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Aborto e moratoria

Il Papa parla e dice ma il Re è Giuliano

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Aborto e moratoria

Il Papa parla e dice ma il Re è Giuliano

di Frank Barretti

Gli storici, a suo tempo, diranno come nacque davvero questa idea della moratoria-aborto. I cronisti si stanno arrabattando per mettere insieme i pezzi non sempre combacianti dell’evento mediatico (mediatico per adesso) più sensazionale del fine 2007-inizio 2008. C’è il dietrologo che si apposta a San Giovanni, subito dopo il tramonto, munito di camera all’infrarosso per cogliere l’arrivo furtivo dell’Elefantino alla cena-programma di sua eminenza Ruini: al dessert si discute del come e del quando mettere definitivamente all’angolo le truppe straccione di un laicismo già in rotta. Fortuna vuole che le notti romane siano quest’anno più clementi. Ma alla fine neppure un frame che è uno. Niente di niente. Del resto chi ha messo in giro questa fola della Cena del Vicario? Meglio allora l’analista di scrivania. Il quale gioca le sue ipotesi sulle risorse dei singoli personaggi e sulle loro interconnessioni. Se Ruini teme una brutta fine per il progetto culturale che ne porta il nome…Se il successore alla Cei si rivela un po’ troppo accademico…Se monsignor Fisichella è davvero attrezzato per cogliere al volo ogni opportunità politica…Se il cardinal Bertone non riesce a governare, come vorrebbe, la realtà italiana…Se i teocon appaiono un po’ in ombra…Se i teodem risultano invece vivi e vispi da creare affanni a ondate dentro il non troppo amato Partito Democratico…Se dietro la Binetti c’è la mano sempiterna di don Camillo…Se un filo sottile passa attraverso…Se un piano disarticolato…

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Signori, per favore! Al momento, i fatti bastano e avanzano. Un giorno, qualche giorno fa, la redazione del Foglio viene scossa dall’idea fulminante del direttore. Se la moratoria sulla pena di morte va bene per il mondo, perché non una moratoria per l’aborto? Geniale nel confondere pena e scelta. E’ la terza (o quarta) ascesa di Giuliano Ferrara, dalle ginocchia di Togliatti alla fede in Craxi, dall’innamoramento per Berlusconi a qualcosa che è molto più in alto. Coincidenza vuole che, nel giro di poche ore, dai microfoni amici del Tg5, Camillo Ruini faccia conoscere tutta la sua approvazione e la sua riconoscenza. La moratoria serve a “risvegliare le coscienze”, a operare per “migliorare le legge 194” ed è “uno stimolo per l’Italia”.

Lo stimolo raggiunge subito il coordinatore di Fi, Sandro Bondi, che presenta una mozione parlamentare “per rivedere le linee guida della legge 194”. E’ già molto in attesa del crisma papale. Che arriva dalla Sala Regia del Vaticano all’udienza annuale per il corpo diplomatico. Benedetto XVI si congratula con le Nazioni Unite: bene, benissimo la risoluzione che “chiama gli Stati ad istituire una moratoria sull’applicazione della pena di morte”. Aggiunge: “Io faccio voti che tale iniziativa stimoli il dibattito sul carattere sacro della vita umana”. La parola moratoria, come pure aborto, non appare. Sarebbe invece contenuta nella prima stesura del discorso. Quando si sarebbe accesa la spia della prudenza. Esperti di Curia avrebbero fatto notare l’inopportunità di un linguaggio troppo esplicito per un tema comunque controverso, con il pericolo di confondere due piani non conciliabili, uno che attiene a condanne inflitte da uno Stato, l’altro attinente a scelte personali sia pure drammatiche.

Comechesia la lettura mediatica prevalsa è quella della “moratoria del Papa”. Il primo a esserne felice, e a gloriarsene, è il Ferrara con un titolo rodomontesco: “Il sermone del capitano Achab”, cioè “il pastore tedesco come capitano della caccia alla balena bianca dell’aborto indifferente”. In Curia, qualcuno arriccia il naso per la forma ma subito perdonando: si sa, i neofiti tendono a esagerare. Tanto più che Ferrara annuncia una “mobilitazione intelligente per emendare la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo”; in senso ratzingeriano “estendendo i diritti civili al non nato, dal concepimento alla morte naturale”. Si pensa in grande, a un movimento di dimensione planetaria, scienziati, giuristi, storici, figure di spicco della cultura, con un raduno mondiale da tenersi a Roma la prossima primavera. Ce la farà da solo o avrà bisogno di aiuti sostanziosi? Reduce dalla “dieta liquida di Natale” (niente champagne e niente whisky), Ferrara mostra il piglio del leader emanando inviti e fissando appuntamenti politici. Il 14 gennaio sarà a Milano per una manifestazione pubblica. E’ in attesa di incontrare Veltroni, al quale ha scritto e dal quale ha ricevuto risposta: la 194 non si tocca ma il dialogo sulla moratoria non spaventa. “Ritengo certamente utile questo faccia a faccia, le cui modalità saranno presto definite”, dice il leader del Pd. Il Partito Democratico, appunto, che c’è e non c’è ancora, in via di formazione e già diviso al suo interno, a rischio di essere marchiato e indebolito fin dall’inizio sul versante laico.

D’Alema e Fassino non appaiono  affatto disposti ad essere esclusi dalla gestione della “questione cattolica”. I ministri di Prodi si mostrano impegnati a chiarire i “punti tecnici della 194”, consapevoli,che eventuali nuove scelte infiammerebbero l’intero arco politico. Dalla sinistra estrema rispolverano il Veltroni ideologo del “ma anche”. Emma Bonino sarcastica: “E se Veltroni dialogasse anche con noi?” L’Unità si preoccupa dei “furbetti del Catechismo” ma giura trattarsi solo di riferimenti a Ferrara. Certo, il nuovo preme. Ma il Manifesto è convinto di un ritorno del vecchio: “Non è il conflitto sulla sacralità della vita. E’ un conflitto, nienteaffatto sacro e tutto mondano, per il potere di parola sulla vita; un conflitto nel quale alcuni uomini si allineano al Dio creatore che dicono di adorare per alimentare il proprio desiderio di onnipotenza”. Gian Enrico Rusconi parla della sinistra e del “sonno dei laici” impreparati di fronte al “nuovo fronte della laicità”. “Essere laico oggi non significa fare dichiarazioni di credenza personale, ma prendere un impegno collettivo verso tutti i cittadini come tali, perché orientino le loro condotte di vita senza imporre o subire limitazioni improprie, siano essi credenti, non credenti o diversamente credenti. E senza che siano diffamati moralmente.”
La convinzione di Rusconi è che serva un “orientamento propositivo, affermativo, non meramente difensivo, come sta accadendo in questi giorni anche di fronte ai propositi di revisione della legge sull’aborto”. C’è chi si chiede se, finito l’apprendistato, si stia aprendo la fase due di Benedetto XVI e se il pontificato tedesco si avvii al definitivo decollo, come se, dopo il lungo periodo dedicato ai temi dell’etica e dell’identità cristiana, voglia ora applicarsi con forza alle questioni sociali. In realtà le due parti sono solidamente correlate. Con quali mezzi e con che stile?

Sorprende, sulla questione della moratoria, che la Chiesa si vivifichi nell’investitura di eminenze laiche, afferma Gad Lerner che cattolico non è ma neppure un osservatore ostile. Colpisce “soprattutto una Chiesa italiana talmente debole nella sua ispirazione evangelica da mettersi al traino di un pensiero settario, rinunciando al dialogo fiducioso con l’insieme del mondo laico.” Lerner fa capire che tutto si tiene: “ il richiamo alla tradizione, la critica dell’esperienza post-conciliare, la reazione al terrorismo di matrice islamica, la crisi delle vocazioni e della pratica religiosa, il miraggio di una nuova leadership cristiana”. Se le cose stanno così non stupisce più di tanto che essa Chiesa si applichi appunto all’”investitura di eminenze laiche”. Sotto quest’aspetto la più eminenza di tutti è proprio Giuliano Ferrara il quale crede così tanto nella nuova missione da curare un suo nuovo look mediatico-televisivo, una punta appena accennata di compunzione pur nei momenti caldi dell’eloquio. Ma non gli riesce del tutto perché il temperamento è quello che è, e quando annusa aria di successo deborda. Esemplare è ciò che dice di sé, nero su bianco: “Perché vado d’accordo con le idee dei Papi sull’amore e sulla vita. La sintonia di una esperienza secolare non dovrebbe suscitare tutta questa strana sorpresa”. Ferrara dixit che, in giro per il mondo, c’è troppa pigrizia e accidia intellettuale, con un corteo di saggisti, opinionisti, chierici e guru a diverso titolo, “e tra questi molti medici e scienziati, politici e magistrati. E’ un fenomeno internazionale che ciascuno cura come può. Ma la cura è necessaria”. Naturalmente la sua. Gratta gratta, dall’ateo-devoto spunta fuori il gradasso di sempre. E fa capire che lui, la questione della moratoria, l’aveva sollevata prima del Papa, il quale, “inevitabilmente”, l’avrebbe poi sostenuta. E’ vero, Ferrara l’ha detto per primo. Ma a lui chi glielo aveva detto? Chi è il regista vero di questa sua “mattana”? Cercarlo è impervio, scovarlo è impossibile. Bisognerà forse provare altrove, non su questa terra. Allora è d’uopo pazientare più che si può.

(www.rassegna.it, 9 gennaio 2007)

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