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| Usa
/ Un rapporto dell'Human Rights Watch |
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| Migliaia di bambini
sfruttati nei campi |
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| di Davide
Orecchio |
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Quasi tutti minorenni,
immigranti o figli di immigranti, si stremano nei campi degli
Stati Uniti a centinaia di migliaia, per una paga iniqua e in
condizioni igieniche e di sicurezza letali. Li rappresenta un
recente rapporto a cura del gruppo internazionale per la difesa dei diritti umani
Human Rights Watch.
Sono prevalentemente sudamericani, i ragazzi impiegati nelle
imprese agricole statunitensi. Stando al rapporto (inoltrato alle
autorità federali), lavorano in media dalle dodici alle
quattordici ore al giorno in un settore tradizionalmente poco
incline ad assicurare salari minimi decorosi e a tutelare i suoi
dipendenti.
I giovani coltivatori sono esposti a diverse insidie.
L'inalazione quotidiana di pesticidi e anticrittogamici li porta
in breve tempo a soffrire di eruzioni cutanee e dermatiti, mal di
testa, nausea, vomito. Disturbi che a lungo andare degenerano in
forme tumorali e danni cerebrali permanenti. In assenza di
strutture sanitarie, di luoghi dove lavarsi, dissetarsi e
detergere il corpo dalle sostanze respirate, i danni
batteriologici si moltiplicano.
Nel settore agricolo, inoltre, gli infortuni sul lavoro sono
elevati e molto gravi. Sono almeno 100 mila all'anno i minori che
si feriscono con strumenti da taglio e apparecchiature pesanti.
E, se il lavoro minorile nell'agricoltura copre solo l'8 per
cento del totale dei giovani impiegati nell'industria americana,
ben il 40 per cento degli infortuni che colpiscono i minori
avviene nei campi.
La paga, poi, è esigua. In media si guadagnano due, tre dollari
al giorno, quando il salario minimo negli Stati Uniti è fissato
a cinque dollari e mezzo.
Oltre ai dati il rapporto ha raccolto una serie di testimonianze.
Questa è quella di Dean (16 anni): «A quattordici anni
raccoglievo le angurie. Le spingevo lungo un percorso, una dietro
all'altra, dalle quattro del pomeriggio alle otto di sera. Questo
perché la mattina facevo un altro lavoro: tagliavo il cotone
dalle quattro fino a mezzogiorno. Poi mi mandavano a casa a
riposare e quindi mi toccavano le angurie. Insomma facevo otto
ore la mattina e quattro la sera. E' un lavoro duro. Tornavo a
casa alle otto, alle dieci andavo a letto, alle quattro mi
svegliavo. A volte svenivo. E dovevo bere litri d'acqua».
«Spesso - racconta invece Flor - mi prendono dei mal di testa
terribili. Ormai sono una parte della mia vita. Vengono ogni
giorno». Non sono disturbi casuali: a quindici anni Flor ha
subito un avvelenamento da monossido di carbonio in una fabbrica
di imballaggi.
La divulgazione del rapporto non è che il primo atto di una
campagna politica. Lo Human Rights Watch, infatti, si è
appellato al Congresso degli Stati Uniti perché modifichi la
legge sul lavoro, il «Fair Labor Standards Act», che concede al
settore agricolo "privilegi" che altri settori non
hanno. Nell'agricoltura, ad esempio, la soglia minima per
lavorare è di dodici anni, mentre nel resto dell'economia
americana è di quattordici. Un altro raffronto: se per svolgere
un'occupazione a rischio è necessario essere maggiorenni, questo
però non vale per il lavoro nei campi, dove si possono svolgere
le mansioni più pericolose anche a sedici anni.
(20 giugno 2000) |
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