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Concluso lo sciopero Nike. 20 mila operai tornano in fabbrica

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Concluso lo sciopero Nike
20 mila operai tornano in fabbrica

di Maurizio Minnucci

Oltre 20.000 operai hanno scioperato per due giorni in una fabbrica del Vietnam che produce calzature per la Nike, per ottenere salari più alti. Lo stipendio attuale dei dipendenti è di 59 dollari (pari a 37 euro), cioè un terzo del costo di un paio di scarpe in occidente. A motivare la protesta degli operai è soprattutto l'impennata dell'inflazione, che sta riducendo drasticamente il loro potere d'acquisto. Si tratta della mobilitazione più imponente da quando il paese asiatico, nel 1976, fu ufficialmente riunificato sotto il controllo del governo del nord con il nome di “Repubblica Socialista”, e la notizia è rimbalzata sui siti di Cnn, Washington Post e Wall Street Journal.

Lo sciopero si è concluso oggi (2 aprile), come ha riferito Nguyen Thi Dung, responsabile sindacale, il quale ha affermato che “tutti gli operai hanno ripreso questa mattina il loro lavoro”. L'aumento richiesto era di 200.000 dong (circa 8 euro), pari al 20 per cento dell'attuale retribuzione, come “aiuto finanziario supplementare a causa dell'aumento generalizzato dei prezzi”. Alla fine, sempre secondo le parole di Nguyen Thi Dung, “i lavoratori hanno accettato l'aumento di 100.000 dong proposto dall'azienda”.

Tuttavia l'impianto resterà chiuso ancora tre giorni in seguito a una violenta rissa che si è verificata quando gli operai hanno cominciato a rientrare al lavoro, a dimostrazione che il clima, nonostante l'accordo raggiunto, è ancora teso.

Lo stabilimento si trova a Ching Luh, nella provincia meridionale di Long An, e produce circa il 12 per cento delle 75 milioni di calzature che Nike assembla in Vietnam. È in funzione dal 2002 e impiega 21.000 persone, soprattutto giovani donne provenienti dalle campagne circostanti. Si tratta di uno dei dieci siti autorizzati con un contratto della multinazionale americana a produrre scarpe da ginnastica. Ma secondo una politica seguita dal colosso americano, non è posseduto direttamente dalla Nike. La proprietà è infatti riconducibile a imprenditori taiwanesi, legati da un contratto di fornitura in esclusiva per il marchio americano. “Riconosciamo l'impatto che l'impennata dell'inflazione ha avuto sulla popolazione vietnamita e speriamo che la situazione si risolva velocemente e senza problemi”, aveva dichiarato nei giorni scorsi Chris Helzer, portavoce della Nike, sottolineando come i lavoratori che scioperavano fossero già pagati oltre il minimo sindacale.

La Nike delocalizza in Vietnam un terzo di tutta la sua produzione mondiale di scarpe, attraverso una cinquantina di fabbriche in subappalto che utilizzano manodopera a basso costo. Già in dicembre, l'azienda americana aveva dovuto affrontare uno sciopero che aveva coinvolto oltre 10.000 persone. Per le stesse motivazioni, lo scorso novembre, una protesta simile si è svolta negli stabilimenti della Nike in Corea del Sud.

(www.rassegna.it, 2 aprile 2008)

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