di movimenti e associazioni.

Il decreto taglia di 87 milioni di euro il contributo a questi giornali che sarà erogato nel 2009 e di 100 milioni nel 2010, più di un terzo di quanto previsto per i due anni. Un intervento che impedirebbe la sopravvivenza di molte testate già oggi con i conti in bilico. Testate che non godono i favori del mercato pubblicitario, ma che sono radicate nella vita politica e sociale del paese.

Il sottosegretario con delega per l’editoria ha risposto alle proteste dell’associazione delle cooperative editoriali Mediacoop e alla Federazione della stampa assicurando che il governo garantirà per intero il contributo del 2007 la cui erogazione è prevista per la fine del 2008 (chissà perché in Italia i finanziamenti pubblici alla libera informazione arrivano con un anno di ritardo). E poi si attueranno i tagli. Come dire: per un anno state tranquilli, poi si vede. La verità è che però molte aziende riescono a sopravvivere con le anticipazioni che le banche concedono rispetto ai futuri contributi. I soldi che queste aziende avranno a fine 2008 saranno direttamente trasferisti alle banche stesse le quali però, nella migliore delle ipotesi, opererebbero un taglio all’anticipo per il 2009 corrispondente alla riduzione del contributo previsto. Quindi molti giornali di idee ed editi da cooperative non avrebbero il denaro sufficiente per pagare stipendi e fornitori già alla fine del 2008.

Non sono in pericolo soltanto gli stipendi dei giornalisti e degli amministrativi. Ma anche l’occupazione e la stessa sopravvivenza delle testate. Tutto ciò mentre nemmeno un euro viene toccato dei contributi indiretti (tariffe postali, sconto sulla carta, servizi telefonici e delle agenzie di stampa ecc.) dei grandi gruppi editoriali quotati in Borsa che manterranno il finanziamento di 305 milioni. Salvo per intero il contributo di 20 milioni a Radio radicale, salvo per un servizio di cronache parlamentari già svolto dalla Rai.

Si vuole spazzare via l’informazione davvero indipendente? Perché non si tagliano seriamente i contributi alle false cooperative, alle fondazioni fasulle, magari controllate indirettamente dalla famiglia del capo del governo? In attesa che qualcuno risponda, alcuni parlamentari hanno presentato (primo firmatario Vincenzo Vita, con Beppe Giulietti, Enzo Carra e altri) un emendamento per ripristinare il contributo tagliato. Un’iniziativa sostenuta dalla Cgil, dalla Cisl e dalla Uil in un comunicato congiunto.

Quanto alla legge sulle intercettazioni telefoniche, in Parlamento la discussione è tornata in alto mare ed è probabile che i nodi si scioglieranno solo nella seconda metà di settembre. Una corrente trasversale sta cercando soluzioni che consentono una informazione corretta sulle inchieste giudiziarie, che garantiscano il diritto a sapere. Ma altre correnti, anche queste trasversali, vogliono punire i giornalisti rei di fare il loro mestiere e bloccare qualunque notizia sulle indagini della magistratura. Vedremo.

(www.rassegna.it, 4 agosto 2008)

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