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Elezioni / Due candidati nel Pd

Nerozzi e Passoni salutano la Cgil

di Carlo Gnetti

Paolo Nerozzi e Achille Passoni lasciano la segreteria confederale della Cgil per candidarsi nelle liste del Pd. Una scelta che rimanda ad alcune questioni centrali nella vita del sindacato, come il rapporto con la politica, i programmi in materia di lavoro, le diverse culture che si confrontano nell’arena politica. Passoni sgombera subito il campo da equivoci: “Non c’è rapporto tra la nostra candidatura e l’autonomia del sindacato – spiega –. Chi si candida lascia il sindacato. Del resto l’autonomia è così geneticamente istitutiva della Cgil che non è possibile metterla in crisi”. Se di autonomia si parla, è piuttosto l’autonomia del sociale rispetto alla politica che va riconfermata. “Il ruolo dei corpi intermedi è essenziale – sottolinea ancora Passoni –. Da questo punto di vista oggi la politica ha un compito impegnativo: quello di portare a sintesi tutte le istanze di una società complessa che tende a individualizzarsi”.

Lo scenario che fa da sfondo alle elezioni viene così messo a fuoco da Paolo Nerozzi: “La fase iniziata nell’89-92 è terminata. Oggi ci troviamo di fronte a una forte crisi istituzionale e a due fenomeni apparentemente contrapposti: da un lato un paese quasi privo di una missione e per molti versi spaccato in due – Nord-Sud, giovani-vecchi, lavoratori dipendenti-lavoratori autonomi, attivi-pensionati, operai-pubblico impiego –, dall’altro riaggregazioni politiche nei due campi che presuppongono un ruolo più incisivo della politica. Questo obbliga il sindacato non solo all’autonomia ma anche a un forte rapporto unitario, che di per sé è garanzia di autonomia. Oggi più che mai unità e autonomia camminano insieme. Un’autonomia che, come insegnava Trentin, dev’essere programmatica. Il sindacato ha avuto una funzione di coesione sociale perché sul welfare e poi sul fisco, e in prospettiva sulla contrattazione, avanza proposte autonome, che non vanno a rimorchio di altri”.

Aggiunge Passoni: “Il sindacato è interessato a una soluzione della crisi politica e istituzionale. In questi anni ci siamo spesso trovati di fronte a governi fragili, tenuti in piedi da maggioranze composte da partiti eterogenei, e ciò ha reso complesso il lavoro del sindacato. Ecco perché è importante il fatto che il Pd abbia aperto una fase nuova, tesa a costruire forme più solide e durature di rappresentanza politica”. In questo nuovo scenario di carattere generale, quale attenzione ai temi del lavoro i due sindacalisti si aspettano di trovare nel partito democratico?

“Il programma del Pd sul tema del lavoro è articolato – osserva Nerozzi – e tiene conto delle nostre piattaforme unitarie”. “La novità importante – aggiunge Passoni – è che il Pd assume il lavoro come asse centrale della sua politica e anche del suo radicamento sociale. Un fatto di enorme rilievo per un mondo del lavoro che in questi anni si è trovato spesso orfano di rappresentanza politica”.

Entrambi ribadiscono che la discussione sull’articolo 18 non va riaperta e che il capitolo si è chiuso definitivamente dopo la manifestazione del 23 marzo 2002 al Circo Massimo. Entrambi insistono poi sulla necessità non di ridurre ma semmai di ampliare i diritti previsti dallo Statuto dei lavoratori.

“Una legge che ha 40 anni ed è di grande attualità non meno della Costituzione che ne ha 60 e che abbiamo dovuto difendere due anni fa con un referendum – ricorda Passoni –. Se il mondo del lavoro è così cambiato e fasce consistenti sono escluse dalle tutele, la soluzione non è togliere qualcosa a chi ha poco ma dare di più a chi ha meno, tenuto conto delle diversità che si producono”.

“Quando questa legge fu approvata – aggiunge Nerozzi – non poteva certo contemplare diritti del lavoro e diritti civili che hanno acquisito una rilevanza crescente nel tempo con lo sviluppo della società. Basti pensare alla formazione, alla lotta alle discriminazioni sessuali, alla frammentazione, alla precarizzazione. Spesso su questi temi ha prevalso un’impostazione ideologica che non ha aiutato a risolvere i problemi reali delle persone”. “Attenti piuttosto a non a non dare letture stiracchiate – avverte Passoni – e a rincorrere le dichiarazioni di questo o quell’altro che mettono l’accento su punti diversi”.

Non può mancare a questo punto l’accenno a una questione che ha prodotto polemiche nel sindacato: la candidatura di Massimo Calearo. Al riguardo Passoni è lapidario: “Accettando la candidatura nel Pd Calearo ne accetta il programma e fa una scelta di campo. Siamo in una democrazia, in un nuovo secolo e abbiamo a che fare con nuove forme della politica. Cambiare idea è segno di intelligenza e non vedo ragioni per gridare allo scandalo”.

Se questo è lo scenario in cui i due sindacalisti si apprestano ad operare, qual è all’inverso il patrimonio che Nerozzi e Passoni portano in dote lasciando la Cgil dopo una lunga militanza? È Nerozzi a rispondere: “Non ci dev’essere cesura tra ciò che uno si appresta a fare e ciò che ha detto e fatto fino a qualche giorno prima nella sua attività precedente. Il mio impegno quindi sarà quello di portare avanti gli interessi dei pensionati e dei giovani. Anche se cambiano i ruoli, nella vita politica occorrono mediazioni come quelle che uno è abituato a fare nel sindacato”. Infine Nerozzi ci tiene ad aggiungere una nota personale che riguarda anche il suo rapporto con Rassegna Sindacale: “Da quando nel lontano ’76 ho iniziato a lavorare per il sindacato in un consiglio dei delegati, ho sempre avuto come filo conduttore – anche nella stragrande maggioranza dei miei contributi a Rassegna – il valore dell’unità. Un valore che è stato patrimonio di tutta la Cgil ma in particolare di tre persone che hanno inciso sulla mia formazione: Vittorio Foa, Luciano Lama e Bruno Trentin. In questa Italia così frantumata il valore dell’unità acquista un significato di identità e di coesione nazionale ancora più necessario, che non va smarrito”.

(www.rassegna.it, 12 marzo 2008)

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