Uno studio del dipartimento Settori produttivi Cgil

In aumento le ore di "cassa" Cgil, è una crisi che può allargarsi

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Un'analisi del Dipartimento Settori produttivi Cgil

In aumento le ore di "cassa"
Cgil, è una crisi che può allargarsi

di Maurizio Minnucci

Vento di crisi sulla ripresa dell’attività produttiva. Nel mese di maggio si è registrata una forte impennata delle ore di cassa integrazione: sono state oltre 16 milioni (+4 rispetto ad aprile), equivalenti a circa 2 milioni di giornate lavorative. Lo sottolinea uno studio del dipartimento Settori produttivi della Cgil, precisando che le regioni più colpite sono la Lombardia, il Veneto, il Friuli, le Marche, la Puglia (dove l’incremento è stato superiore al milione di ore). Secondo i calcoli dell'Osservatorio, le ore perdute corrispondono a 383.498 persone che non lavorano per un mese intero, alle quali sarà corrisposto solo l’80 per cento di una busta paga già colpita dall'aumento dei prezzi.

«L’emergere di fenomeni che riguardano l’auto, elettrodomestici e altri settori, lo vedremo ancora di più da settembre, è esattamente figlio della diminuzione del reddito disponibile per i lavoratori dipendenti e i pensionati», spiega la segretaria confederale della Cgil Susanna Camusso a rassegna.it. «Se si va avanti così – afferma – rischiamo davvero l’allargamento della crisi. Che non sarà limitata ai luoghi di produzione, ma potrà colpire il terziario, l’agricoltura, i contoterzisti, le piccole imprese, l'artigianato. Lo si vede già con la contrazione dei consumi primari, compresi i dati negativi sui saldi estivi». 

Secondo la dirigente sindacale occorrono due risposte: «Da un lato bisogna intervenire con strumenti generali di tutela: non è ipotizzabile che l’unico strumento resti quello degli ammortizzatori in deroga, c’è bisogno di un nuovo sistema di regole. Dall’altro, serve una politica anticiclica, per evitare che la congiuntura internazionale si sommi a quelle interna: aiutare la capacità produttiva del paese è l’unica soluzione per uscire dalla crisi».

Le difficoltà maggiori si registrano nel settore del legno (+112,64 per cento di ore di “cassa”), aumenti significativi riguardano pure chimica, pelli e cuoio, trasporti, commercio. In totale l’aumento complessivo delle ore di cig, nel periodo gennaio-maggio, è stato del 7,33 per cento.

«I motivi della crisi vanno cercati anzitutto nel quadro internazionale – riprende Camusso – e ciò significa la necessità di riorganizzarsi per tornare a competere sul mercato. Ma ci sono anche altre ragioni. Prendiamo il Polo di Porto Marghera, dove la multinazionale Ineos disattende le promesse d’investimento, col rischio che salti tutta la filiera della chimica italiana».

«È chiaro – insiste la segretaria Cgil – che a questo punto bisogna rimettersi a discutere di politica industriale: servono scelte che sostengano investimenti, ricerca e innovazione, per riqualificare i settori. Non mi riferisco soltanto alla chimica. Penso ad esempio alle telecomunicazioni, su cui non si può assistere inermi alla spartizione di un ex monopolio tra ulteriori monopolisti protetti». Camusso ricorda infine che «il precedente governo aveva provato a intervenire con “Industria 2015”», quello attuale «ha tutt’altri presupposti». E conclude: «Mi piacerebbe capire se l’esecutivo abbia davvero un’idea di politica industriale dentro cui affrontare anche le singole vicende».

(www.rassegna.it, 25 agosto 2008)

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