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Lavoro minorile, 218 milioni di ragazzi sfruttati

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Il Rapporto Ilo

Lavoro minorile, 218 milioni
di ragazzi sfruttati

L'antidoto è l'istruzione. "Il mondo ha bisogno di 18 milioni di insegnanti". Ma ci sono anche progressi: dal 2002 il fenomeno è calato dell'11%. 28 milioni di bambini sono stati sottratti allo sfruttamento. Passi avanti in America Latina. L'Africa Sub-Saharian è la regione coi maggiori problemi

di Maurizio Minnucci

Istruzione universale, obbligatoria e gratuita in tutto il mondo. Dev’essere questa, secondo l’Ilo (l’agenzia delle Nazioni Unite per il lavoro), la principale risposta al fenomeno dell’occupazione minorile, che coinvolge nel pianeta un bambino su sette. Secondo l’ultimo rapporto dell’organizzazione internazionale del lavoro, nel 2006 il numero di minori sfruttati a livello mondiale è sceso dell’11 per cento rispetto al 2002 (che significa 28 milioni di bambini sottratti allo sfruttamento). La diminuzione più importante si è registrata nelle mansioni più rischiose per la salute, con un calo del 26 per cento (che arriva al 33 nella fascia 5-14 anni). Molto si è già fatto, dunque, e secondo l’Ilo con le giuste politiche, proprio partendo dalla scolarizzazione globale, si potranno eliminare le forme peggiori e più pericolose nel giro dei prossimi dieci anni.

Nonostante il trend positivo, il fenomeno è tuttavia ancora impressionante
. Sono a oggi circa 165 milioni i bambini sfruttati nella fascia 5-14 anni, 218 milioni se consideriamo quelli fino a 17 anni. È l’Africa Sub-Sahariana, con il 26 per cento (pari a circa 50 milioni di minori lavoratori), la regione con più problemi. L’America Latina e i Caraibi spiccano invece per i rapidi progressi: il numero dei minori lavoratori nella regione è sceso di due terzi tra il 2000 e il 2004, con il 5 per cento (5,7 milioni) di minori di età compresa tra i 5 e i 14 anni ancora coinvolti. Anche i paesi industrializzati non sono esenti dal fenomeno: nel 2000 risultavano al lavoro circa 2,5 milioni di minori al di sotto dei 15 anni. Quanto ai settori in cui i bambini-lavoratori vengono impiegati, spicca l’agricoltura con circa il 70 per cento del totale, due su dieci sono attivi nel settore dei servizi, il 9 per cento nell’industria (che comprende anche miniere e cantieri).

A rallentare la fase positiva globale
, avverte l’Ilo, potrebbero essere le recenti tendenze dell’economia internazionale. «L’impennata dei prezzi alimentari costituisce uno choc per le famiglie più povere, che per colmare il gap di reddito potrebbero essere costrette a ricorrere di più al lavoro minorile», ha spiegato Furio Rosati, coordinatore del progetto dell’Ilo “Capire il lavoro minorile”, nel corso della presentazione del rapporto nella sede dell’organizzazione in via Panisperna, a Roma. La crescita dei prezzi dei beni alimentari, infatti, potrebbe tradursi in un sostanziale aumento della povertà nei paesi a basso reddito, nei quali «a volte – sottolinea Rosati – si “usano” i figli come una sorta di assicurazione contro imprevisti, e in periodi di crisi li si manda a lavorare».

Stando ai dati più recenti dell’Ilo, sono 72 milioni i bambini in età da scuola primaria non scolarizzati,
mentre le bambine hanno ancora meno possibilità rispetto ai coetanei maschi. Tra gli iscritti a scuola, non tutti in realtà la frequentano regolarmente, e spesso iniziano a lavorare già da piccoli. In molti paesi, poi, mancano le strutture per i bambini con più di 12 anni, i quali perciò sono più vulnerabili ed entrano nel mercato del lavoro con più facilità. Ma anche l'insegnamento deve migliorare in qualità, osserva l’Ilo, ricordando che nel mondo c’è bisogno di 18 milioni di nuovi insegnanti nella scuola primaria se si vuole raggiungere l'obiettivo dell'istruzione primaria universale entro il 2015.

Investire nell’istruzione è una scelta economica efficace
. Uno studio dell’Ilo segnala che l’eliminazione del lavoro minorile e la sua sostituzione con l’istruzione universale offrirebbe enormi benefici dal punto di vista economico, superiori di circa sei volte ai costi necessari per realizzare l’impresa, e genererebbe l’11 per cento di reddito in più all’anno. A tale riguardo l’Ilo fornisce con precisione le cifre: il costo stimato per la definitiva abolizione è di 760 miliardi di dollari su un periodo di 20 anni circa, i benefici in termini d’istruzione e salute si stimano in oltre 4.000 miliardi di dollari. In Cambogia ad esempio, secondo l’organizzazione, il costo totale per l'eliminazione delle peggiori forme di lavoro minorile è compreso tra i 45 e i 70 milioni di dollari.

«Se vogliamo realizzare i nostri obiettivi
– conclude Rosati – è necessario aggredire il lavoro minorile con misure immediate ed efficaci, che da un lato riducano la vulnerabilità delle famiglie, dall’altro creino un sistema d’incentivi per favorire l’abbandono del lavoro da parte dei bambini e il loro ingresso nell’istruzione». Per concentrare l’attenzione dell’opinione pubblica, l’Organizzazione internazionale del lavoro ha deciso di dedicare a questo argomento la settima “Giornata contro il lavoro minorile”, che si celebra in tutto il mondo il 12 giugno.

(www.rassegna.it, 11 giugno 2008)

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