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Il veto di Confindustria

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La legge delega approvata nel 2007

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Testo Unico / L'accordo mancato tra governo e parti sociali

Il veto di Confindustria

di Paolo Andruccioli

Sulla sicurezza il governo Prodi non molla. I ministri del centrosinistra con i loro staff stanno cercando di portare a termine tutto quello che era stato avviato dal punto di vista legislativo. Molte cose importanti, in generale, sono sospese o appese a un filo. Basti pensare alla riforma della Bossi-Fini sull’immigrazione, tanto per fare un esempio. Alcune questioni che erano state messe in agenda non sono arrivate neppure in Consiglio dei ministri o alle Commissioni parlamentari. Altre, invece, hanno fatto parecchia strada e sono arrivate molto vicino al traguardo. Uno dei punti certi su cui l’esecutivo sta concentrando in questi giorni la sua attenzione riguarda proprio la sicurezza sul lavoro, tema che ha segnato drammaticamente i mesi finali della legislatura, ma anche questione su cui c’è stato l’impegno costante (e della prima ora) del centrosinistra. Sulla riforma delle norme e sul Testo Unico si è lavorato infatti – come tutti ricorderanno - sin dai primi giorni di vita del governo Prodi nel 2006. Molto è stato fatto da allora e in fondo in poco tempo. Ma la crisi politica ha fatto precipitare tutto e ora ci si trova a dover fare una corsa – oltre che contro il tempo – anche a ostacoli. Le norme approvate a luglio con il Testo Unico hanno bisogno infatti dei decreti attuativi, che avrebbero dovuto basarsi sull’accordo tra le parti. Finora però è fumata nera.

Sul Titolo primo non si è ancora trovato l’accordo tra governo e parti sociali. In particolare le resistenze – come sappiamo dalla cronaca di queste ore – sono da addebitare alla Confindustria e alle associazioni datoriali nel loro complesso. Sono arrivati segnali preoccupanti, che riguardano non tanto il merito della sicurezza sul lavoro (nessuno osa dire in pubblico che ci vuole meno sicurezza nei posti di lavoro), quanto il metodo – lo schema – con cui si pensa di applicare le nuove norme. Da quello che si è potuto capire cercando di interpretare le dichiarazioni degli industriali, emerge un vero e proprio scontro di potere. Quello che disturba è il potenziale spostamento di poteri di controllo dalle imprese ai rappresentanti dei lavoratori e in particolare ai Rappresentanti della sicurezza, sia a livello di azienda, sia a livello territoriale. Il governo, come hanno spiegato i sottosegretari Antonio Montagnino (lavoro) e Gian Paolo Patta (salute), ha dovuto prendere atto “che non esistono sui temi della bilateralità e della rappresentanza elementi di convergenza tra Confindustria e i sindacati, e si assume la responsabilità di decidere, tentando di definire un testo che sia equilibrato, applicabile, efficace e che tenga conto il piu' possibile delle diverse posizioni".

Sono due i principali punti di contrasto tra imprese e sindacati riguardo al Titolo I del Testo Unico. Il primo riguarda – come detto - la bilateralità, ovvero il giudizio  sugli organi paritetici con compiti di formazione. Il secondo punto di scontro riguarda poi direttamente la rappresentanza in azienda degli Rls. I sindacati, infatti, hanno chiesto che questo tema rientrasse a pieno titolo all'interno del decreto legislativo, mentre la Confindustria, d’accordo con le altre associazioni imprenditoriali, ha chiesto che fosse rimandato alla contrattazione. I sindacati confederali chiedono “che sia messo per iscritto che nelle aziende dove non è garantita la presenza degli Rls gli Rlst, ovvero i rappresentanti per sicurezza del territorio, possano svolgere un'analoga funzione". Opposta la posizione di Confindustria: “Mancano ancora troppi elementi per una valutazione complessiva”. Niente leggi, dunque, e rinvio alla contrattazione.

Che cosa succederà ora? Vediamo il possibile iter del Testo unico. Dopo il no degli industriali il governo si è rimesso subito in moto. Per lunedì o al massimo martedì 12 febbraio saranno predisposte tutte le carte, ovvero i testi da presentare al prossimo Consiglio dei ministri per il varo della delega. I testi passeranno quindi subito agli uffici legislativi che dovranno fare la verifica finale. Il testo andrà dunque in Consiglio dei ministri, presumibilmente tra il 21 e il 22 febbraio prossimi. Il Consiglio varerà il decreto legislativo che poi dovrà passare l’esame (nient’affatto scontato) delle Commissioni Lavoro di Camera e Senato. Solo passato quest’ultimo ostacolo, il decreto legislativo di applicazione del nuovo sistema della sicurezza potrà tornare a Palazzo Chigi per il varo definitivo. Solo allora sarà legge. E solo in quel momento il Testo Unico sulla sicurezza sarà completo e applicabile in tutti i suoi aspetti.

 

(www.rassegna.it, 8 febbraio 2008)

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