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Tria.gif (854 byte)  LA CONFERENZA DI SEATTLE PRIMA  Tria.gif (854 byte) Tria.gif (854 byte) Tria.gif (854 byte)
Wto
Tutti gli aspetti positivi 
di un fallimeto 
Internet
A Seattle 
attraverso la rete
La rivolta di Seattle
Usa, riemerge
il sindacato
Conferenza  Wto
Clinton nella citta' assediata
Wto, la Conferenza di Seattle
Tutti gli aspetti 
positivi 
di un fallimento

Nella Conferenza ministeriale dell’Organizzazione mondiale del commercio (Omc, o, all’inglese, Wto) di Seattle sono deflagrate una serie di contraddizioni che dovranno essere attentamente analizzate e tradotte in scelte strategiche sia dai sindacati, e dall’universo dei soggetti della società civile, sia dai governi. Prima fra tutte emerge la contraddizione principale relativa al processo di sviluppo e a chi e come ne decide gli indirizzi e quindi le regole di governo. In questo senso si può dire che molti dei motivi del fallimento di Seattle costituiscono oggettivamente un risultato positivo. Lo stesso svolgimento interno della Conferenza e la sua conclusione, e non solo la protesta al di fuori di essa, hanno affermato inequivocabilmente l’esigenza di un governo democratico degli scambi e dell’economia globale e dimostrato l’inadeguatezza dei tradizionali processi del negoziato commerciale. È emersa la contraddizione fra le aree forti e l’universo composito del mondo in via di sviluppo, che ha sortito l’esito di stallo e l’impossibilità di un accordo generale. Una situazione preesistente alla Conferenza e chiaramente percepita, ma alla quale si è cercata una soluzione nei processi tradizionali del negoziato commerciale, sottovalutando il peso dell’assenza di carattere democratico delle regole ereditate dai precedenti round negoziali. Ma il mondo dell’Uruguay round non era lo stesso di oggi. L’assenza della dimensione sociale e il deficit di rappresentatività democratica che ne caratterizzarono le conclusioni sono risultati oggi insostenibili nel momento della definizione di un nuovo round negoziale in una fase radicalmente nuova. L’inaccettabilità degli strumenti ereditati dalla Conferenza di Singapore è emersa a Seattle su tutti i capitoli del negoziato, soprattutto sui temi non strettamente, o meglio, non tradizionalmente oggetto di negoziati commerciali. La realtà della globalizzazione, cioè il nuovo contesto del negoziato, è emersa negli ultimi anni con tutto il peso dei suoi effetti misurabili sulle condizioni di vita e di lavoro delle persone e delle comunità. Quindi le questioni sociali, dei princìpi democratici fondamentali, dei diritti irrinunciabili del lavoro, della tutela dell’ambiente e della salute sono diventate oggettivamente parte dell’ordine del giorno, quali che fossero le resistenze a inserirle fra i temi del nuovo negoziato che a Seattle doveva trovare il suo avvio.
Si è arrivati a Seattle con una rappresentazione semplificata e semplicistica dello scontro di interessi in campo. Da una parte le economie forti, dall’altra un universo indifferenziato di paesi in via di sviluppo, gelosamente arroccati in un’ottusa difesa di vantaggi comparativi centrati sull’assenza di diritti e tutele fondamentali dei loro cittadini. Si esce dalla Conferenza con la consapevolezza che il gioco è molto più complicato e che richiede processi capaci di tenere conto della complessità e di regole efficaci a governarla.

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Wto
n.44 14 dicembre 1999
L'articolo integrale
Tutti gli aspetti positivi di un fallimeto
I siti italiani
Rete di Lilliput - Altritalia
http://www.racine.ra.it/
perglialtri/altritalia/
futuro01a.htm


http://dns.promix.it/
roba/mai/

WWF Italia 
http://www.wwf.it/wto/
index.htm
Rifondazione
 
http://www.rifondazione
.it/giovani/index.html

La vigna di Nabot 

http://users.telemail.it
/nabot/giornata.html
No-WTO 
http://www.rfb.it/no-wto
A-Infos 
http://www.ainfos.ca/it/
 
News multilingue da-per-su anarchici
http://web.tiscalinet.it/
andbene/

Peacelink
http://www.peacelink.it/ 
InterContinental Caravan 99  

http://www.rfb.it/icc
 
Parrocchia S. Croce di Salern
http://missio.w3.to
CTM-Movimondo
http://members.xoom.it/
sudsud/sudsud.html
   
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Internet
A Seattle attraverso la rete

Internet come veicolo della grande protesta. Strumento essenziale della mobilitazione contro il Wto, la Rete ha offerto a chiunque le volesse tutte le notizie necessarie per essere coinvolto. Già a settembre l’Afl-Cio aveva esortato, dal suo sito (www.aflcio.org), a recarsi a Seattle, fornendo indirizzi di alberghi convenzionati col sindacato, coordinate per gli spostamenti, recapiti ecc. Nello stesso periodo la Cisl internazionale ha messo online un lungo documento sull’economia globale e il Wto ("Costruire i diritti umani dei lavoratori nel sistema globale degli scambi"). Ma la mappa della mobilitazione su Internet è illimitata, c’è da perdersi. Un porto da cui in molti sono partiti alla volta di Seattle è senza dubbio quello del Global Exchange (www.globalexchange.org), il sito di una Ong americana che contiene informazioni su mezzi di trasporto e possibilità di alloggio nella città della Microsoft. Ma non solo: anche un calendario delle manifestazioni e un decalogo del perfetto anti-liberista ("Dieci buoni motivi per opporsi al Wto"). Il Direct Action Network (un’associazione di ecologisti e artisti di strada canadesi e statunitensi), poi, ha un indirizzo emblematico:  Sono loro che hanno organizzato la dimostrazione ambientalista del 28 novembre, quella in cui la gente sfilava travestita da farfalle. Tutti ricoperti di ali e antenne a difendere i diritti degli insetti del pianeta (perché anche loro ne hanno).

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Icftu
Direct Action
Lo speciale 
sul Wto a cura del
Seattle Times
Il sito fotocopia 
del Web ufficiale 
del Wto, riferimento  della protesta 
su Internet
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La rivolta di Seattle / Il ruolo della Afl-Cio
Usa, riemerge il sindacato
di Davide Orecchio
Alla fine sarebbe stato lo stesso Clinton a decidere che la conferenza sul commercio mondiale finisse con un nulla di fatto. Sullo sfondo le elezioni presidenziali. La tesi dell'affossamento del  summit è sostenuta da fonti europee citate dal "The Washington Times"  più volte indicato come quotidiano vicino alla Cia.
Secondo il quotidiano statunitense, Clinton avrebbe dato ordine al rappresentante Usa, Charlene Barshefsky di "staccare la spina" dei negoziati non appena si è reso conto che l'esito del meeting non sarebbe stato favorevole agli interessi del paese e soprattutto non avrebbe soddisfatto i sindacati che sono i principali sponsor del candidato democratico alla Casa Bianca, Al Gore.
Vera o falsa che sia questa versione dei fatti, testimonia del ruolo primario svolto dal sindacato e di un suo ritorno da protagonista sulla scena politca.
Sono arrivati in autobus. I pullman affittati dall’Afl-Cio, la centrale sindacale americana, entrano a Seattle la mattina del 30 novembre e scaricano dalle 30 alle 50 mila persone davanti al Memorial Stadium. Da qui parte la sfida del sindacato Usa al Millenium Round. Sfilando, i lavoratori protestano contro le ragioni dei potenti: contro la liberalizzazione senza frontiere, contro il Nafta (l’accordo commerciale tra Stati Uniti, Canada e Messico), contro l’intesa tra Cina e Stati Uniti, che potrebbe compromettere posti di lavoro nel settore tessile e in quello della componentistica auto.
  
C’è anche John Sweeney, presidente dell’Afl-Cio, che parla. "Qui negli Stati Uniti – dice Sweeney – noi continueremo a lottare sempre e ovunque contro ogni accordo commerciale che non consideri i diritti dei lavoratori, i diritti umani, la tutela dell’ambiente e della salute pubblica".
Seattle invasa, la conferenza del Wto bloccata, e mentre Michael Moore, direttore generale del Wto, si abbandona a proclami che hanno del paradossale ("Questa conferenza sarà un successo"), tutto il mondo assiste a un cambiamento di rotta. Clinton rompe l’assedio delle autorità e incontra gli agricoltori dello Stato di Washington. Il presidente riconosce che le politiche commerciali degli Stati hanno bisogno di un nuovo consenso sociale, che occorre dunque un dialogo. Ancora Sweeney, all’indomani della manifestazione sindacale, celebra i risultati della mobilitazione: "In passato – afferma – non abbiamo mai ottenuto reazioni simili da alcun organismo governativo, tanto meno dalla Casa bianca. È un grande passo avanti".
La manifestazione rappresenta anche il punto culminante di un lavoro di coordinamento e di elaborazione di una posizione comune da parte della Cisl internazionale, che ha riunito il suo esecutivo a Seattle nei giorni precedenti la conferenza, schierando sotto le parole d’ordine della democratizzazione della globalizzazione e della difesa dei diritti fondamentali del lavoro i sindacati dei paesi industrializzati e quelli dei paesi in via di sviluppo. Per l’Afl-Cio e per il suo nuovo gruppo dirigente la manifestazione è anche un risultato importante sulla strada del rilancio di un ruolo sociale e organizzativo del sindacato statunitense e di un suo profilo politico progressista.Certo, nel movimento sindacale Usa, e lo si è notato anche nelle manifestazioni di Seattle, l’eredità di un protezionismo tradizionale è ancora forte e e si esprime in una difesa corporativa delle produzioni statunitensi da parte di alcuni potenti sindacati di settore, come i camionisti dei teamsters o i siderurgici. L’Afl-Cio aveva puntato sulla conferenza di Seattle sin da agosto, quando erano apparsi i primi comunicati e appelli a mobilitarsi. Poi, a ottobre, il congresso della centrale aveva adottato una risoluzione dal titolo: "Nuove regole per l’economia globale". Queste le parole conclusive, inequivocabili: "La comunità globale è arrivata a un punto di svolta (…). Alla fine di novembre i rappresentanti dei governi si riuniranno a Seattle per aprire una nuova fase di trattati commerciali. Dovremo sfruttare questo momento per imporre una pausa e riflettere sui danni arrecati dalla globalizzazione. (…) Il Wto deve assumere delle regole esecutive sui diritti minimi dei lavoratori (inclusi la libertà di associazione, il diritto di contrattazione collettiva, la proibizione del lavoro minorile e coatto, la tutela dalla discriminazione)".
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La Conferenza del Wto
Clinton nella citta' assediata
di Davide Orecchio
Un compito difficile per il presidente Clinton, venuto a Seattle per difendere il libero scambio, far fronte alla imprevista esplosione della protesta e soprattutto all'enorme eco suscitata dai fatti e amplificata da Internet . Clinton - in un incontro con gli agricoltori dello stato di Washington - ha detto che le proteste pacifiche sono nella migliore tradizione americana, ma la violenza no, quella va condannata. E lo ha ripetuto nel suo discorso ai delegati del Wto. Sin dal suo arrivo il presidente aveva dichiarato di volere un confronto con coloro che stanno protestando: ambientalisti, sindacalisti, agricoltori. Il suo portavoce Joe Lockhart aveva detto: "Il presidente continua a pensare che la gente in piazza a Seattle abbia un proprio legittimo punto di vista e che la si debba ascoltare, dentro e fuori dalle sale riunioni". 
La decisione più rilevante della giornata riguarda una bozza di documento della Ue concordata con altri paesi, in cui è stata inserita la proposta Usa di affidare il tema delle biotecnologie a un gruppo di lavoro del Wto. Quello dei cibi transgenici era uno dei punti su cui l'Europa era in netto disaccordo, e la disponibilità a discuterne sembra segnare un avvicinamento con gli americani.
Intanto la protesta non accenna a placarsi, anche se oltre 400 arresti hanno sedato le manifestazioni violente. Nessuno immaginava che finisse così. Paul Schell, il sindaco di Seattle, ha chiamato la Guardia nazionale e ha dichiarato lo stato d'assedio (dalle 19 di martedì sera alle 7,30 di mercoledì, le 16,30 italiane). In prossimità dell'arrivo del presidente Bill Clinton  la situazione andava normalizzata. Per tutta la notte si sono susseguiti gli scontri tra le forze dell'ordine e i dimostranti. Sono comparsi i tradizionali strumenti della "pacificazione": gas lacrimogeni, pallottole di gomma, manganelli. La cerimonia d'apertura della conferenza è saltata. Erano previsti i discorsi di Kofi Annan, segretario delle Nazioni Unite, e di Madeleine Albright, segretario di Stato di Clinton. Dovranno farli un'altra volta. 
Fuori del Convention Center, nel frattempo, in 16 mila hanno sfilato nella manifestazione organizzata dalla centrale sindacale americana Afl-Cio (che vanta 13 milioni di iscritti): contro la liberalizzazione senza frontiere, contro il Nafta (l’accordo commerciale tra Stati Uniti, Canada e Messico), contro l’intesa tra Cina e Stati Uniti, che potrebbe compromettere posti di lavoro nel settore tessile e in quello della componentistica auto. 
I vertici dell’Icftu (International Confederation of Free Trade Unions) esigono che la conferenza del Wto metta all’ordine del giorno il tema degli standard del lavoro e dei diritti sindacali nell’economia globale. "Se i ministri non risponderanno alla richiesta ineludibile avanzata dalla popolazione mondiale, avranno dato inizio alla fine del Wto". Così si è espresso Bill Jordan, segretario dell’Icftu. Una posizione analoga è stata sostenuta dal Dgb tedesco. 
Domenica, invece, sono sfilati gli ambientalisti. Tutti travestiti da farfalle, in una dimostrazione organizzata dal "Direct action network", in difesa degli insetti del pianeta. Basta immaginare la scena per mettere a fuoco un quadro apocalittico: una città invasa da gente che sfilava ammantata di ali e antenne, da tassisti che incrociavano le braccia, da sindacalisti e lavoratori che manifestavano; e poi, dall’altra parte, ci sono ministri, lobbisti, personalità politiche, tecnici, economisti, uomini d'affari (come ad esempio l'immancabile Bill Gates, vicepresidente della conferenza). Tutti insieme, ad opporre ragioni inconciliabili, nella babele del Millenium Round. E la protesta si espande: a Londra altri 500 in piazza, altri scontri. 
Questa contestazione la preparavano da mesi. Sindacati, movimenti d'opinione e verdi si erano dati appuntamento a Seattle nel tam tam interno alle organizzazioni e su Internet. Eppure neanche loro, probabilmente, immaginavano uno scontro di questa portata. Come ogni evento collettivo, le manifestazioni di Seattle hanno travalicato le volontà individuali rendendo ancora più eclatante l'impatto tra le ragioni del liberismo e quelle del solidarismo e della tutela ambientale.
Le strade di Seattle, a questo punto, sono tornate serene, o meglio deserte. Solo la polizia può circolare nel centro della città. Clinton è arrivato dunque senza pericoli né rischi di brutte figure (come quella toccata ad Annan, che non è neanche riuscito a entrare nel Convention Center a causa dei manifestanti che circondavano l'edificio). 
ll Wto, da parte sua, ha cercato di difendersi. L’organizzazione ha fatto sapere che gli standard del lavoro e i diritti umani non rientrano nelle sue competenze. Chi è interessato dovrebbe rivolgersi ad altri istituti più qualificati, come ad esempio l’Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo). Ma è difficile che la tecnica della rimessa al mittente possa sedare le polemiche. Michael Moore, intanto, direttore generale del Wto, continua a puntare sul vertice di Seattle. Dovrà svolgersi - ha detto - nonostante gli ostacoli, perché all'ordine del giorno ci sono temi troppo rilevanti. "Questa conferenza - ha concluso Moore - sarà un successo".
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Immagini da Seattle
www.rassegna.it