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Tre domande e tre risposte
sul mobbing

Esiste una definizione di mobbing anche se sintetica?
Il mobbing è comunemente definito come una forma di molestia o violenza psicologica, ripetuta in modo iterativo, con modalità poliforme, con caratteri di intenzionalità, per un tempo determinato, arbitrariamente stabilito in sei mesi ma con ampia variabilità dipendente dalle modalità e dalla struttura di personalità dei soggetti. La violenza morale è esercitata con attacchi contro la persona del lavoratore messi in atto da un singolo, generalmente un superiore o, più raramente, da un gruppo di colleghi. La persona del lavoratore viene continuamente umiliata, offesa, isolata e ridicolarizzata anche per quanto riguarda la vita privata. Il suo lavoro è continuamente criticato o addirittura sabotato, le capacità messe in discussione. Infine, sono esercitate continue azioni sanzionatorie, spesso pretestuose, mediante l’uso eccessivo di visite fiscali.

Chi è che attiva un’azione di mobbing e quali sono gli effetti?
Se è chiaro chi subisce il mobbing, non sempre risulta scontato chi siano i fautori dell’azione di mobbing: infatti, se nella maggior parte dei casi l’artefice della persecuzione è il datore di lavoro, può capitare che nelle azioni di mobbing siano coinvolti gli stessi colleghi che, per compiacere il “capo”, si uniscono alla strategia di isolamento e di vessazioni. Gli effetti del mobbing sulla persona possono essere devastanti. Proprio per questo alcuni paesi europei si sono dotati di specifiche leggi per contrastarlo. In Italia si calcola che, secondo le ricerche condotte, il fenomeno del mobbing e in generale delle violenze psicologiche nei luoghi di lavoro interessi in tutti i settori produttivi circa un milione e mezzo di milioni di lavoratori; cifra che, tenendo conto dei familiari delle vittime, porta a oltre 3 milioni le persone coinvolte dal mobbing.

Cosa sta facendo il sindacato per contrastare il fenomeno del mobbing?
In questi anni abbiamo registrato un consistente aumento di coloro che si rivolgono al sindacato affermando di essere vittime di mobbing. La Cgil, quindi, ha aperto nelle Camere del lavoro appositi sportelli per fornire assistenza sindacale, psicologica e legale ad un numero sempre maggiore di lavoratrici e lavoratori. Dal punto di vista scientifico, così come sul piano giurisprudenziale, il fenomeno del mobbing appare ormai approfondito e definito in maniera precisa. Tuttavia, si tratta di un fenomeno che spesso viene confuso con le più “tradizionali” (ma non per questo meno odiose) azioni di dequalificazione professionale. In realtà, perché si possa parlare di mobbing, è necessario che ricorrano determinati presupposti, che venga riscontrato un danno alla salute e che questo possa essere messo in relazione all’azione persecutoria svolta sul posto di lavoro. 

(www.rassegna.it, luglio 2008)

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