CARTE VATICANE

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CARTE VATICANE

Governo

Ratzinger, la piazza e la crisi italiana

di Frank Barretti

Bagnasco ha somministrato l’olio santo e Mastella ha staccato la flebo. Per una intera mattinata la battuta è rimbalzata da una emittente all’altra per salutare, con levità di stile, la morte politica del presidente del consiglio Romano Prodi, tanto attesa ma non ancora certificata tecnicamente. Chi la sa lunga in materia si lascia un margine di riserva: sì, al voto subito, tutti pronti allo scatto, però quel Prodi ha cento spiriti come i gatti, visto mai? Ma qui, non tanto questo interessa, quanto la dinamica dei fatti e la concatenazione di essi, fino a prendere la forma di una repentina ed efficace manovra a tenaglia per assestare il colpo fatale. Bagnasco e Mastella al proscenio in simultanea, forse per caso, forse per l’input del Gran Regista che tutto sceglie e tutto decide, anche i tempi della battuta. Una vecchia volpe dei cronisti politici come Augusto Minzolini sposta l’obiettivo su piazza San Pietro, domenica 20 gennaio, in novantamila all’Angelus di riparazione dopo l’affronto della Sapienza, un Mastella in sciarpone rosa che si gode il primo piano, e si capisce che questa volta fa sul serio. Ebbene, osserva Minzolini, in quel momento, tutto era già noto in Vaticano, altro che Ansa! Sapeva Bagnasco, sapeva Bertone e quindi il Papa non poteva non sapere. Ruini toccava il cielo con un dito, era sua l’idea della grande adunata, un dentrotutti trasversale, compresi quei bravi ragazzi di Forza Nuova. Un viatico frastornante per il mai amato Romano.

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Lasciato Mastella al suo ondivago destino, è Bagnasco l’uomo di Chiesa che si staglia per determinazione e durezza. La settimana di passione, per Prodi ha inizio subito. Il lunedi cade (nuova coincidenza) la seduta del Consiglio Permanente della Cei dove Bagnasco mostra di essersi lasciate dietro certe fumisterie accademiche per mostrarsi quello che veramente vuole essere: un leader credibile e autorevole, persino spregiudicato nell’indicare alla “sua” Chiesa la strada del confronto ruvido, l’abbandono della tattica del non detto o del detto con cortesia eccessiva, nella prova in cui il mondo cattolico deve imporre idee definitive in una congiuntura culturale estremamente favorevole.

Un taglio che Ruini non avrebbe usato neppure nella più spietata delle analisi. “Il Paese, dice Bagnasco, guardando in faccia i confratelli vescovi, si presenta sempre più sfilacciato, frammentato, al punto da apparire ridotto a coriandoli”. Non risparmia neppure un aspetto della politica del centro sinistra in campo sociale e su tutti i temi sensibili, coppie di fatto, aborto, tutela degli omosessuali. Sui morti di Torino “il mondo politico si limita a parole e a provvedimenti che nascono evasivi”. Scandalo dei rifiuti: “latitanza amministrativa, palleggiamento di responsabilità, ignavia delle istituzioni”. Un elenco puntiglioso di “no”: insufficiente il bonus per i non capienti, sgravi fiscali limitati alle famiglie numerose; poche cose e fatte male in materia di sicurezza: “Bisogna mettere economicamente le forze dell’ordine nella condizione di agire”. Poi opposizioni varie e fortemente ribadite: famiglia solo fondata sul matrimonio tra uomo e donna, ergo “opposizione alla regolamentazione per legge delle coppie di fatto”; nessuna introduzione di registri che certifichino una sorta di stato civile per i conviventi ; contrarietà assoluta al concetto di “gender”.
Quanto alla legge 194 – sullo sfondo non confessato dell’abolizione tout court, nonostante il marasma del quadro politico la situazione non è ritenuta matura per il gran salto - si tratta di inasprire le richieste di modifica, si chiedono più soldi per i consultori “magari accresciuti da apporti delle Regioni”, una quota più consistente e “in dotazione trasparente” ai centri cattolici di aiuto alla vita. E Ferrara con la sua moratoria anti-aborto? Un grido di riconoscenza:”Come non essergli grati !”

Non è tutto. Qualsiasi intervento del Parlamento in sede legislativa deve rispondere in modo conforme alla “legge morale naturale”, così come chiede papa Benedetto.
E nel caso di nuovi partiti e di nuove coalizioni? La risposta è che per combattere le “leggi inique” occorre un “voto di coscienza che può e deve diventare una scelta trasversale rispetto agli schieramenti”. Un modo di procedere “invocabile in ogni legislatura”. E chi è che stabilisce se una legge è iniqua? Naturalmente la Chiesa attraverso le sue espressioni gerarchiche, dai vescovi in sù. La politica, il mondo della politica, ridotto a una cinghia di trasmissione. Può darsi che la coincidenza sia del tutto casuale, ma dalla Lombardia il presidente ciellino Formigoni fa sapere che, per quanto riguarda le strutture sanitarie regionali, il periodo contemplato dalla legge per i casi di aborto legale viene ridotto da 23 a 22 settimane. Altri aggiustamenti potrebbero seguire a breve.
Il piglio è di chi intende seguire, in via preliminare, il dettato di Ratzinger, Ruini e Bagnasco. Ed ecco l’effetto disarticolante del richiamo alle Regioni fatto dal capo della Cei. Quanto a Roma elabori pure le sue scelte, noi abbiamo già deciso.

Alle somme, e leggendo con grande attenzione il rapporto letto ai vescovi, Bagnasco sembra voler tracciare un vero e proprio programma di governo, indicando anche lo spirito cui dovrebbero ispirarsi le eventuali soluzioni tecniche da realizzare per Palazzo Chigi. Niente più sostegno a criteri di stabilità, così come è sembrato potersi scorgere nelle esternazioni più recenti del segretario di Stato cardinale Bertone. Nei momenti duri è Ruini che ha il pallino in mano se si spinge a chiedere, irridente, dai microfoni del TG1: “Esiste oggi qualcuno in Italia capace di dettare agende politiche?” Una parte consistente della Chiesa è convinta che no, non esiste un demiurgo laico e che quindi può, essa, concedersi più di una licenza.
Non a caso è Bagnasco a infliggere l’ultima più dolorosa coltellata al malfermo Prodi e ai suoi di governo. Spingendosi, e oltrepassandolo, fin sul limite dell’incidente diplomatico e coinvolgendo in esso il Papa. Sul caso della Sapienza, infatti, impone ai vescovi la sua versione dei fatti. Afferma Bagnasco: “La rinuncia di Benedetto XVI ad andare in visita alla Sapienza ha tenuto conto dei suggerimenti dell’autorità italiana”. La replica asciutta: “Il governo italiano non ha mai suggerito alle autorità vaticane di cancellare la visita del Papa alla Sapienza”.
Dice Bagnasco: “La Chiesa non cerca egemonia e non ha intenzionalità bellica”. I fatti dicono il contrario. Episodio gravissimo che in circostanze normali avrebbe richiesto ben altra attenzione, anche da parte delle istituzioni italiane. C’è confusione nel valutare la reale portata delle mosse della Chiesa. Forse non si è letta bene neppure la manifestazione di solidarietà con il Papa in piazza San Pietro. In nome della trasversalità si è spesso portati a sorvolare, ignorando aspetti da non nascondere. L’appello di Ruini ha portato in Vaticano un po’ di tutto, dalla destra estrema ad alcuni cattolici del centro sinistra. Sull’atto di riparazione rivolto a Benedetto non si discute, ma si può estrarne qualche verità non troppo collaterale. Forzisti e leghisti erano lì soprattutto in funzione anti Prodi. I neofascisti di Forza Nuova hanno potuto ostentare tutto il loro armamentario di svastiche e croci celtiche. Da un dispaccio Ansa si ricava una frase colta a caso tra la folla: “Quando il generale chiama i soldati devono correre”. Quale generale? E chi è ? Colta a caso anche una frase dell’arruffapopoli televisivo Socci: “L’Angelus è la politica di Dio, che ricorda l’annunciazione, il sì di Maria e l’incarnazione di Dio. L’Angelus è politica con la P maiuscola. Politica vera non politichetta. E’ la politica di Dio: annuncia il ribaltamento del potere del mondo”. Sia consentita anche a noi una citazione. “La Chiesa sembra porsi di fronte allo Stato e alle forze politiche italiane come un altro stato e un’altra forza politica; l’immagine stessa della Chiesa risulta appiattita sulle logiche dello scambio, impoverita di ogni slancio profetico, lontana dal compito di offrire ad una società inquieta e lacerata motivi di speranza, di fiducia, di coesione”. Pietro Scoppola, ricordate?

(www.rassegna.it, 23 gennaio 2008)

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