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Proclamato lo sciopero nazionale

 

Senza contratto da 3 anni
Si ferma la sanità privata 

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Proclamato lo sciopero nazionale

Senza contratto da 3 anni
Si ferma la sanità privata 

 

di Maurizio Minnucci

 

«Per una sanità privata che garantisca i diritti alla salute e al lavoro. Contratto subito». I sindacati di categoria (Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl) dicono «basta» alle lungaggini e ai rimpalli di responsabilità legati al rinnovo del ccnl della Sanità privata, scaduto ormai da quasi tre anni. Dopo una fase di mobilitazione che va avanti da mesi, le tre sigle hanno annunciato per il prossimo 18 settembre lo sciopero nazionale con manifestazione a Roma. L’iniziativa (previsti almeno 12 mila manifestanti) sarà preceduta da centinaia di assemblee che si svolgeranno fino a quella data in tutti i luoghi di lavoro. 

I numeri
Gli addetti alla sanità privata sono 150.000 e fanno capo a tre associazioni. La più grande è l’Aiop, che rappresenta 535 istituti, il 91 per cento dei quali accreditato con il Sistema sanitario nazionale: 461 case di cura e 25 centri di riabilitazione. L’Aris raggruppa 264 strutture, per gran parte centri di riabilitazione (122) e case di cura (59). La più piccola delle tre è la Fondazione Don Carlo Gnocchi, che opera in 28 istituti e ha alle proprie dipendenze 3.700 addetti, più mille collaboratori professionali. «Dopo 30 mesi – si legge in una nota delle organizzazioni dei lavoratori – non è forse un obbligo di ogni datore iniziare le trattative con i sindacati e pagare il rinnovo contrattuale? Non attiene forse ai suoi obblighi dare certezza del salario a professionisti che devono garantire un corretto funzionamento delle strutture sanitarie?». Come nel settore pubblico, la richiesta economica è di 103 euro medi.

Dettori (Fp Cgil), riaprire subito il tavolo
Rossana Dettori, segretaria nazionale della Funzione pubblica Cgil, accusa senza giri di parole le tre associazioni datoriali: «Nonostante la proclamazione dello sciopero e l’intervento delle Regioni, che chiedono alle organizzazioni datoriali di sottoscrivere il contratto, queste si rifiutano ancora di chiamarci al tavolo. Proseguono nella rivendicazione nei confronti delle Regioni, chiedendo tariffe di rimborso più alte per le prestazioni». In altri termini, il paradosso è che Aiop, Aris e Fondazione Don Gnocchi fanno sapere che firmeranno il contratto (che riguarda i lavoratori) solo se riceveranno più soldi per le prestazioni erogate nelle loro strutture (decisione che però spetta alle Regioni). «Un fatto inaccettabile – prosegue Dettori – perché non si possono usare 150 mila dipendenti come strumento di pressione affinché il sindacato bussi alla porta degli assessori regionali chiedendo l’aumento delle tariffe. Quella è una questione che riguarda gli solo associazioni datoriali e Regioni». A ciò si aggiunge un’ulteriore provocazione di Aiop, Aris e Fondazione Don Gnocchi, che non vogliono riconoscere gli aumenti economici per il biennio 2005-2006.

Il contratto unico
Secondo la Fp Cgil, la soluzione vera al ritardo con cui si firmano questi rinnovi è arrivare al contratto unico di settore per la Sanità. «Anche perché – spiega la dirigente sindacale – i contratti sono già oggi simili tra di loro. La nostra proposta è firmare uno solo contratto normativo per tutti gli operatori, dirigenti compresi. Si velocizzerebbero di molto le trattative, garantendo al contempo gli stessi diritti e doveri di base. Fermo restando che dovranno essere recepite le differenze di ruolo che già ci sono tra le diverse figure professionali, sia economiche sia normative. Non è nostra intenzione appiattire i salari. E poi il contratto di settore raggiungerebbe anche l’obiettivo di ridurre il numero dei ccnl». Apparentemente la proposta mette tutti d’accordo. Ma alla prova dei fatti non si è ancora fatto nulla e i contrasti rimangono. Perché i datori di lavoro (sia pubblici sia privati) con un tavolo unico perderebbero la titolarità dei rispettivi rinnovi. 

(www.rassegna.it, 19 agosto 2008)

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