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Tensione all'Ilva, duemila posti a rischio

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Tensione all'Ilva,
duemila posti a rischio

di Maurizio Minnucci

Clima sempre più teso tra il colosso dell'acciaio Ilva e sindacati. L'ultimo atto, che sancisce lo strappo definitivo, arriva il 21 aprile, quando il gruppo Riva presenta un esposto al magistrato del lavoro chiedendo un risarcimento danni di 100 mila euro e denunciando 27 persone (operai e Rsu dello stabilimento di Genova Cornigliano) per tre giorni di sciopero a sostegno di sette giovani precari. La vicenda inizia i primi di aprile, con la mancata assunzione degli apprendisti: prima il rifiuto dell'azienda siderurgica alla loro stabilizzazione, poi la decisione di assumerne solo cinque per la sede di Novi Ligure, presa scavalcando sigle sindacale ed enti locali. Nelle ultime settimane sono arrivate poi altre novità non gradite ai sindacati: ferie forzate, nuove casse integrazioni, mancati assorbimenti, che hanno portato a una rottura definitiva. Appare sempre più a rischio, infatti, la completa attuazione dell'accordo di programma siglato nel 2005, che prevede la riconversione del sito e la trasformazione in un centro d'eccellenza delle lavorazioni a freddo. Nell'ipotesi peggiore salterebbero almeno 2.000 posti di lavoro.

 “Non ci tiriamo indietro, siamo sicuri di avere ragione – afferma Franco Grondona, segretario della Fiom genovese, parlando della denuncia del gruppo Riva -. Vedremo in tribunale, ma il diritto allo sciopero continueremo a difenderlo sempre. L'azienda chiede i danni affermando che da parte nostra è mancato il preavviso  di 24 ore dello sciopero, fatto che non ci risulta. Ma quand'anche fosse vero, in questi casi il codice interno prevede la decurtazione del premio di produttività, che per intenderci è di cento, non di centomila euro. Anche il 'picchetto' di cui lui parla in realtà è stato solo un normale presidio”. Per la Fiom nazionale, la denuncia all'autorità giudiziaria dell'intera Rsu del sito di Genova è di una “gravità inaudita”. Un atto, si legge in un comunicato della segreteria, “che rappresenta un attacco sconsiderato e arrogante ai legittimi diritti sindacali, oltre a costituire un pessimo segnale di improvviso e immotivato peggioramento delle relazioni”.

“Non posso pensare che la stabilizzazione di sette lavoratori sia il vero problema. C'è troppa sproporzione tra il punto di partenza e la condizione cui si è arrivati”, afferma il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani. “Visto che gli imprenditori non agiscono senza una logica – sottolinea il leader sindacale – l'opinione che ci stiamo facendo è che ci sia dell'altro. Ma venga fuori questo altro. L'atteggiamento di Riva è di altri tempi”. Epifani ha auspicato che torni “il buon senso da parte dell'azienda”, assicurando assistenza alle Rsu: “Cercheremo di spingere l'Ilva a riprendere un filo di razionalità nel proprio comportamento”.

Quando è iniziata la fase di dismissione dei processi “a caldo” gli operai dell'Ilva di Genova erano 2.700, oggi sono poco più di 2.000. Con l'accordo di programma 2005, l'azienda ha ottenuto diversi benefici, prendendo un impegno non solo con i sindacati, ma con l'intera città e con il governo  firmatario di quell'intesa: a fronte di un investimento di 800 milioni di euro, infatti, l'Ilva ha potuto conservare tutta l'area (che si estende per chilometri quadrati in una zona pregiata della città), le banchine, e ottenere la cassa integrazione straordinaria per 650 operai. Da allora, anche a causa di una crisi internazionale del mercato siderurgico, non c'è stato lo sviluppo che si sperava, tanto che la proprietà ha già reso noto che intende chiedere la proroga della “cassa” per un altro anno, presentando il mese scorso un nuovo piano industriale che prevede tagli al personale per 700 unità. A tale riguardo, la posizione espressa dal presidente della Regione Liguria Claudio Burlando è chiara: “Ci auguriamo che l'imprenditore siderurgico rispetti l'accordo di programma, facendo rientrare i lavoratori dalla cassa integrazione secondo passi che possono essere nuovamente concordati, altrimenti dovrà riconsiderare l'assegnazione delle aree in riva al mare e delle banchine”.

(www.rassegna.it, 22 aprile 2008)

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