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"Infortuni in calo dell'1,5%" Ma sono dati provvisori

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Nel 2007 235 vittime nei cantieri

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"Infortuni in calo dell'1,5%"
Ma sono dati provvisori

di Carlo Ruggiero

Secondo l’Inail, nel 2007, i caduti sul lavoro in Italia sono stati 1.232, il 4,64% in meno rispetto all’anno precedente, mentre anche gli incidenti non mortali hanno subito un lieve calo: sono scesi dell'1,5% rispetto a quanto avvenuto nel 2006. E’ questo il quadro che emerge dalle prime stime diffuse dall'Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro, pubblicate sul foglio mensile “Dati Inail”. L'Inail spiega che dalle tabelle pubblicate si conferma la "tendenza al ribasso che si registra oramai da diversi anni in Italia". In particolare, nel 2007, gli infortuni sul lavoro denunciati sarebbero 914.600 "con un decremento molto consistente in agricoltura, nell'industria e nei servizi. Complessivamente negli ultimi cinque anni gli infortuni sul lavoro sono diminuiti dell'8%. Ma se si tiene conto dell'occupazione, che nel frattempo è cresciuta del 6%, il decremento diventa del 13,3%. Una stima tendenzialmente positiva, dunque, ma che cozza fortemente con le tre morti sul lavoro che si sono registrate nella sola giornata di ieri, a Ragusa, Rimini e Vicenza. Tanto che la stessa Inail non manca di sottolineare che "il miglioramento ancora non soddisfa", poiché gli infortuni sono "sempre troppi".

Di certo si tratta di dati che devono essere interpretati con prudenza, in primo luogo perché non sono né completi né definitivi, e in secondo luogo perché conteggiano esclusivamente gli infortuni denunciati all’Istituto. “E’ evidente che ci siano ancora molti casi non definiti, per avere un quadro completo bisogna aspettare la conclusione delle procedure di trattazione di tutte le pratiche” – sottolinea Diego Alhaique, responsabile politiche internazionali salute e sicurezza della Cgil nazionale – “e poi per capire effettivamente quanti siano gli infortuni sul lavoro in Italia bisogna considerare anche un’enorme quota di evasione dall’obbligo di denuncia, che si registra soprattutto nel Sud del Paese”.

Considerazioni avvalorate dalla stessa Paola Agnello Modica, segretaria confederale della Cgil con delega alla sicurezza, che spiega: “Normalmente verifichiamo che tra i dati provvisori e quelli definitivi c’è uno scarto piuttosto significativo. Queste cifre devono essere dunque consolidate prima di essere considerate valide. A noi, però, interessa qualcosa di più. Vogliamo un’efficace politica di prevenzione, vogliamo capire dove, come e perché avvengono gli infortuni. Anche ieri, nel comitato direttivo della Cgil, è stato ribadito l’impegno dell’organizzazione per la sicurezza sul lavoro, sia sul fronte legislativo, seguendo i lavori sul testo unico sulla sicurezza, sia nella nostra attività quotidiana, nella pratica sindacale”.

Insomma, la prevenzione prima di tutto. D’altro canto, secondo Alhaique, “gli infortuni sono tutti statisticamente prevedibili e quindi prevenibili. E’ per questo che i numeri sugli incidenti in Italia sono impressionanti: l'obiettivo del 25% di infortuni in meno entro il 2012, che un anno fa la Commissione europea ha fissato per tutti i Paesi Ue resta ancora lontanissimo”.

L’inefficace politica di prevenzione del nostro Paese è confermata anche dalle cifre provvisorie dell’Inail: a fronte di 14,377 miliardi spesi nel 2007 per prevenire gli infortuni, si registra un costo sociale dei danni pari a 45 miliardi, il 3% del Pil. Si tratta di "un costo enorme”, che spinge l'Istituto ad affermare come il ricorso alternativo alle pratiche di prevenzione “sia auspicabile anche da un punto di vista strettamente economico”.

 

(www.rassegna.it, 17 gennaio 2008)

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