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Clima pesante a Terni

Le relazioni tra Rsu e azienda azzerate dopo Torino.
“Il management non ha mai detto fino in fondo la verità

di Fabrizio Ricci

Incredulità, sdegno, incertezza. A Terni – già sede madre della ThyssenKrupp Ast (3.400 dipendenti considerando anche le controllate), presto sede unica di tutte le attività del gruppo tedesco in Italia – si respira un clima pesante. Da una parte infatti c’è lo sbigottimento generato dalla tragedia di Torino e alimentato dalle incredibili dichiarazioni contenute nel memoriale segreto della Thyssen, rivelate in parte da Il Corriere della Sera. Dall’altra, c’è il grande bisogno di avere certezze sul futuro, sugli impegni già presi da tempo dalla multinazionale, decisivi non solo per il territorio ternano e per l’Umbria, ma per l’intero sistema-paese.

Il problema però – come spiega il segretario generale della Fiom Cgil di Terni, Gianfranco Fattorini – sta negli interlocutori che si hanno davanti. “Uno degli aspetti più inquietanti che emerge da questa tragica vicenda è lo scoprire che il management di Tk-Ast non ci ha mai detto fino in fondo la verità. Quello che abbiamo letto sui giornali, le parole contenute nel cosiddetto ‘memoriale segreto’, mai smentite e dalle quali solo tardivamente alcuni dirigenti hanno preso le distanze, ci lasciano di stucco.

A questo punto – continua il segretario della Fiom ternana – viene da chiedersi quale sia il vero volto dei nostri interlocutori: quello di chi in questi mesi ha rassicurato circa gli investimenti, il futuro del sito produttivo e il rapporto con il territorio, oppure quello di chi ha scritto quelle parole vergognose, dimostrando un totale disprezzo anche per il sindacato e per il suo ruolo?”.

È chiaro che nel secondo caso, se davvero il modo di ragionare del management italiano è quello che emerge dai giornali, allora per la Fiom di Terni è molto difficile trovare margini di confronto con questa controparte. Meglio portare la questione a un livello nazionale, visto che “è l’intero sistema-paese che deve interrogarsi su come confermare l’impegno produttivo e occupazionale del gruppo in Italia”.

Intanto, in viale Brin il clima si è fatto davvero pesante. “In fabbrica circola una specie di fobia – racconta Michele Dettori, coordinatore della Rsu Tk-Ast – la questione sicurezza è sulla bocca di tutti e vengono alla luce problemi che fino a un mese fa venivano sottaciuti. I lavoratori chiedono risposte e noi tentiamo di incalzare l’azienda, ma il problema è che non abbiamo più davanti un interlocutore. Le relazioni tra Rsu e management si sono azzerate dopo Torino e c’è un’evidente difficoltà da parte loro a dare risposte rispetto ai fatti che vengono alla luce sui giornali”.

Questo immobilismo dell’azienda, accompagnato da decisioni affrettate e comportamenti contraddittori, secondo Dettori, non lascia presagire nulla di buono. “Il fatto che manchi una reazione all’altezza di un grande gruppo multinazionale quale è ThyssenKrupp genera ansia e preoccupazione tra i lavoratori. Si teme un disimpegno del gruppo nei confronti di Terni e dell’Italia. E visto che abbiamo scoperto che questo management è capace di tenere nascosti documenti inquietanti, come quello scoperto nei giorni scorsi, è difficile fare affidamento sugli impegni presi in passato”.

Dunque, c’è un rischio di “fuga” della multinazionale tedesca dall’Italia? “Non credo a scenari così inquietanti – taglia corto il segretario della Fiom ternana – anche perché questo insediamento è determinante per le strategie economiche e produttive dell’azienda nel settore degli acciai speciali. Tuttavia credo fermamente che sia necessario confermare e attuare fino in fondo il progetto industriale che si era andato prefigurando negli ultimi mesi, per poter guardare oltre il 2008-2009 con maggiori certezze. Poi – aggiunge Fattorini – c’è l’altra grande priorità: serve un nuovo approccio alla gestione dell’insieme del gruppo Tk-Ast. Sicurezza, ambiente lavoro, relazioni industriali e sindacali sono questioni sulle quali non possiamo più tergiversare”.

D’altronde, nell’agenda del sindacato ternano, già in tempi non sospetti, la questione delle relazioni industriali con Tk-Ast occupava il primissimo posto. Proprio Fattorini, in un documento datato primo agosto 2007, scriveva: “Le relazioni che oggi sono in campo non sono più sufficienti. Il sindacato e i lavoratori sono chiamati sempre di più a prendere atto di scelte e decisioni immodificabili. Questo non va bene, è una limitazione del ruolo e delle funzioni che ci spettano, che spesso porta a rotture, lacerazioni e conflitti, con prezzi altissimi che pagano in primo luogo i lavoratori”.

(www.rassegna.it, 25 gennaio 2008)

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