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| Wto, la Conferenza
di Seattle |
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Tutti gli
aspetti
positivi
di un fallimento |
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Nella Conferenza ministeriale dell’Organizzazione
mondiale del commercio (Omc, o, all’inglese, Wto) di Seattle sono
deflagrate una serie di contraddizioni che dovranno essere
attentamente analizzate e tradotte in scelte strategiche sia dai
sindacati, e dall’universo dei soggetti della società civile, sia
dai governi. Prima fra tutte
emerge la contraddizione principale relativa al processo di sviluppo
e a chi e come ne decide gli indirizzi e quindi le regole di
governo. In questo senso si può
dire che molti dei motivi del fallimento di Seattle costituiscono
oggettivamente un risultato positivo. Lo
stesso svolgimento interno della Conferenza e la sua conclusione, e
non solo la protesta al di fuori di essa, hanno affermato
inequivocabilmente l’esigenza di un governo democratico degli
scambi e dell’economia globale e dimostrato l’inadeguatezza dei
tradizionali processi del negoziato commerciale. È emersa la
contraddizione fra le aree forti e l’universo composito del mondo
in via di sviluppo, che ha sortito l’esito di stallo e l’impossibilità
di un accordo generale. Una
situazione preesistente alla Conferenza e chiaramente percepita, ma
alla quale si è cercata una soluzione nei processi tradizionali del
negoziato commerciale, sottovalutando il peso dell’assenza di
carattere democratico delle regole ereditate dai precedenti round
negoziali. Ma il mondo dell’Uruguay round non era lo stesso di
oggi. L’assenza della dimensione sociale e il deficit di
rappresentatività democratica che ne caratterizzarono le
conclusioni sono risultati oggi insostenibili nel momento della
definizione di un nuovo round negoziale in una fase radicalmente
nuova. L’inaccettabilità degli strumenti ereditati dalla
Conferenza di Singapore è emersa a Seattle su tutti i capitoli del
negoziato, soprattutto sui temi non strettamente, o meglio, non
tradizionalmente oggetto di negoziati commerciali. La realtà della
globalizzazione, cioè il nuovo contesto del negoziato, è emersa
negli ultimi anni con tutto il peso dei suoi effetti misurabili
sulle condizioni di vita e di lavoro delle persone e delle
comunità. Quindi le questioni
sociali, dei princìpi democratici fondamentali, dei diritti
irrinunciabili del lavoro, della tutela dell’ambiente e della
salute sono diventate oggettivamente parte dell’ordine del giorno,
quali che fossero le resistenze a inserirle fra i temi del nuovo
negoziato che a Seattle doveva trovare il suo avvio.
Si è arrivati a Seattle con una rappresentazione semplificata e
semplicistica dello scontro di interessi in campo. Da una parte le
economie forti, dall’altra un universo indifferenziato di paesi in
via di sviluppo, gelosamente arroccati in un’ottusa difesa di
vantaggi comparativi centrati sull’assenza di diritti e tutele
fondamentali dei loro cittadini. Si esce dalla Conferenza con la
consapevolezza che il gioco è molto più complicato e che richiede
processi capaci di tenere conto della complessità e di regole
efficaci a governarla. |
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| Internet |
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| A Seattle attraverso la rete |
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Internet come veicolo della grande protesta.
Strumento essenziale della mobilitazione contro il Wto, la Rete ha
offerto a chiunque le volesse tutte le notizie necessarie per essere
coinvolto. Già a settembre l’Afl-Cio aveva esortato, dal suo sito
(www.aflcio.org), a recarsi a Seattle, fornendo indirizzi di
alberghi convenzionati col sindacato, coordinate per gli
spostamenti, recapiti ecc. Nello stesso periodo la Cisl
internazionale ha messo online un lungo documento sull’economia
globale e il Wto ("Costruire i diritti umani dei lavoratori nel
sistema globale degli scambi"). Ma la mappa della mobilitazione
su Internet è illimitata, c’è da perdersi. Un porto da cui in
molti sono partiti alla volta di Seattle è senza dubbio quello del
Global Exchange (www.globalexchange.org), il sito di una Ong
americana che contiene informazioni su mezzi di trasporto e
possibilità di alloggio nella città della Microsoft. Ma non solo:
anche un calendario delle manifestazioni e un decalogo del perfetto
anti-liberista ("Dieci buoni motivi per opporsi al Wto").
Il Direct Action Network (un’associazione di ecologisti e artisti
di strada canadesi e statunitensi), poi, ha un indirizzo
emblematico: Sono loro che hanno organizzato la dimostrazione
ambientalista del 28 novembre, quella in cui la gente sfilava
travestita da farfalle. Tutti ricoperti di ali e antenne a difendere
i diritti degli insetti del pianeta (perché anche loro ne hanno). |
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| La rivolta di
Seattle / Il ruolo della Afl-Cio |
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| Usa, riemerge il sindacato |
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| di Davide Orecchio |
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Alla fine sarebbe stato
lo stesso Clinton a decidere che la conferenza sul commercio
mondiale finisse con un nulla di fatto. Sullo sfondo le elezioni
presidenziali. La tesi dell'affossamento del
summit è sostenuta da fonti europee citate dal "The
Washington Times" più volte
indicato come quotidiano vicino alla Cia.
Secondo il quotidiano statunitense, Clinton avrebbe dato ordine al
rappresentante Usa, Charlene Barshefsky di "staccare la
spina" dei negoziati non appena si è reso conto che l'esito
del meeting non sarebbe stato favorevole agli interessi del paese e
soprattutto non avrebbe soddisfatto i sindacati che sono i
principali sponsor del candidato democratico alla Casa Bianca, Al
Gore.
Vera o falsa che sia questa versione dei fatti, testimonia del ruolo
primario svolto dal sindacato e di un suo ritorno da protagonista
sulla scena politca. Sono arrivati in autobus. I pullman
affittati dall’Afl-Cio, la centrale sindacale americana, entrano a
Seattle la mattina del 30 novembre e scaricano dalle 30 alle 50 mila
persone davanti al Memorial Stadium. Da qui parte la sfida del
sindacato Usa al Millenium Round. Sfilando, i lavoratori protestano
contro le ragioni dei potenti: contro la liberalizzazione senza
frontiere, contro il Nafta (l’accordo commerciale tra Stati Uniti,
Canada e Messico), contro l’intesa tra Cina e Stati Uniti, che
potrebbe compromettere posti di lavoro nel settore tessile e in
quello della componentistica auto.
C’è anche John Sweeney, presidente
dell’Afl-Cio, che parla. "Qui negli Stati Uniti – dice
Sweeney – noi continueremo a lottare sempre e ovunque contro ogni
accordo commerciale che non consideri i diritti dei lavoratori, i
diritti umani, la tutela dell’ambiente e della salute
pubblica".
Seattle invasa, la conferenza del Wto bloccata, e mentre Michael
Moore, direttore generale del Wto, si abbandona a proclami che hanno
del paradossale ("Questa conferenza sarà un successo"),
tutto il mondo assiste a un cambiamento di rotta. Clinton rompe l’assedio
delle autorità e incontra gli agricoltori dello Stato di
Washington. Il presidente riconosce che le politiche commerciali
degli Stati hanno bisogno di un nuovo consenso sociale, che occorre
dunque un dialogo. Ancora Sweeney, all’indomani della
manifestazione sindacale, celebra i risultati della mobilitazione:
"In passato – afferma – non abbiamo mai ottenuto reazioni
simili da alcun organismo governativo, tanto meno dalla Casa bianca.
È un grande passo avanti".
La manifestazione rappresenta anche il punto culminante di un lavoro
di coordinamento e di elaborazione di una posizione comune da parte
della Cisl internazionale, che ha riunito il suo esecutivo a Seattle
nei giorni precedenti la conferenza, schierando sotto le parole d’ordine
della democratizzazione della globalizzazione e della difesa dei
diritti fondamentali del lavoro i sindacati dei paesi
industrializzati e quelli dei paesi in via di sviluppo. Per l’Afl-Cio
e per il suo nuovo gruppo dirigente la manifestazione è anche un
risultato importante sulla strada del rilancio di un ruolo sociale e
organizzativo del sindacato statunitense e di un suo profilo
politico progressista.Certo, nel movimento sindacale Usa, e lo si è
notato anche nelle manifestazioni di Seattle, l’eredità di un
protezionismo tradizionale è ancora forte e e si esprime in una
difesa corporativa delle produzioni statunitensi da parte di alcuni
potenti sindacati di settore, come i camionisti dei teamsters o i
siderurgici. L’Afl-Cio aveva puntato sulla conferenza di Seattle
sin da agosto, quando erano apparsi i primi comunicati e appelli a
mobilitarsi. Poi, a ottobre, il congresso della centrale aveva
adottato una risoluzione dal titolo: "Nuove regole per l’economia
globale". Queste le parole conclusive, inequivocabili: "La
comunità globale è arrivata a un punto di svolta (…). Alla fine
di novembre i rappresentanti dei governi si riuniranno a Seattle per
aprire una nuova fase di trattati commerciali. Dovremo sfruttare
questo momento per imporre una pausa e riflettere sui danni arrecati
dalla globalizzazione. (…) Il Wto deve assumere delle regole
esecutive sui diritti minimi dei lavoratori (inclusi la libertà di
associazione, il diritto di contrattazione collettiva, la
proibizione del lavoro minorile e coatto, la tutela dalla
discriminazione)".
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| La
Conferenza del Wto |
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| Clinton nella citta' assediata |
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| di Davide Orecchio |
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Un compito difficile per il
presidente Clinton, venuto a Seattle per difendere il libero scambio,
far fronte alla imprevista esplosione della protesta e soprattutto all'enorme eco suscitata dai fatti e amplificata da
Internet .
Clinton - in un incontro con gli agricoltori dello stato di
Washington - ha detto che le proteste pacifiche sono nella migliore
tradizione americana, ma la violenza no, quella va condannata. E lo ha
ripetuto nel suo discorso ai delegati del Wto. Sin dal suo arrivo il presidente
aveva dichiarato di volere un confronto con
coloro che stanno protestando: ambientalisti, sindacalisti, agricoltori.
Il suo portavoce Joe Lockhart aveva detto:
"Il presidente continua a pensare che la gente in piazza a Seattle abbia un proprio legittimo punto di vista e
che la si debba ascoltare, dentro e fuori dalle sale riunioni".
La decisione più
rilevante della giornata riguarda una bozza di documento della Ue concordata con altri paesi, in cui
è stata inserita la proposta Usa di affidare il tema delle biotecnologie
a un gruppo di lavoro del Wto. Quello dei cibi transgenici era uno
dei punti su cui l'Europa era in netto disaccordo, e la disponibilità
a discuterne sembra segnare un avvicinamento con gli americani.
Intanto la protesta non accenna a placarsi, anche se oltre 400 arresti hanno
sedato le manifestazioni violente. Nessuno immaginava che
finisse così. Paul Schell, il sindaco di Seattle, ha chiamato la
Guardia nazionale e ha dichiarato lo stato d'assedio (dalle 19 di
martedì sera alle 7,30 di mercoledì, le 16,30 italiane). In
prossimità dell'arrivo del presidente Bill Clinton la situazione andava normalizzata. Per tutta la
notte si sono susseguiti gli scontri tra le forze dell'ordine e i
dimostranti. Sono comparsi i tradizionali strumenti della
"pacificazione": gas lacrimogeni, pallottole di gomma,
manganelli. La cerimonia d'apertura della conferenza è saltata. Erano
previsti i discorsi di Kofi Annan, segretario delle Nazioni Unite, e
di Madeleine Albright, segretario di Stato di Clinton. Dovranno farli
un'altra volta.
Fuori del Convention Center, nel frattempo, in 16 mila hanno sfilato nella manifestazione
organizzata dalla centrale sindacale americana Afl-Cio (che vanta 13 milioni di iscritti): contro la
liberalizzazione senza frontiere, contro il Nafta (l’accordo
commerciale tra Stati Uniti, Canada e Messico), contro l’intesa tra
Cina e Stati Uniti, che potrebbe compromettere posti di lavoro nel
settore tessile e in quello della componentistica auto.
I vertici dell’Icftu (International Confederation of Free Trade
Unions) esigono che la conferenza del Wto metta all’ordine del
giorno il tema degli standard del lavoro e dei diritti sindacali
nell’economia globale. "Se i ministri non risponderanno alla
richiesta ineludibile avanzata dalla popolazione mondiale, avranno
dato inizio alla fine del Wto". Così si è espresso Bill Jordan,
segretario dell’Icftu. Una posizione analoga è stata sostenuta dal
Dgb tedesco.
Domenica, invece, sono sfilati gli ambientalisti. Tutti travestiti da
farfalle, in una dimostrazione organizzata dal "Direct action
network", in difesa degli insetti del pianeta. Basta immaginare
la scena per mettere a fuoco un quadro apocalittico: una città invasa
da gente che sfilava ammantata di ali e antenne, da tassisti che
incrociavano le braccia, da sindacalisti e lavoratori che
manifestavano; e poi, dall’altra parte, ci sono ministri, lobbisti,
personalità politiche, tecnici, economisti, uomini d'affari (come ad
esempio l'immancabile Bill Gates, vicepresidente della conferenza).
Tutti insieme, ad opporre ragioni inconciliabili, nella babele del
Millenium Round. E la protesta si espande: a Londra altri 500 in
piazza, altri scontri.
Questa contestazione la preparavano da mesi. Sindacati, movimenti
d'opinione e verdi si erano dati appuntamento a Seattle nel tam tam
interno alle organizzazioni e su Internet. Eppure neanche loro,
probabilmente, immaginavano uno scontro di questa portata. Come ogni
evento collettivo, le manifestazioni di Seattle hanno travalicato le
volontà individuali rendendo ancora più eclatante l'impatto tra le
ragioni del liberismo e quelle del solidarismo e della tutela
ambientale.
Le strade di Seattle, a questo punto, sono tornate serene, o meglio
deserte. Solo la polizia può circolare nel centro della città.
Clinton è arrivato dunque senza pericoli né rischi di brutte figure
(come quella toccata ad Annan, che non è neanche riuscito a entrare
nel Convention Center a causa dei manifestanti che circondavano
l'edificio).
ll Wto, da parte sua, ha cercato di difendersi. L’organizzazione ha
fatto sapere che gli standard del lavoro e i diritti umani non
rientrano nelle sue competenze. Chi è interessato dovrebbe rivolgersi
ad altri istituti più qualificati, come ad esempio l’Organizzazione
internazionale del lavoro (Ilo). Ma è difficile che la tecnica della
rimessa al mittente possa sedare le polemiche. Michael Moore, intanto,
direttore generale del Wto, continua a puntare sul vertice di Seattle.
Dovrà svolgersi - ha detto - nonostante gli ostacoli, perché
all'ordine del giorno ci sono temi troppo rilevanti. "Questa
conferenza - ha concluso Moore - sarà un successo". |
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