Della Valle 'gratifica' i dipendenti

I premi unilaterali
di Mr Tod's

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Della Valle 'gratifica' i dipendenti

I premi unilaterali di Mr Tod's

“Per la prima volta i 1400 euro sono stati dati da Della Valle a tutti i dipendenti e sono la conseguenza della pressione esercitata dai lavoratori”. Lo ha dichiarato Valeria Fedeli, segretaria nazionale della Filtea Cgil, commentando la 'gratifica' di 1.400 euro erogata unilateralmente oggi dal patron Diego Della Valle ai lavoratori della Tod’s. Il Gruppo Tod's ha infatti deciso di assegnare ai suoi 1.700 dipendenti un premio "in considerazione - si legge in una nota aziendale - dell'oggettiva difficoltà nella quale versano i lavoratori per la reale perdita del potere di acquisto del loro salario". Prosegue la nota: "Il Gruppo Tod's, riconoscente per la dedizione al lavoro e per il rispetto che i suoi dipendenti hanno sempre dimostrato, comunica che riconoscerà la somma di 1.400 euro per l'anno 2008 ad ogni lavoratore del gruppo".

Un emolumento a senso unico, elargito da parte di un imprenditore da sempre poco propenso al negoziato, nel quale la Cgil scorge il profilo del comportamento antisindacale. Nel corso di una conferenza stampa tenuta oggi ad Ancona, infatti, Valeria Fedeli ha chiesto "perché Della Valle non si mette a discutere intorno a un tavolo?”. Fedeli ha poi rimarcato che “questo bonus non ha a che vedere con il rinnovo del contratto nazionale” e dimostra “l’isolamento di Della Valle che non ha precedenti nel sistema moda Italia: è un’eccezione in negativo, rappresenta una concezione padronale, tipicamente ottocentesca”. Insomma, il gesto del patron della Tod’s “significa che non riconosce la dignità e la democraticità della rappresentanza sindacale, collettiva del lavoro, e chi viene eletto dai lavoratori”. In tal senso, “Della Valle deve rispondere alla Rsu, al sindacato, all’opinione pubblica ma anche a Confindustria, perché lui si rifiuta di sedersi attorno a un tavolo. Questo è preoccupante”.

Ma, continua Fedeli, ci sono altri due fatti da evidenziare. Il primo: con la Rsu eletta nello stabilimento di Vallina (Firenze) è stato negoziato un buono mensa che però, poi, Della Valle si è rifiutato di firmare, e lo ha, ancora una volta, trasformato in scelta unilaterale, in regolamento interno, e non frutto riconosciuto di un accordo. “Insomma, questo è un sistema”, secondo la sindacalista. Il secondo fatto riguarda alcune aziende di Della Valle dove in alcune buste paga (specie per i neoassunti) c’è una cifra forfetaria di 120 euro definita con la clausola: Patto di conglobamento. “Bisogna tuttavia verificare – ha spiegato Fedeli – cosa copre; forse, impropriamente, delle regole e delle maggiorazioni orarie previste dal contratto nazionale. In ogni caso, questi 1.400 euro per il 2008 non possono certo coprire gli arretrati o l’integrativo. Sarebbe utile a tutti se Della Valle facesse il suo ruolo, lasciando al sindacato e alle Rsu il proprio. A ciascuno il suo mestiere”.

Sergio Spiller, segretario nazionale della Femca Cisl, ha paragonato Della Valle a Berlusconi, sostenendo che “questo comportamento rappresenta uno spartiacque tra un buon sistema di relazioni sindacali e una concezione padronale del lavoro”. Qui, dunque, “è in gioco il ruolo del sindacato e ci sono di mezzo il contratto nazionale e integrativo. Della Valle è come un padrone ottocentesco che nega ai lavoratori la capacità d’intervenire in modo autonomo. Ma Della Valle, volente o nolente, dovrà capire di doversi sedere attorno a un tavolo alla pari”.

“L’iniziativa di Della Valle rischia di confondere il confine tra il diritto alla contrattazione e la regalia tipica di imprenditori paternalistici e non certo moderni. Chiediamo a Confindustria Marche se questo è un modello generale che si vuole affermare, e che è ovviamente in contrasto con una qualsiasi ipotesi di relazioni industriali fondate sulla legittimazione reciproca delle parti”. A dirlo è Gianni Venturi, segretario generale Cgil Marche.

(www.rassegna.it, 28 gennaio 2008)

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