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Elezioni e Vaticano

La Chiesa e il placet lottizzato

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Elezioni e Vaticano

La Chiesa e il placet lottizzato

di Frank Barretti

Si potrebbe. Si potrebbe affrontare tutta una serie di questioni di evidente caratura ecclesiale. Che so: i troppi e troppo facili santi che affollano le vie del cielo; la scarsa resa religiosa della Messe di massa, ci si passi la cacofonia; la castità di preti e diaconi che sta andando a farsi benedire, sia per gli etero che per i gay, giustamente perché anche il sesso è un dono del Signore. Si potrebbe, ma non lo si fa con la dovuta fermezza e quindi senza l’atteso ricavo in termini di conferme e proselitismo.
E’ tempo di elezioni, di queste elezioni, dalle quali nessuno uscirà indenne, neppure la Chiesa ormai in campo a volto scoperto. La vecchia tattica del “noi non interveniamo, noi non interferiamo” non regge più, nel senso che la cronaca spicciola offre ogni giorno un campionario di incontri, visite, richieste di colloqui andata e ritorno, consigli a vario titolo e di vario peso, salvataggi richiesti e promessi ai politici cattolici in difficoltà, paure e moniti per i radicali che indeboliscono le difese immunitarie di un PD appena nato e fragile, convegni per non disperdersi, articoli dell’Osservatore Romano e dell’Avvenire. E via di seguito. Le caselle dei nomi, facili da riempire. Il quadro politico frastagliato, rissoso, riverbera quanto di negativo è in esso contenuto. Se si guarda alla Chiesa come ad uno specchio, si assiste al formarsi di una immagine inquietante, ad una sorta di lottizzazione di ritorno. Gli elementi per capire il fenomeno ci sono tutti.

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L’ultimo sussulto riguarda il povero Giuliano Ferrara e la sua lista per la moratoria dell’aborto. Sballottato tra i dubbi di patron Silvio e i distinguo prudenziali di Santa Madre Chiesa, l’Elefantino si è beccato, alla fine, il “no” per lo meno ufficioso dei vescovi. Interrottosi il tour delle parrocchie in compagnia della Binetti, l’Avvenire adesso viene a scrivere in un pensoso editoriale che la lista Pro-Life del Ferrara, “al di là di nobili intenti, finisce per portare in modo sbagliato in mezzo alla competizione elettorale un tema morale” con “grave rischio di estremizzazione, e di ghettizzazione, di una parte del mondo cattolico su un tema così delicato”. Questione di forma: figliolo non ti agitare troppo, non strafare, rischi di provocare casini e basta, non ci rubare il mestiere, ché noi sappiamo bene come si fa, sembri un novizio ma non hai più l’età per fare il prete. Però non è un buffetto sulla guancia. Dietro c’è una questione di sostanza. Che si rivolge, alla fine, contro chi o contro coloro i quali solleticano le intelligenti velleità del direttore del Foglio. Con una tacita sentenza: sull’aborto abbiamo già perso un referendum, non provochiamone un altro, di fatto, nel corso di una complicata battaglia elettorale che finora stiamo agevolmente controllando e che potrà concludersi a favore dei nostri obiettivi.

Come tutti sanno l’Avvenire è, o è stato, fin qui controllato da Camillo Ruini; il direttore Dino Boffo è il più fidato dello staff ed è quel signore con barba grigia che il vaticanista del Tg1 chiamò a soccorso del buon Casini appena cacciato dal partito domestico del Cavaliere, sullo sfondo il Cupolone e piazza San Pietro. Capito il messaggio? Capito sì, ma non gradito, non con quella evidenza. Ruini non si stava di nuovo allargando un po’ troppo, fino a coinvolgere tutta la Curia, dopo il sottile eppur pesante distinguo dell’Osservatore Romano tra la Cei e l’insieme delle istituzioni dela Chiesa? Le immagini hanno pur sempre un loro linguaggio non contestabile. Fatto sta che, per bloccare le scalmane del Ferrara, l’Avvenire, il giornale prediletto da Ruini, viene usato con le stesse argomentazioni sostenute dal cardinale al tempo dei suoi vittoriosi referendum sulla fecondazione assistita e temi collaterali. Se non è una sconfessione poco ci manca. E comunque gli atei-devoti vanno presi a piccole dosi, guai a lasciarsene travolgere, buoni per il dibattito ma non per la politica fatta e vissuta. Ruini non ne esce bene, ma niente di grave, i colpi di fioretto continueranno dall’una o dall’altra parte. Ma non a lungo; il Papa, un po’ Tentenna, dovrà alla fine scegliere.

Partendo dal caso Ruini, la pubblicistica politik-vaticanesca si esercita da qualche giorno nel tracciare la mappa delle diversificazioni in seno alla Curia, per verificare quanto essa si sovrapponga al panorama politico e quanto riesca a modificarne i tratti essenziali. L’ex presidente della Cei è tutt’altro che fuori dal gioco. A partire da Roma dove Francesco Rutelli scende in campo per la sucessione a Valter Veltroni e per svilupparne la linea politica. Sosterrà Francesco anche se ancora non è stato spiegato l’affronto a Veltroni portato a suo tempo attraverso la persona di Benedetto XVI. Quanto ai centristi cattolici, UDC, Rosa Bianca e UDR, se riusciranno ad allearsi e a indicare candidati di prestigio, sia Ruini che Bagnasco potrebbero “dare una mano”. Sulla stessa linea l’ausiliare di Roma, Rino Fisichella, in costante crescita, il quale “vede” soprattutto Casini. Savino Pezzotta gode della stima di Giuseppe Betori, da questi invitato per una relazione al Convegno Ecclesiale di Verona. Ma la Cei segue con attenzione anche le vicende siciliane che coinvolgono parte dell’UDC e del MPA per non dire delle manovre pesanti di un Berlusconi che non intende affatto rinunciare al collaudato serbatoio di voti “protetti”. Il buon Mastella ha chiesto platealmente aiuto al cardinal Bertone subito dopo le consultazioni del Quirinale. Il risultato si vedrà. Il Segretario di Stato non intende legarsi con nessuno per mantenere intatto il suo potere di suasione.

La partita vera si giocherà sul versante del PD. Qui la pressione di Bertone è stata esercitata in modo aperto. A Veltroni ha avuto modo di chiedere, in un incontro a quattr’occhi, di non marginalizzare la presenza dei cattolici, adesso nel pieno della battaglia elettorale, né a risultato del voto acquisito, quale che sia. Un successo lo ha ottenuto con la grande convention convocata a Roma per il 27 febbraio. Beppe Fioroni sostiene che “una questione cattolica si è ormai aperta per Berlusconi e company; al contrario la diffidenza nei confronti del PD va calando”. Chi sa se è così. A Roma ha invitato il teologo salesiano don Carlo Nanni, amico personale di Bertone, assieme ad Andrea Riccardi della comunità di Sant’Egidio e al sociologo Franco Garelli. Si tratta di amalgamare le varie frange cattoliche che sono già dentro il PD o gravitano attorno ad esso: dai prodiani, agli ex popolari della Margherita, dai sindacalisti ai Teodem, dai rutelliani agli indipendenti, dai Cristiano-sociali ai veltroniani, fino ai padri nobili. Il risultato della convention sarà importante, perché in grado di rimodellare il volto del PD, determinare il rapporto definitivo in questa fase con i laici, adesso che l’ingresso dei radicali nella candidature ufficiali propone un chiarimento ulteriore. Un’attenzione benevola ai tormenti del partito democratico la si ha dai cardinali Tettamanzi e Poletto, dai vescovi Paglia e Forte, da associazioni come Azione Cattolica, Acli, Cisl, Focolarini. L’occasione serve anche a sondare gli umori di una larga fetta dell’elettorato cattolico.

Berlusconi rischia davvero qualcosa sul versante cattolico? Difficile constatarlo. Ruini gli garantisce pur sempre un “appoggio consolidato”. Per lui stravedono il vescovo di Bologna,Carlo Cafarra, il patriarca di Venezia Angelo Scola con tutto il seguito del popolo ciellino e la parte della gerarchia che ha vissuto la stagione del centro-sinistra come il fumo agli occhi. Però attenti al gentiluomo del papa Gianni Letta e alle sue sapienti manovre. Di suo, il Cavaliere si concede qualche follia giovanilistica come il tentativo di portare soubrette sudamericane nel suo cast elettorale. Ma da manager navigato promette al Vaticano l’abbattimento del 50% degli aborti in Italia. Tranquilli?

(www.rassegna.it, 22 febbraio 2007)

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