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L'emergenza non è finita

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Un convegno della Cgil Venezia

Amianto: l'emergenza non è finita

Per alcuni esperti fino al 2040 continueranno a registrarsi casi di asbestosi e mesotelioma. Il periodo di latenza delle patologie, infatti, può durare fino a 40 anni. E negli anni 80 si lavorava ancora esposti all'amianto.

La relazione di Sergio Lihard al convegno "'I luoghi di lavoro a maggiore esposizione: i risultati della sorveglianza sanitaria. Il nuovo protocollo regionale: quale possibile vertenza?"

di Sergio Lihard
Segreteria Cgil Venezia

Tre anni fa, 14 febbraio, in questo cinema, lanciammo la campagna di tutela sindacale per gli ex esposti all’amianto dal titolo: “Estendere e rafforzare la sorveglianza sanitaria”, invitando al convegno alcuni interlocutori, che anche oggi, hanno accettato l’invito, portando un contributo che qualificherà sicuramente l’iniziativa odierna.
 
Vorremmo, oggi, fare il punto della situazione, forti di un’esperienza prodotta dal lavoro del Patronato Ina, dell’Ufficio vertenze, della contrattazione regionale, ma soprattutto dai punti di riferimento delle leghe dello Spi, che nel territorio, rappresentano importanti punti di riferimento informativi per pensionati ex esposti.
 
Vorremmo riformulare una vertenza coinvolgendo le Categorie della CdlM e i servizi Cgil, costituendo un gruppo di lavoro permanente in grado di concretizzare obiettivi, informazione, contrattazione. Siamo ancora certi di essere in presenza dell’allarme amianto, le cui fibre, come ormai tutti sanno, sono responsabili di effetti a lungo termine sulla salute ed in particolare a carico dell’apparato respiratorio. Le malattie più rilevanti sono: fibrosi polmonare (asbestosi), tumore polmonare, placche pleuriche, mesotelioma. Le prime due forme di malattie insorgono per esposizioni elevate, le altre due possono comparire anche a seguito di bassa esposizione. La latenza tra l’inizio dell’esposizione e la comparsa della asbestosi varia da 10 a 20-30 anni. Il mesotelioma ha una latenza di 30-40 anni.
 
Più volte abbiamo ribadito e condiviso le conclusioni del rapporto Registro nazionale mesoteliomi e cioè “…l’esigenza di non procrastinare oltre la messa a punto di un sistema adeguato di sorveglianza epidemiologica della patologia tumorale. Risiede nell’ormai consolidata convinzione che nel nostro paese, come in altre nazioni europee, è in atto un’epidemia di malattie polmonari dovute all’esposizione dell’amianto-killer. Ciò è testimoniato sia dai dati di mortalità che quelli di incidenza rilevabili da varie fonti statistico-epidemiologiche e dai numerosi studi nazionali ed internazionali riportati in letteratura. I principali fattori che hanno influito sui notevoli livelli di esposizione ad amianto in Italia sono stati i crescenti e consistenti consumi di questo materiale, le non trascurabili carenze igieniche protrattisi per lungo tempo in numerosi settori produttivi e la tardiva messa al bando dell’uso dell’amianto nei diversi processi tecnologici. Tali condizioni hanno lasciato inoltre la possibilità di crescita dell’incidenza e della mortalità dei casi di mesotelioma…”.
Poiché la latenza del mesotelioma è in media 30 anni, attualmente stiamo rilevando gli effetti neoplastici di esposizione, quasi tutti di origine lavorativa, avvenuta negli anni ’60 e ’70. Dal momento che in Italia i consumi di amianto risultano crescenti fino a ridosso degli anni ’80, il gettito atteso dei casi è destinato, nel migliore dei casi, a rimanere sugli attuali livelli per almeno 10-15 anni, e, secondo alcuni esperti, persino nel 2040.

La messa al bando dell’amianto non ha risolto questo grave problema. Allo stato attuale, certo è, che queste esposizioni risultano particolarmente insidiose poiché si verificano in soggetti totalmente inconsapevoli del rischio che stanno correndo.
 
Il Progress Rapport del Piano Regionale Amianto del Veneto (PRAV) riporta l’elenco delle aziende nel Veneto e nella provincia di Venezia che hanno operato nei settori industriali comportanti le produzioni, lavorazioni o comunque l’impiego dell’amianto nei vari cicli produttivi. 
Si è proceduto ad una suddivisione delle aziende in tre categorie di rischio (alto, medio, basso), registrando nella nostra provincia 10.157 aziende con 57.875 addetti.
I dati per selezione ad alto rischio riportano:
- per l’ULSS 12 Venezia 887 aziende con 7.556 addetti
- per l’ULSS 13 Dolo-Mirano 382 aziende con 1.738 addetti
- per l’ULSS 10 San Donà-Portogruaro 280 aziende con 810 addetti
- per l’ULSS 14 Chioggia 166 aziende con 522 addetti
per un totale di 1.715 aziende e 10.626 addetti ad alto rischio!
 
Da questi dati sono esclusi coloro con esposizione domestica (ad esempio le conviventi che lavavano a casa le tute dei mariti esposti), i soggetti che hanno vissuto in vicinanza di insediamenti produttivi, ecc…
 
I casi identificati con diagnosi di mesotelioma maligno dal 1987 a maggio 2005 registrati nella provincia sono stati 351 pari al 32,1% del Veneto (1093), così distribuiti per ULSS:
34 nella ULSS 10, 210 nella 12, 83 nella 13, e 24 nella 14. In questi tragici dati sono comprensive anche le donne pari al 22,5% del totale (79).
 
I settori lavorativi con elevata frequenza di mesoteliomi in provincia sono in ordine decrescente: cantieristica navale, edilizia, industria chimica, costruzione e manutenzione di impianti industriali, movimentazione merci al porto, marittimi, produzione di alluminio, ecc.
 
In Italia, la sorveglianza sanitaria degli ex esposti è un argomento su cui si dibatte molto. La “…necessità di sottoporsi ad accertamenti sanitari anche dopo la cessazione dell’attività che comporta esposizione all’amianto si scontra con le difficoltà di fornire indicazioni operative immediatamente applicabili. In mancanza di linee guida razionali ed efficaci, esistono posizioni differenti. In questo contesto, le Regioni italiane hanno predisposto indirizzi operativi sulle modalità con cui attuare la sorveglianza sanitaria agli ex esposti…”.
 
Nel documento di linee guida di sorveglianza sanitaria, il Gruppo di lavoro Piano triennale Spisal 2005-2007 si afferma: “…nonostante le prospettive non particolarmente favorevoli sulla reale possibilità e utilità di una diagnosi precoce, la sorveglianza sanitaria degli ex esposti ha sicuramente una giustificazione etico-sociale in quanto permette di dare una informazione capillare sui rischi e favorisce il contatto individuale con coloro che richiedono assistenza e una verifica dello stato di salute. E’ inoltre indubbio che vi siano anche dei risvolti di giustizia sociale in quanto nel corso di questa attività è possibile identificare delle patologie riconducibili alla pregressa esposizione e avviare quindi dei percorsi per il riconoscimento di patologia professionale. Non è inoltre da sottovalutare l’aspetto relativo alla possibilità, in occasione dei controlli sanitari di favorire l’adozione di stili di vita sani ed in particolare la cessazione della abitudine al fumo…”.
 
Valutiamo positivamente l’attivazione di un Registro degli esposti, con l’identificazione nominativa dei soggetti, estrapolandoli da più fonti informative; questo sia per motivi di prevenzione che per quelli epidemiologici.
 
A tutti i lavoratori ex esposti dovrà essere garantita una sorveglianza sanitaria finalizzata alla diagnosi degli effetti non neoplastici della esposizione all’amianto e dovranno essere garantiti:
-         stima della pregressa esposizione attraverso la somministrazione di un questionario;
-         raccolta della anamnesi, visita medica ed esame della funzionalità respiratoria;
-         accertamento radiologico;
-         altri accertamenti o visite;
-         corso gratuito di dissuefazione dal fumo;
-         successivo controllo su richiesta dell’interessato dopo tre anni.
 
 
Sulla sorveglianza sanitaria, vorremmo far chiarezza per quei lavoratori attualmente esposti a rischio amianto, cioè coloro addetti alle attività di manutenzione, rimozione, smaltimento e bonifica di materiali contenenti amianto e quindi lavoratori che hanno frequentato appositi corsi di formazione che li hanno abilitati all’esercizio di attività che comporta appunto il rischio esposizione; e questo alla lice del decreto legislativo 25 luglio 2006, n°257 recante attuazione della Direttiva 18/2003 della CE, ed entrata in vigore dal 26 settembre 2006.
Solo le imprese iscritte in appositi elenchi possono esercitare la attività di demolizione e rimozione dell’amianto e i datori di lavoro a loro volta devono aver ottenuto una abilitazione tramite la frequenza ed il superamento di un apposito corso.
I lavoratori attualmente esposti al rischio amianto devono essere sottoposti a sorveglianza sanitaria da parte del medico competente aziendale: 
-         prima di adibire il lavoratore ad una mansione che comporti una esposizione;
-         periodicamente, almeno una volta ogni tre anni (tale comma è stato a più riprese contestato per la sua eccessiva diluizione);
-         all’atto della cessazione dell’attività comportante esposizione;
-         alla cessazione del rapporto di lavoro.
Le misure di sorveglianza sanitaria, che concorrono assieme ad altre, a tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori, non comportano oneri finanziari a carico del lavoratore e sono pertanto a carico del datore di lavoro. Nel caso di fine rapporto di lavoro in una attività che comporta esposizione ad amianto e di assunzione in altra che non comportino esposizione ad amianto, il lavoratore, anche se sottoposto a sorveglianza sanitaria del medico competente aziendale potrà rivolgersi ai servizi Spisal per essere sottoposto gratuitamente agli accertamenti del caso su sua richiesta. 

 
In virtù di queste considerazioni, noi pensiamo che si debba ricostruire anche nella nostra provincia una vertenza con queste centralità:
-         si deve garantire l’assistenza gratuita a tutti i pensionati, lavoratori dipendenti o autonomi, sia che siano occupati in altre attività o in conizione di sospensione o disoccupazione, e che dichiarino una pregressa attività con esposizione all’amianto e che facciano richiesta di essere sottoposti a sorveglianza sanitaria;
-         tutti gli ex esposti individuati vanno informati ed invitati;
-         la sorveglianza sanitaria va svolta con le migliori tecniche e tecnologie attualmente a disposizione per una più esatta diagnosi precoce;
-         i Patronati si devono far carico di favorire la diffusione dell’informazione relativa alla possibilità di accedere ai servizi Spisal per ottenere gratuitamente l’assistenza e la sorveglianza sanitaria;
-         ogni richiesta di sorveglianza sanitaria, presentata ai servizi Spisal per il tramite di uno dei Patronati, deve essere accompagnata da copia del modulo per la sottoscrizione del patrocinio;
-         i Patronati collaboreranno con i servizi Spisal per la ricostruzione degli elenchi di ex esposti;
-         i servizi Spisal ed i Patronati della provincia imposteranno un sistema di monitoraggio continuo delle pratiche in corso e valorizzino momenti di confronto su casi di particolare criticità;
-         si cercherà di coinvolgere i Medici di Medicina generale per la segnalazione di casi specifici e di contributo alla raccolta di informazioni.
-         Si dovranno aumentare le risorse e gli organici dei quattro Spisal per garantire in tempi ragionevoli il servizio di sorveglianza sanitaria.
 
Per ultimo vorremmo denunciare ai dirigenti degli Spisal questo dato negativo: che nonostante siano stati individuati dalle OO.SS e dai Patronati diverse centinaia di ex esposti nella provincia, gran parte di loro non sono stati chiamati né alla prima visita, né alla somministrazione del questionario.
 
Ringrazio i gentili ospiti per aver accolto gentilmente il nostro invito, e quanti caparbiamente hanno voluto questa iniziativa per facilitare un diritto come quello della salute.

(www.rassegna.it, 15 febbraio 2008)

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