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Elezioni / Betty Leone si candida con la Sinistra Arcobaleno

Riportare la politica con i piedi
per terra

di Carlo Gnetti

Betty Leone, segretaria generale dello Spi Cgil, esce dal sindacato per candidarsi alle prossime elezioni politiche nelle liste della Sinistra Arcobaleno. Anche in questo caso, come in quello dei due segretari confederali Cgil Paolo Nerozzi e Achille Passoni, ai quali Rassegna ha dedicato un servizio la scorsa settimana, il passaggio dall’attività sociale a quella politica sollecita una serie di riflessioni. Quali sono innanzi tutto le motivazioni di questa scelta? “Quando si passa dal sindacato alla politica – risponde Betty Leone – si tratta sempre di una scelta complicata. Nel mio caso è una scelta dettata soprattutto dal fatto che, mentre nel sindacato abbiamo a che fare ogni giorno con i problemi materiali delle donne e degli uomini, la politica ha perso concretezza, si è concentrata solo su questioni astratte e istituzionali e quindi ha perso un po’ di vista la realtà. La mia ambizione è aiutare a riportarla con i piedi per terra”.

C’è da credere che chi esce dalla Cgil dopo tanti anni di esperienza sindacale porti con sé un bagaglio che potrà rivelarsi utile nell’attività futura. Al riguardo Betty Leone parte da un’idea precisa: “Sin da quando mi sono iscritta alla Cgil come giovane lavoratrice – racconta – ho avuto chiara l’idea che il lavoro sia la base della dignità umana e il fondamento della libertà e dell’autonomia delle persone. Ciò vale tanto più per le donne, perché è grazie al lavoro che ha potuto costruirsi in tutti questi anni l’emancipazione femminile. Per questo sono convinta che il lavoro debba essere l’asse centrale di una forza politica di sinistra. E in questa chiave diventa fondamentale il rapporto con il sindacato, che rappresenta socialmente il lavoro”.

L’argomento chiama subito in causa il tema dell’autonomia, e al riguardo la sindacalista non ha dubbi: “L’autonomia tra sindacato e politica – spiega – è un elemento che garantisce la democrazia ed è alla base di quella dialettica tra politica e società che sola può essere fattore di progresso. Non esiste una politica senza dialettica e senza conflitti”. Anche per questo – e qui si tocca un punto delicato della discussione in atto nel paese – Betty Leone è convinta che imprenditori e lavoratori non possano convivere nello stesso partito. “Per quanto rispettabili, gli interessi degli imprenditori sono diversi da quelli dei lavoratori. E un partito di sinistra dovrebbe stare dalla parte di questi ultimi”.

Sono questi i valori e le convinzioni che Betty Leone porterà nel suo bagaglio e investirà nella prossima attività di parlamentare. “Entrando in Parlamento – promette – mi impegnerò nella battaglia per pensioni dignitose per tutti, per una loro rivalutazione che contrasti la perdita di potere d’acquisto, e per una relazione positiva tra pensioni, salari e prezzi. Al riguardo proprio in questi giorni assistiamo a fatti speculativi che creano problemi alle persone”. Vi è poi una questione sulla quale Betty Leone intende concentrare la sua battaglia, specie dopo l’esperienza maturata nel sindacato dei pensionati: l’invecchiamento della popolazione. “È un fatto strutturale delle società occidentali post industriali – spiega –, che richiede una nuova idea della distribuzione della ricchezza, del welfare, dello sviluppo. Un’idea che conosca anche un senso del limite e nella quale sia contemplato l’utilizzo della risorsa anziani per costruire il benessere delle persone piuttosto che seguire il mito di una crescita illimitata che crea disuguaglianze”. Ma il primo atto che Betty Leone intende fare nella sua veste di parlamentare sarà quello di ripresentare la legge di iniziativa popolare sulla non autosufficienza: “Una battaglia che pensavamo di avere già vinto e che invece va rilanciata”.

(www.rassegna.it, 21 marzo 2008)

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