illustrazione di Mario Ritarossi

Elezioni 2008

Tutti i risultati

Tre milioni di voti e nove punti percentuali separano le due principali alleanze che si presentavano per governare il paese: vince Berlusconi, anche grazie alla netta affermazione della Lega al Nord. Male la Sinistra arcobaleno, che non ottiene il quorum e resta fuori dal Parlamento. (leggi tutto)

Mappa, la nuova composizione della Camera

Mappa, la nuova composizione del Senato

Come si vota

Elezioni politiche: Camera dei deputati e del Senato della Repubblica. Elezioni amministrative: nelle regioni a statuto ordinario si rinnovano otto presidenti e consigli provinciali (Asti, Varese, Massa Carrara, Roma, Benevento, Foggia, Catanzaro, Vibo Valentia) e 426 sindaci e consigli comunali (di cui nove capoluoghi di provincia: Brescia, Sondrio, Treviso, Vicenza, Massa, Pisa, Roma, Viterbo, Pescara). Nelle regioni a statuto speciale si vota per i presidenti e degli organi consiliari in Sicilia e Friuli Venezia Giulia, dove si eleggono anche il presidente e del consiglio di una provincia e i sindaci di otto comuni.

Il sistema elettorale

Se non è il peggior sistema elettorale, poco ci manca. Non a caso si chiama "porcellum", dopo che il suo stesso padre, il leghista Roberto Calderoli, lo definì una "porcata" durante una trasmissione televisiva. Ideato da un centrodestra che si dava a torto per sconfitto in vista delle elezioni del 2006, è un sistema congegnato per mettere in difficoltà chi vince ma non stravince le elezioni, rendendo scarsamente governabili i due rami del Parlamento. Se alla Camera, infatti, il premio di maggioranza che garantisce la governabilità è stabilito in base ai risultati nazionali raggiunti dalle forze politiche, al Senato invece si calcola regione per regione, il che genera una scarsa omogeneità. A questa stortura si aggiunge poi il meccanismo delle liste bloccate, elaborate dai partiti senza che i cittadini possano scegliere i propri candidati né esprimere preferenze tra i nomi elencati in lista.

Le liste e i programmi

Al voto nell'epoca del neopopulismo elettronico

di Michele Prospero

E’ possibile cominciare a leggere il decennio del maggioritario senza gli occhiali deformanti delle ideologie ufficiali che hanno suonato il piffero della cosiddetta rivoluzione italiana? Il carattere destrutturato dei nuovi partiti non va interpretato come il trionfo dell’innocenza dell’opinione pubblica e della società civile attenta ai beni pubblici. Gli interessi materiali e il vile denaro non hanno mai pesato nella politica italiana come nel ciclo del maggioritario

La prima campagna elettorale completamente mediatizzata

di Carlo Ruggiero

Quella che stiamo vivendo dal 6 febbraio scorso è la campagna elettorale più breve dopo quella del 1987. Ma soprattutto, com’era stato facilmente profetizzato da molti, è la campagna elettorale più “mediatizzata” della storia repubblicana italiana, ben più di quella del 2006 che pure deteneva finora questo record. Mai come in questi mesi è infatti apparso chiaro quanto gli studi televisivi abbiano definitivamente scalzato le piazze e le sezioni di partito come luogo privilegiato per il dibattito politico. A meno di una settimana dal voto, di fatto, gli unici manifesti che riempiono ancora le strade sono quelli degli "incerti", i candidati inseriti in lista immediatamente a ridosso di quelli che secondo i sondaggi hanno "l'elezione in tasca". Sono quasi del tutto assenti dalle strade delle nostre città i temi della competizione elettorale, quelli che caratterizzano gli schieramenti, mentre in televisione si assiste ad un continuo via vai dei vari candidati premier e di slogan rinnovati di settimana in settimana.

Una proposta semiseria: diamo il diritto di voto agli animali domestici

di Davide Orecchio

Oltre 44 milioni di potenziali elettori da convincere senza promesse impegnative. Senza programmi e slogan vincenti. A loro non interessa se l’Ici sarà abolita o no, se le tasse caleranno, se ci sarà più lavoro e pagato meglio e tutelato. Nemmeno comprendono la nostra lingua, dunque non è necessario usare parole. Il loro voto si otterrebbe con mezzi più semplici. Tanti pregi cui si aggiunge il più importante, cioè che sono molti: sette milioni di cani, otto milioni di gatti, mezzo milione di roditori addomesticati (criceti, topolini d’India eccetera) e tanti altri. Possibile che nessun guru, nessuno spin doctor o scienziato statistico l’abbia ancora proposto agli schieramenti politici? Sconsolatamente, dobbiamo risponderci che purtroppo è vero: nell’aprile del 2008 l’Italia si appresta a vivere la sua ennesima esperienza elettorale senza che gli animali domestici abbiano ancora il diritto di voto. Un’insensatezza. Sono o non sono i migliori amici dell’uomo?

Veltroni e Berlusconi si giocano la vittoria rincorrendo il consenso di una manciata di elettori indecisi (persone senza volto ma delle quali si percepisce una trasudante ostilità a qualsiasi partito, una riottosità connaturata, un’irriducibile e ostruzionistica ritrosia a lasciarsi convincere), mentre trascurano milioni di creature ricoperte di pelo (ma anche senza pelliccia: non dobbiamo discriminare il gatto egiziano), il cui suffragio sarebbe invece determinante. Eppure basterebbe poco per riconoscere a questi esseri un diritto sacrosanto. Vediamo come.

(www.rassegna.it, 7-15 aprile 2008)

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