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Vaticano e campagna elettorale

E’ tutto un frusciar di tonache
E Ruini fa irritare la Curia!

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Vaticano e campagna elettorale

E’ tutto un frusciar di tonache
E Ruini fa irritare la Curia!

di Frank Barretti

Alla fine anche la Chiesa maestra di vita, cadde con entrambi i piedi, nel calderone inestricabile della politica italiana, lasciandosene invischiare e coinvolgere, fin nei giochi mediocri di schieramenti e candidature (grazie al Porcellum), intervenendo contro o a favore di questo e di quello. Quando la presente brutta pagina sarà chiusa, a metà aprile, nessuno al di là del Tevere potrà dire io non c’ero, io non sapevo.
Il malaugarato disastro di più profondi scompigli chiamerebbe in causa tutti, nessuno escluso, neppure la Chiesa e questa sua singolare, rischiosa propensione alla mediazione a senso unico nell’era post-ideologica.
Il pericolo lo avvertono l’Osservatore Romano e chi, dai piani superiori, ne indirizza la linea. E mettono le mani avanti, distinguendo tra Vaticano e Chiesa Italiana, invitando ad evitare confusioni “improprie ed erronee tra la Città del Vaticano, che rispetto all’Italia è uno Stato straniero, e l’episcopato italiano riunito nella Conferenza episcopale italiana. Tra le istituzioni della Santa Sede o vaticane e le istituzioni della Chiesa italiana”. Ricerca assoluta della precisione dei termini e puntigliosità nel ricordare attribuzioni e poteri interni, che non si ingenerino equivoci, che non ne nascano conclusioni errate.
Sembra più un richiamo alla disciplina che un messaggio rassicurante all’esterno. Ora che il Vaticano si arroga il diritto, in qualche modo conquistatosi, di rilasciare certificati di idoneità catto-religiosa per i vari progetti politici, l’immagine complessiva percepita è, tuttavia, di una accentuata divisione, di confronto tra sensibilità diverse. Affiora, qua e là, perfino il timore di una dose eccessiva di clericalismo: potrebbe nuocere agli obiettivi supremi. Ma – si dice – aspettiamo il 10 di marzo quando la Cei licenzierà le attese istruzioni per l’uso del voto cattolico. “Valori primari”, sui quali nessuno potrà sgarrare.

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Per la prima volta la Chiesa si trova a faccia scoperta, e coinvolta in prima persona, nel pieno di una campagna elettorale. Sipario aperto su tre scene: rapporto preferenziale con Berlusconi; moratoria aborto ed impiego degli atei-devoti sul terreno; il vagito al momento ignorato della neonata Cosa Bianca.
1°) - Il dramma, o la commedia, prende avvio sull’Eurostar per Bologna, sul quale viaggia Pierferdinando Casini. Squilla il cellulare dell leader dell’UdC. C’è Letta: ”Senti, qui c’è Silvio e c’è anche Fini. Abbiamo deciso di fare il partito unico dei moderati. C’è posto anche per te, naturalmente niente simbolo. Se ti piace bene, se no sono affari tuoi.” Sul viva-voce ha inizio un pour parler non tutto riferibile. Finisce con un Fini che dice: “Pier, a questo punto ti conviene andare da solo alle elezioni”. Casini chiama al telefono il cardinal Ruini, suo sponsor e mentore: non è un frignare infantile “Vedi Camillo, cosa mi fa Silvio?”, ma poco ci manca. E comunque si deve lavare l’affronto. Ne va del buon Casini. Ma in ballo entrano pure le strategie di Ruini per arrivare ad un logico, esplicito appoggio al gran rientro del Cavaliere. Che può avvenire solo dopo l’esplicito riconoscimento e presenza di una forza cattolica (appunto l’UdC) nell’ambito del centro destra. Dovrebbe capirlo lui per primo. Il cavaliere attiva Letta, Letta ha un giro di contatti a cominciare da Ruini. Questi spedisce il fido direttore di Avvenire, Dino Boffo, a spiegare le sue ragioni al TG1. L’inquadratura non consente equivoci, il cupo Boffo parla sullo sfondo del Cupolone.
Traduce il tutto, don Baget Bozzo, prete politologo e assistente spirituale del capo: “Ma certo, Berlusconi apre all’UdC e dimentica le vecchie indiscipline. Non è Casini a chiederlo, ma è lo stesso Ruini”. E non può dirgli di no, perché se la Cei muove il direttore del suo giornale “vuol dire che riconosce il PdL e il suo leader Berlusconi come vero interlocutore della Chiesa cattolica”. Sarà così? Il braccio di ferro continua. Berlusconi è fermo sul “no”. Casini resiste. Si ipotizza un “apparentamento variegato” attraverso lo Stivale.
Ma ad una rilettura delle spiegazioni dell’Osservatore Romano, Ruini può rischiare qualcosa. Il suo essere Vicario del Papa complica la situazione. Il protrarsi della trattativa deriverebbe dalle perplessità della Curia di fronte ad una così evidente esposizione politica. Un nervo scoperto per la Chiesa che afferma di voler essere al di sopra delle parti.

2°) - L’Elefantino perde di grazia e di levità e, in attesa della mutazione in bisonte, irrompe nella scena elettorale con la sua lista Pro Life, emanazione della campagna per la Moratoria Aborto. Giuliano Ferrara freme: incalza Berlusconi per accoglierlo o collegarlo al PdL; annuncia di voler lasciare La7 e la sua prestigiosa trasmissione di analisi politica; sostiene di poter ottenere dal 4 al 6% dei voti, molti dei quali di sinistra; dice di non voler cancellare la legge 194 ma certo, se lo si facesse, sarebbe un bel vantaggio; perché non candida la moglie Anselma già femminista? Lui ci ha pensato ma Anselma non ci sta, “non ha questo fuoco dentro”; però sta corteggiando la Susanna Tamaro ed “altri uomini e donne libere”; Silvio, ti svegli sì o no? Insomma, la solita brillante mistura di integralismo.
E Silvio si sveglia, sì, ma non è ciò che si aspetta Giuliano: sostiene la moratoria, andrebbe bene anche l’Onu “così come ha fatto sulla moratoria per la pena di morte pur dopo un lungo e non facile dibattito”. Ma quanto alla lista Pro Life, no grazie, corri da solo. La questione aborto è meglio tenerla fuori dalla campagna elettorale. Tatticismo? Può darsi. Però dentro il PdL la corrente laica è forte. E al momento Berlusconi ha l’altro problema, di non marginalizzare l’UdC e tranquillizzare i vescovi.

Ferrara ha riscosso il plauso ufficiale di Benedetto XVI e il sostegno costante di Ruini e degli atei-devoti amici. Di lui si discute anche negli incontri che Letta sta avendo con i vertici del Vaticano. Non ci sono ostilità, ma la politica è politica. Anche per la Chiesa. Ferrara ha ricevuto, finora, una lettera del leader del Movimento per la Vita, Carlo Casini, con l’invito ad un accordo trasversale sui temi noti.
Un po’ pochino. Ma non finisce qui, inventiva ne ha da vendere. Non si è perso mai d’animo nell’ansiosa ricerca del Principe: Togliatti, Craxi, Berlusconi, papa Ratzinger. Ferrara “il talebano”. Funzionario del Pci, consigliere dei leaders emergenti, giornalista brillante, showman televisivo, ateo-devoto. Prossimamente cardinale? A regola di Diritto Canonico potrebbe…Per il momento si accontenterebbe del Ministero della Sanità.

3°) – La Rosa Bianca di Pezzotta e Tabacci se ne sta lì, un po’ negletta, in attesa del suo quarto d’ora di notorietà. E’ avvizzita ancor prima di sbocciare? L’Avvenire, il giornale di Ruini, ha già provveduto a darle l’altolà. Dal suo editorialista principe ha fatto scrivere trattarsi di “progetto ambizioso ma arduo”. Che è un modo di metterlo in riserva, stai lì buono, se certe cose andranno male, verrà il vostro momento. Don Baget Bozzo irride: ma dove corrono? Prenderanno un po’ di voti a Roma, bene che vada il 2% in tutta Italia. Perfettamente irrilevanti. Tuttavia, se appunto certe cose cambiassero, potrebbero fungere da lievito per un più corposo centro cattolico, meno legato ai moderati di Berlusconi e più dialogante con il Pd, il che vorrebbe significare più forza anche per i cattolici del partito di Veltroni ( Bertone ha personalmente caldeggiato presso Veltroni le sorti dei teodem Binetti e compagni). Davvero si pensa alla confluenza di un Casini respinto da Silvio e di un Mastella insoddisfatto delle offerte? Assai improbabile ma non da escludere in queste ore frenetiche.
Di certo non si deve sottovalutare il senso di dignità e di fermezza di Tabacci e di Pezzotta. La dottrina sociale della Chiesa è la loro fonte, l’idea di convincenti strumenti laici la forza possibile. La confusione che adesso arriva da Oltre Tevere non li aiuta. Già, il Vaticano. Dice il cardinale Martino che la vita politica italiana privata del concorso attivo dei cattoli è impensabile “Però decidano loro dove stare, secondo coscienza”. Il faro è appunto la Dottrina Sociale della Chiesa. Ma monsignor Alessandro Plotti, arcivescovo di Pisa e vice presidente uscente della Cei avverte: “Il grosso pericolo è che la Chiesa si faccia dettare l’agenda dagli atei devoti e dai teocon. Guai se la Chiesa deve farsi difendere da loro. E’ un momento difficile. Dobbiamo stare attenti che la fede non diventi ‘instrumentum regni’per chi, invece di servire la Chiesa, se ne serve in logiche di potere. Se non stiamo attenti, la Chiesa rischia di essere tirata dentro in una guerra per bande, senza che ci sia un momento in cui si possa fare una verifica seria”.

Post scriptum

Benedetto XVI ha nominato Gianni Letta “gentiluomo di Sua Santità”. Incarico meramente onorifico? Non solo. Il dottor Letta, bracciodestro di Silvio Berlusconi, potrà stare più di quanto non faccia adesso a contatto con il Papa e con la Curia nelle cerimonie e nelle udienze a capi di Stato e di governo. Una nomina di stampo pacelliano e che, di fatto, assume un chiaro significato politico. Il Cavaliere ne è felicissimo. Il Cavaliere ha un sogno: io al Colle, Letta a fianco del Papa. E a Palazzo Chigi? Forse una scelta alla Sarkozy. Se va male c’è sempre un Fini d’occasione.

(www.rassegna.it, 13 febbraio 2008)

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