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Paradosso Sirma: la fabbrica è in salute, ma chiude

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Venezia / 250 lavoratori rischiano il posto

Paradosso Sirma: la fabbrica
è in salute, ma chiude

di Giovanni Pascoli

Sirma: un paradosso e una pericolosa contraddizione del Nordest. Malgrado un “portafoglio ordini” di 10 milioni di euro a gennaio (periodo di stanca produttiva) e una prospettiva di triplicare nei mesi prossimi il giro d’affari in vista delle ordinarie manutenzioni estive di gran parte delle fabbriche, la famiglia Gavioli – proprietaria dell’azienda – decide di liquidare tutto. Solo qualche mese fa aveva annunciato un’entrata in Borsa. Annuncio considerato con sospetto dai sindacati.

Sirma è un’azienda leader nella produzione di materiali refrattari, un’azienda d’eccellenza che rifornisce prodotti a una buona fetta dell’industria metalmeccanica e chimica. Una fabbrica che quindi non ha mai avuto problemi di produzione. E’ all’avanguardia dal punto di vista della tecnologia. Non inquina. Insomma non è una azienda “decotta”, come si suol dire nel pessimo gergo corrente. Eppure la si vuole chiudere, lasciando per strada 250 lavoratori.

La famiglia Gavioli non è nuova a operazioni di questo tipo. Anni fa ha affossato un’altra importante azienda di qualità. Anzi quasi un simbolo delle vittorie sportive del nostro Paese. Si parla della Tencara, la piccola unità produttiva che dava – chiavi in mano – il mitico “Moro di Venezia”, la barca a vela più veloce del mondo. E’ vero che i sogni di Gardini – padrino di quell’avventura e che proclamava “la chimica in Italia sono io” – si sono infranti con il suo suicidio. Ma è anche vero che le strutture di quell’azienda, invidiata da tutti, sono state poi utilizzate come banchine di interscambio merci.

E l’operazione che sta tentando ora la proprietà della Sirma è analoga. Buttare a mare una florida produzione per speculare sulla vendita delle aree destinate a banchina e magari a magazzino. Finora gli incontri in Prefettura, con Comune e Provincia non hanno dato esiti positivi. La volontà è quella di chiudere e vendere. Ci sarebbero già acquirenti. I forni di produzione dovrebbero rimanere accesi per un mese, poi la cassa integrazione. Ma i sindacati dei chimici non ci stanno. Nel corso della Conferenza di Organizzazione della Cgil del Veneto hanno incontrato Guglielmo Epifani, al quale hanno esposto la situazione che si prospetta drammatica da qui a poco. Ancora una volta il leader della Cgil ha ribadito la centralità della produzione manifatturiera, specialmente se è in buona salute. “Pochi giorni fa – ha detto Epifani – abbiamo salutato con favore il parere favorevole del Via sulle produzioni di Ineos che sono un viatico per il rilancio della produzione del Petrolchimico. Oggi siamo di fronte a una scelta cha va in senso opposto. La cosa più grave è che questa scelta è in termini speculativi sulle aree. Noi ribadiamo la nostra linea per Porto Marghera di una sviluppo integrato che deve comprendere il settore manifatturiero, la ricerca e la logistica.”

(www.rassegna.it, 28 marzo 2008)

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