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Il Pd si mobilita contro la 'mazzata' di Tremonti

Vogliono cancellare libertà e pluralismo

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Tagli all'editoria

Il Pd si mobilita
contro la 'mazzata' di Tremonti

E per il 23 settembre Mediacoop ha indetto un’assemblea straordinaria di tutte le imprese editoriali in cooperativa

di Roberto Greco

Un’autentica mazzata. Mortale per decine di piccole imprese, ma influente anche sui gruppi più grandi, per i condizionamenti che avrà sul piano dell’autonomia e della libertà di stampa. E’ l’effetto prodotto sul mondo dell’editoria dall’articolo 44 del decreto legge112/2008, ovvero la manovra economica che anticipa la Finanziaria 2009, messa a punto dal ministro dell’Economia e Finanze, Giulio Tremonti, approvata definitivamente dal Parlamento. Un dl, già soprannominato ‘tritacarne’, per gli innumerevoli interventi sulla spesa pubblica, che in questo caso rischia di stravolgere l’attuale mondo dell’informazione, operando una pesante riduzione al contributo pubblico destinato ai giornali editi in cooperativa, non profit e politici (tra i quali anche Rassegna Sindacale): degli attuali 414 milioni di euro, peraltro inferiori rispetto a un fabbisogno stimato in almeno 600, ne verranno detratti 87 nel 2009 e ulteriori 100 l’anno successivo, pari a circa il 40% in meno. Il che, in pratica, significherà chiusura certa e immediata per 52 soggetti imprenditoriali (27 giornali editi da cooperative di giornalisti, 12 organi di partito e 13 quotidiani e periodici di movimenti politici), tra i quali l’Unità, il Manifesto, l’Avvenire, Liberazione, il Corriere Mercantile, la Padania, il Riformista, il Foglio, oltre a una buona fetta d’informazione locale, fino alle pubblicazioni riservate agli italiani all’estero, per un totale di un centinaio di imprese editoriali penalizzate e di migliaia di posti di lavoro in pericolo.

Contro tutto questo si muove il Pd, che attraverso i suoi esponenti ha fatto sentire la sua voce, in un’apposita conferenza stampa indetta il 5 agosto alla Camera, preannunciando di mirare a una correzione del provvedimento, con il reintegro dei fondi cancellati, attraverso la Finanziaria 2009 che sarà varata il prossimo autunno. In caso contrario, partirà una mobilitazione sociale e civile nel paese, che avrà come epicentro la manifestazione nazionale del 25 ottobre, già programmata dal partito di Walter Veltroni contro la politica del governo.

Ha esordito Giovanna Melandri, responsabile della comunicazione del ‘governo ombra’: “Possiamo dire che un nervo vitale per la democrazia, quello di un’informazione libera e indipendente, rischia di essere leso, sia sul piano procedurale che su quello sostanziale”. Sul banco degli imputati c’è, in primo piano, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’editoria, Paolo Bonaiuti. “All’inizio – continua Melandri –, ha fatto credere di cercare il dialogo, proponendo un tavolo con le forze d’opposizione e tutti i soggetti interessati. Successivamente, ha cambiato le carte in tavola, contribuendo a blindare il provvedimento di Tremonti ed escludendo dalla discussione anche le stesse forze di maggioranza come la Lega, direttamente interessata attraverso la propria testata”.

Per le modalità d’esecuzione – afferma Vincenzo Vita, senatore Pd –, quello messo a punto dal governo è un delitto perfetto, perché apparentemente l’articolo 44 non prevede tagli ma elimina il diritto soggettivo ai contributi diretti all’editoria, introducendo un limite massimo di spesa del fondo, che in prospettiva è destinato ad estinguersi. Non potendo più contare su stanziamenti annuali certi, i piccoli giornali, al contrario dei grossi network, non avranno più la certezza di usufruire di prestiti da parte delle banche e saranno obbligati a chiudere”. Non solo. Così facendo, rileva il Pd, s’introduce un’altra evidente disparità di trattamento tra piccoli e grandi soggetti editoriali, poiché nell’operazione non vengono toccati i 305 milioni di contributi indiretti al settore, quelli destinati alle spese postali delle pubblicazioni in abbonamento, di cui beneficiano soprattutto colossi come Mondadori, Il Sole 24 ore, Rcs, per un totale di 42 milioni. “Un’operazione di autentica macelleria, che esalta la discrezionalità del principe – rincara la dose Riccardo Franco Levi, membro della commissione Cultura della Camera, nonché portavoce del governo ombra –, in questo caso Berlusconi. Togliendo i contributi, sarà proprio lui a decidere unilateralmente chi e come e per quanto tempo deve salvarsi, mettendo così in una condizione di assoluta incertezza tutto il mondo dell’informazione, comprese le grandi testate, costrette in ginocchio a chiedere l’elemosina per sopravvivere”.

Ma il Partito democratico non si limita alla mera denuncia di comportamenti e decisioni del governo. Propone, anzi rilancia, una legge di riforma dell’editoria, già messa a punto nella passata legislatura, ma rimasta poi nei cassetti a seguito della caduta dell’esecutivo Prodi. “Siamo per un ridisegno strutturale dell’informazione, che contempli un’apertura al mercato e alla concorrenza tra imprese, anche per quanto riguarda le spese postali, tuttora in regime di monopolio, in totale spregio alle normative dell’Unione europea. Nel contempo, chiediamo un uso corretto dei fondi destinati al settore e diciamo no agli abusi, che hanno portato in passato ad uno sperpero di denaro pubblico. Sfidiamo governo e maggioranza a ripartire da qui”. Oltre a quelli del Pd, a corollario degli interventi, quelli di Franco Siddi, segretario generale della Fnsi, che ha preannunciato l’agitazione dei cdr e dell’intera categoria dei giornalisti a partire da settembre contro i tagli, di Articolo 21, che giudica l’articolo 44 inaccettabile nel metodo e nel merito e ricorrerà in tutte le sedi istituzionali contro il provvedimento, e di Lelio Grassucci, presidente di Mediacoop, che organizzerà il 23 settembre un’assemblea straordinaria di tutte le imprese editoriali in cooperativa, nel corso della quale sarà elaborato un progetto di riforma complessivo dei media, esteso anche alla pubblicità. “Intervenendo in quel mondo – ha concluso Vita –, sempre più strategico nell’universo della comunicazione, si potrebbero operare i primi correttivi per coprire i tagli preventivati da Tremonti, togliendo un po’ di spot alla tv generalista e aumentando le spese per le concessioni televisive”. 

(www.rassegna.it, 5 agosto 2008)

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