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Le tutele per la maternità

Sono una dipendente di una ditta privata e ho una bambina di tre mesi che mi piacerebbe accudire almeno fino al suo primo compleanno. Come posso fare?
Il Testo Unico per la tutela della maternità e paternità, Dlgs 151 /2001, offre due soluzioni. La prima consiste in un “congedo parentale” di sei mesi da utilizzare in modo continuativo o frazionato anche in periodi brevi, retribuito al 30% nel settore privato e interamente valido ai fini pensionistici. La seconda possibilità è relativa al permesso giornaliero di un’ora se l’orario è inferiore a 6 ore, di due ore se l’orario è pari o superiore a 6 ore. Questi permessi orari, di cui si può usufruire fino ad un anno di età del figlio, sono retribuiti interamente, quindi non incidono negativamente sul salario ma, ai fini del calcolo della pensione, sono invece considerati in misura ridotta. E’ necessario quindi valutare attentamente le due opportunità: per questo è consigliabile la consulenza che può essere fornita dal Patronato Inca Cgil.


Sono un’insegnante in procinto di adottare un bambino di 8 anni di nazionalità italiana. E’ vero che ci sono delle novità favorevoli per le adozioni?
Il precedente Governo, con la finanziaria di quest’anno, per incentivare le adozioni ha equiparato le maternità e paternità adottive a quelle biologiche. Di conseguenza la prima novità favorevole consiste nella durata del periodo di astensione obbligatoria dal lavoro che, per chi adotta, diventa di cinque mesi, a decorrere dall’entrata in famiglia del bambino adottato; ed ancora l’innalzamento del limite di età dai sei anni, prima previsti, fino alla maggiore età come per le adozioni internazionali. Il congedo parentale, fino alla maggiore età, può essere usufruito entro otto anni dall’ingresso in famiglia del minore. I genitori adottivi, non dovendo sottostare all’obbligo del recupero psico-fisico dopo il parto, previsto per la madre biologica, possono alternarsi a loro scelta anche nel periodo di astensione obbligatoria.


Sono un dipendente pubblico ed ho un figlio di quattro mesi. Mi piacerebbe trascorrere un periodo a casa per occuparmi del mio bambino. E’ possibile?
I lavoratori padri hanno diritto, a prescindere dalla situazione lavorativa della madre, ad usufruire del congedo parentale per un periodo fino a sette mesi (un mese in più delle mamme), da utilizzare in una sola volta o in maniera frazionata. Lo spirito del legislatore è proprio quello di incoraggiare i padri lavoratori ad occuparsi dei figli. I dipendenti del pubblico impiego, inoltre, hanno ottenuto per contratto che il primo mese di congedo parentale sia retribuito al 100% diversamente dai successivi periodi, utilizzabili fino ai tre anni di età del figlio, che sono pagati al 30%. La mamma ha comunque diritto ad un periodo di congedo che può anche coincidere temporalmente con quello del papà. Quindi la coppia può decidere, a seconda delle proprie esigenze e di quelle del figlio, se usufruire dei congedi insieme o singolarmente.

(www.rassegna.it, 30 maggio 2008)

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Inca Cgil

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