SICUREZZA

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L'approvazione definitiva del Cdm

Sicurezza sul lavoro,
il decreto è legge

Il Consiglio dei ministri ha approvato in via definitiva il decreto legislativo sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Con il via libera da parte del governo viene attuata anche l'ultima parte della legge delega 123 dell'agosto scorso. "Ce l'abbiamo fatta con un lavoro straordinario, che anticipa di due mesi la scadenza della delega", questo il primo commento del ministro del Lavoro Cesare Damiano: "E' un atto dovuto al Paese, su cui abbiamo cercato di costruire più larghe convergenze con le parti sociali e il Parlamento. E' un testo fra i più avanzati nelle legislazioni europee e anche oltre".

'Un fatto davvero importante e positivo per le lavoratrici e i lavoratori. Un passo avanti sulla strada della sicurezza, che ha comportato un grande e responsabile impegno da parte del governo, in particolare dei ministeri del Lavoro e della Salute, con un costante confronto con le Regioni, le parti sociali e le Commissioni parlamentari di Camera e Senato'. A dirlo sono i segretari confederali Paola Agnello Modica (Cgil), Renzo Bellini (Cisl) e Paolo Carcassi (Uil). Il provvedimento, per i sindacati, 'presenta rilevanti elementi di novita' su capitoli fondamentali della legislazione, dalla rappresentanza in tutti i luoghi di lavoro alle regole di responsabilita' sul tema fondamentale degli appalti, dal coordinamento istituzionale alla definizione del nuovo sistema informativo, dalla formazione alle attribuzioni dei Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza'. Particolare soddisfazione esprimono Agnello Modica, Bellini e Carcassi 'per l'estensione della tutela ai lavoratori delle piccole e piccolissime imprese attraverso il Fondo per il sostegno ai Rappresentanti territoriali per la sicurezza'.

Il “Testo Unico Salute e sicurezza sul lavoro” si compone di 303 articoli, 12 Titoli e 50 allegati. Con la sua approvazione definitiva viene abrogato il dlgs 626/94. Nel nuovo testo sono infatti comprese tutte le norme già presenti del decreto del 1994, oltre ovviamente a una serie di altre misure che già esistono in materia di cantieri, vibrazioni, segnaletica, rumore, amianto, piombo.

Si tratta di una riforma attesa da anni e di grande valore economico e civile. Con questi provvedimenti si ridisegna il quadro dei diritti dei lavoratori, visto che la prima novità importante riguarda l’estensione a tutte le prestazioni lavorative delle direttive sulla sicurezza. Con il Testo unico si sancisce infatti il principio in base al quale il lavoratore deve essere tutelato in quanto tale, a prescindere dalle dimensioni dell’azienda in cui opera, dal sesso e dalla nazionalità. Perfino se si lavora da casa – con il telelavoro – saranno applicate norme aggiornate alle rapide modificazioni del mercato del lavoro e della sua organizzazione generale. Si garantisce cioè “l’uniformità della tutela delle lavoratrici e dei lavoratori sul territorio nazionale”. La tutela deve essere garantita – altro principio fondante – “attraverso il rispetto dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali, anche con riguardo alle differenze di genere, di età e alla condizione delle lavoratrici e lavoratori immigrati”.

Per quanto riguarda il campo di applicazione delle norme sulla sicurezza si prevede una generalizzazione a tutti i tipi di contratto, compresi quelli a progetto, a termine, a collaborazione. Insomma le regole sulla sicurezza si applicano a tutti i lavoratori e lavoratrici “subordinati e autonomi”, fatta la sola eccezione dei lavoratori che effettuano prestazioni occasionali di tipo accessorio (ai quali si applica l’articolo 70 del decreto legislativo 276 del 2003). Sono quindi esclusi “i piccoli lavori domestici a carattere straordinario, compresi l’insegnamento privato supplementare e l’assistenza domiciliare ai bambini, agli anziani, agli ammalati e ai disabili” (articolo 3). Si applicano invece all’area del cosiddetto telelavoro, cioè a tutti “i lavoratori subordinati che effettuano una prestazione continuativa di lavoro a distanza”.

Da oggi in poi anche i lavoratori a progetto beneficeranno delle stesse tutele di ogni altro lavoratore, se inseriti nei luoghi di lavoro del committente. In generale il principale “obbligato” nel contratto di somministrazione è l’impresa utilizzatrice, che ha quindi il dovere di informare e formare il lavoratore e di scrivere il documento rischi.

La norma prevede esplicitamente delle sanzioni, che possono arrivare fino all’arresto tramutabile in ammenda (da 5 a 15 mila euro), per quei datori di lavoro che non ottemperino agli obblighi sulla sicurezza. Ma solo in caso di incidenti mortali, quando vengano riscontrate responsabilità da parte dell’azienda per incidenti che provocano morti e feriti, sono previste sanzioni amministrative fino a un milione e mezzo di euro con la sospensione dell’attività. Scattano poi – solo in questi casi – l’interdizione alla collaborazione con la pubblica amministrazione e la possibilità di partecipare a gare d’asta e ad appalti pubblici.

Si applicano insomma sanzioni di pari passo con il diritto penale, come in ogni altro campo. Al centro dell’attività imprenditoriale si pone l’obbligo di rispettare le norme sulla sicurezza. E si pone al centro dei rapporti di lavoro l’obbligo a rispettare la vita e l’integrità dei lavoratori.

Vengono inoltre attribuiti ai Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza compiti e funzioni precise. Gli Rls con la riforma potranno essere eletti in tutte le aziende a prescindere dal numero dei dipendenti. In sostanza ai lavoratori è data la possibilità di avere una rappresentanza che vigili sulla corretta applicazione delle norme (obbligatorie) sulla sicurezza.

Infine c’è da mettere in rilievo il vero cuore dei nuovi provvedimenti. Non si tratta infatti di “sorvegliare e punire”, quanto di far crescere una nuova cultura della sicurezza. Per questo l’impianto della legge 123 e ora del decreto attuativo si basa sulla prevenzione, l’informazione e la formazione. È vero che sono state definite per legge le sanzioni (in caso contrario la legge sarebbe un puro precetto morale), ma è anche assodato che la vera battaglia contro la strage continua del lavoro si gioca sulla prevenzione. I veri obblighi stanno dunque nella stesura dei documenti sui rischi e nell’organizzazione pratica del lavoro.

(www.rassegna.it, 1 aprile 2008)

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