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Moratoria
e caso Veltroni

Chiesa: se
il dialogo cede all'intolleranza

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Moratoria, caso Veltroni, rinuncia a "La Sapienza"

Chiesa: se il dialogo cede all'intolleranza

di Frank Barretti

Forse è proprio lui il pifferaio che mancava e forse sta prendendo la mano anche al Papa. A Milano, Giuliano Ferrara ha fornito l'anteprima di ciò che sarà la campagna moratoria-aborto, una volta preso lo slancio giusto. E' pronto anche lo slogan che gira attorno all'idea "Aborto omicidio perfetto". II tono è quello dello scontro quando si evoca, per assimilazione, "la pratica eugenetica dei medici nazisti" e "la civiltà della Rupe Tarpea" Giuliano è bravo, si sa, e intelligente e ha tutto il resto per farne il provocatore perfetto. In sala la tensione sale, proteste, fischi, un gruppo chiassoso di femministe, i più agitati allontanati di peso.
C'è il vescovile Bondi che se ne sta un po' sulle sue, troppo; e Ferrara se la prende con il Cavaliere: "Spero si decida a uscire da quel riserbo che è anche un'assenza sulle questioni civili e morali". Ma c'è Formiigoni e i giovani di CL che, alla fine, decretano il trionfo: "Ferrara- uno- di- Noi! Ferrara- uno- di. Noi! ". Stanchi di troppo dialogo inconcludente, i ciellini sono pronti a scendere in campo, nelle parrocchie, nelle scuole, nelle università, nei luoghi di ritrovo.

Riferisce La Repubblica che in sala è stata fatta circolare la voce su un recentissimo e segretissimo incontro, ovviamente in Vaticano, tra Ferrara e Ratzinger. Chi sa se è vero. Ma un indizio in tal senso è trapelato, nei giorni scorsi, da un servizio del vaticanista del TG 1, stando al quale appare evidente come il Papa strizzi un occhio assai benevolente all'indirizzo dell'Elefantino. Domanda: il TG1 è o no un luogo fondamentale di informazione del servizio pubblico o non piuttosto un pedissequo ripetitore dei fatti vaticani in versione vaticana? La risposta non compete, in esclusiva, al solo direttore Riotta; è ormai evidente trattarsi di questione strutturale. Quanto ai media, il Vaticano si è assicurato, in servizio permanente effettivo, anche le prestazioni de Il Foglio di ferrariana proprietà, sul quale ci si esercita in una sorta di controcanto dell'Osservatore Romano, con una divisione dei compiti che al lettore» può sembrare occasionale ma che nei fatti risponde stranamente ad una nitida diversificazione del modo di comunicare: allo stimato organo della Santa Sede (guidato dagli ottimi Vian e Di Cicco) l'enunciazione, il grande tema, il nucleo della fede, il deposito della storia; al Foglio l'intuizione, l'approdo alla pratica, la sortita spericolata, il lavoro di mano della divulgazione di livello. Insomma, dare uno smossa al polveroso Palazzo. Con grande efficacia, bisogna dire, fin quasi a eclissare l'Avvenire, giornale della Cei ancora sotto il controllo di Camillo Ruini. Cosi sembra e così è. A quanto si sa non piace a molti, in Curia, essere risucchiati a rimorchio di un ateo-devoto sia pure tra i più talentuosi.

Tira una strana aria, potenzialmente più conflittuale, nel rapportarsi tra Vaticano e istituzioni italiane o parte di esse, in momenti diversi e in sedi diverse. A livello più alto esiste una riconosciuta convergenza di idee e valutazioni pur nel rispetto degli ambiti e dei ruoli, attraverso un tessuto di "sana" laicità; oltre all'innato e generalizzato senso di amicizia. E' però difficile spiegare episodi come quello che molti definiscono, e tra questi con un po' diplomazia lo stesso Vaticano, l'incidente - Veltroni. Il Sindaco di Roma effettua la tradizionale visita per gli auguri del nuovo anno al Santo Padre e viene redarguito come uno studentello per non avere saputo governare e guarire i tanti mali di Roma. Si aspetta se non il plauso, certo, un incoraggiamento. Riceve uno schiaffo e la sentenza pesante di lasciare i cittadini "di fronte al gravissimo degrado di alcune aree della Capitale", di non saper garantire la sicurezza e una vita dignitosa agli immigrati. Insomma, una visione catastrofica che, delineata così, non lascia scampo. E chiede ancora finanziamenti per le scuole e gli ospedali cattolici.
Quanto alle unioni di fatto, fa capire che è ora di accantonarle una volta per tutte. Di liste delle unioni in Campidoglio non si parli neppure. Del resto pochi giorni prima Ruini ha già ottenuto vittoria. Sulla scena della Sala Clementina c'è l'immagine di un Veltroni esterrefatto e amareggiato. Il Sindaco e il leader del PD, a sinistra l'uomo politico più sensibile e più disponibile nell'affrontare l'eterna questione cattolica, costretto a subire l'attacco più ruvido dal capo della chiesa. L'eterno Andreotti sembra incoraggiarlo: "II Papa ha solo rivolto un invito a fare di meglio. Uno stimolo fa sempre bene". Però aggiunge:'"Nella mia vita tutto avrei accettato di fare, fuorché il sindaco di Roma".

Una gaffe di Ratzinger, evidente e colossale, che plana subito nel momento più caotico della politica italiana. Ingerenza? Certo, se si adopera il metro sbagliato. E riserve anche dentro la Chiesa. Talvolta soccorre il miracolo. Che ha due fasi. La premessa: Benedetto XVI compone i suoi discorsi sulla base dei dossier che gli invia il suo Vicario, che ha un nome e cognome, Camillo Ruini. Una voce sostiene che il discorso del Papa è stato scritto, parola per parola, dallo stesso Ruini. Il fatto: il Vaticano volta pagina e chiede scusa. Un po' rituale ma. riconosce che il discorso è stato strumentalizzato. La Sala Stampa del Vaticano licenzia un comunicato ufficiale. Lo stesso Ratzinger parla di Roma umana e accogliente, seppure carica di problemi. Dunque un infortunio? No, una mossa sbagliata ma voluta. Un boomerang e qualcosa di peggio. E' vero che il caso si chiude, almeno per ora, grazie ai buoni uffici del segretario di stato Bertone. Ma nelle stanze di curia si esaminano altri aspetti, altri comportamenti, altre prospettive. Appare chiaro, agli osservatori, essere in atto un conflitto poi non tanto sotterraneo tra Ruini e Io stesso Bertone. Lasciato per pensionamento il vertice della Cei,. Ruini decaderà a breve anche dalla carica di Vicario del Papa. Vorrebbe imporre, come successore, l'attuale segretario della Cei monsignor Betori, indicato come erede, anche come temperamento, di quel progetto culturale del Ruini che non solo non ha raggiunto i suoi scopi ma ha condotto alle soglie di un confronto che nelle prossime tappe potrebbe risultare assai aspro e pericoloso.
A guardar bene, la lezione di una vera laicità non egemonica, non è stata ancora appresa nelle alte sfere della gerarchia. Il Papa dove si colloca? In questi giorni, nei confronti di Benedetto XVI sono state scritte le parole più dure. Afferma il laico-laico Eugenio Scalfari: "Al di là della palese inconsistenza politica e culturale di papa Ratzinger, che da Ratisbona in qua si comporta come un allievo di questo o quel dignitario della sua corte, spostando la barra del timone secondo i suggerimenti che gli vengono dati da chi di volta, in volta lo consiglia, esiste più che mai un disagio profondo nella Chiesa e nel laicato cattolico. La Chiesa di Benedetto XVI. ma anche quella di Giovanni Paolo II, non riesce ad entrare in sintonia con la cultura moderna e con la moderna società. Questo è il vero tema." E' il momento delle grandi difficoltà e delle grandi amarezze. Nel chiudere queste note, giunge la notizia che Benedetto XVI ha rinunciato a compiere la visita, dietro invito ufficiale, all'Università La Sapienza di Roma in calendario giovedì 17 gennaio. La decisione è stata presa, a malincuore e con dolore, dopo la protesta di un folto gruppo di docenti e di studenti. Nel pomeriggio era stata occupata la Facoltà di Fisica, dove si era sprigionata la protesta. Nei giorni scorsi una petizione "contro la presenza del Papa" aveva raccolto migliaia di firme. Le motivazioni venivano ancorate al taglio culturale del pontificato. Contro ogni impedimento a che il Papa pronunciasse il suo discorso alla Sapienza si erano pronunciati proprio esponenti della cultura. Per Dario Fo "dubbi sull'invito ma il diritto di parola è sacro". Adriano Sofri: "Non saprei mai obiettare all'invito al Papa ad ascoltare e dire la sua in qualunque assemblea italiana". Si tratta di cosa molto grave che il capo della chiesa cattolica non possa parlare ed esprimere le sue idee in uno dei più importanti atenei. E' fatto che andrà studiato a fondo perché attiene al grado di convivenza civile, oggi ferme restando le opinioni di ognuno. La parola è la prima risorsa che abbiamo.

(www.rassegna.it, 15 gennaio 2007)

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