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Unità sindacale
Dall'unita' sindacale 
alla "Grande Cisl"
ARCHIVIO 
1989
Marini
La mia Cisl 
1992
D'Antoni

L'unità più vicina
1999
Sole24Ore

Cisl
Sindacato centauro
L'unità sindacale
Dall'unita' sindacale 
alla "Grande Cisl"

Sergio D’Antoni, da un anno segretario della Cisl, (Marini era stato nominato ministro del Lavoro) rilasciò a Rassegna Sindacale un’intervista che anticipava la sua clamorosa (per la reazione entusiasta della platea) sortita sul rilancio dell’unità sindacale all’assemblea dei quadri e dei delegati della Cgil: "Penso a un sindacato unitario, non unico. Non una somma ma un nuovo soggetto che nasca da Cgil, Cisl e Uil. Che sia segnato da una qualità nuova che lo renda protagonista in un processo di cambiamento. In questo senso è necessario rimescolare le appartenenze perché così si costruisce un soggetto che si possa misurare con la democrazia dell’alternanza". Era il 1992, l’anno prima il referendum sulla preferenza unica aveva raccolto un consenso plebiscitario, il Pci scompariva, D’Antoni al Congresso della Cgil proponeva la battaglia per una democrazia dell’alternanza (lanciata da Marini al congresso Cisl dell’89) "come una nuova frontiera del sindacato". A febbraio del ’92 un giudice varcava la soglia del Pio Albergo Trivulzio, ad aprile le elezioni politiche rivelavano un paese che stava cambiando: la Dc sotto il 30 per cento, il decollo della Lega.

Il rapporto tra "nuovo soggetto" sindacale e rinnovamento istituzionale è reso esplicito da D’Antoni nell’intervista a Rassegna: "Siamo in grado a partire dal prossimo autunno di mettere in campo iniziative per affrontare temi certamente complessi per i quali finora avevamo delegato i partiti. Questa delega deve essere ritirata...".

L’idea di rilanciare in tempi stretti l’unità sindacale coglie la Cgil nella fase cruciale del suo percorso di rinnovamento avviato dall’89 con l’affermazione del "sindacato dei diritti e della solidarietà" che mette al centro la tutela della persona superando così la cultura di un sindacalismo a misura della grande industria messo in crisi dai nuovi sistemi produttivi. Un processo che apre contraddizioni interne, che condurrà alle dimissioni di Trentin e alle manifestazioni di piazza a suon di bulloni.

Nel biennio terribile 92-93 (crollo del sistema politico, assassinio di Falcone e Borsellino, crisi economica) il sindacato s’impegna sulla questione dell’unità. La Cgil precisa la sua posizione. Bruno Trentin torna a ripetere in quell’anno su Rassegna che compito del sindacato è quello di "essere uno dei protagonisti possibili di una riforma della società italiana che vada al di là della semplice riforma istituzionale. Soprattutto al di là di una mitica riforma elettorale i cui effetti possono essere davvero importanti solo se si accompagnano a un rinnovamento profondo non soltanto della classe politica ma del modo stesso di fare politica". Il sindacato , diceva, "è considerato da tanti, oggi, come garanzia di una permeabilità, di una comunicazione tra società civile e Stato". E questo è il segno che la Cgil vuole dare al rinnovamento del sindacalismo confederale. A partire dalla democrazia interna e dalla definizione del rapporto con i lavoratori.

Nel 1994 l’impegno per la trasformazione politico-istituzionale del paese comincia a registrare slabbrature. La Dc si scioglie: sotto l’occhio vigile del cardinal Ruini nasce il Partito popolare di Martinazzoli e nel contempo si avvia una diaspora che peserà nelle dinamiche interne al mondo politico cattolico. Berlusconi vince le elezioni, Martinazzoli si dimette. D’Antoni comincia a porre la questione della costruzione di una formazione di centro per recuperare il voto politico moderato.

Si parla (e sarà ufficializzata nell’estate del ’95) di una Fondazione che possa gestire i rapporti della Cisl col mondo politico. Antonio Lettieri propone di allargare la partecipazione a Cgil e Uil, ma non c’è risposta. Larizza, che aveva offerto l’appoggio della Uil ad Alleanza democratica, successivamente proporrà una sua "discesa in campo" e poi ancora grande attenzione per l’operazione politica avviata da Dini.D’Antoni comincia a spingere per accelerare i tempi dell’unità. Alla Conferenza di programma della Cgil propone di indire entro l’estate un’assemblea degli organismi dirigenti Cgil, Cisl e Uil per fissare le tappe della costituente unitaria. Una riunione degli esecutivi unitari vara un documento che dovrà essere la base di una discussione da verificare entro l’anno.

Tra la fine del ’94 e il ’95 lo scontro interno alle diverse anime del Ppi si conclude con l’"operazione Prodi". La candidatura dell’ex presidente dell’Iri passa con qualche malumore e il dissenso esplicito della sinistra Pds. Buttiglione, segretario dopo Martinazzoli, rompe con i popolari. Contraddizioni destinate a pesare sul destino stesso dell’esperienza di governo dell’Ulivo fino alla sua caduta. Nella campagna elettorale del ’96, Cocilovo, uno dei massimi dirigenti Cisl, assume la presidenza dei Comitati Prodi. D’Antoni si spende per la lista Dini.

È in questo contesto che l’iniziativa del leader della Cisl comincia ad assumere contorni strettamente politici e che si tenta di stringere i tempi. A febbraio del ’96, all’Assemblea dei quadri e dei delegati Cisl, D’Antoni parla di scioglimento unilaterale della Cisl ma è costretto a smentire di fronte alla reazione dei delegati che non lesinano critiche per le sue uscite, per le aperture ai sindacati autonomi e la scarsa chiarezza degli obiettivi. Sergio Cofferati nel suo intervento ribadisce l’impegno unitario ma chiede non ci siano equivoci di invasioni di campo né ammiccamenti verso i sindacati autonomi. I delegati applaudono.

Sulla stampa si comincia a parlare di una possibile ascesa di D’Antoni alla guida del Ppi. Al congresso della Cgil il dissenso sulle iniziative del leader della Cisl diventa esplicito, Cofferati accusa Cisl e Uil: "L’idea di trasformare le organizzazioni sindacali in soggetti d’impropria rappresentanza politica (…) la tentazione di superare l’incompatibilità tra carica sindacale e carica parlamentare (…) hanno non soltanto rappresentato un obiettivo rallentamento del confronto sull’unità ma hanno disteso l’ombra lunga del dubbio sulle (loro) reali intenzioni".

D’Antoni confessa all’Avvenire ai primi di gennaio del 1998: "Io lavoro per una riaggregazione nel sociale (attraverso gli accordi con Acli, compagnia delle Opere, cooperative, ndr) per sperimentare concretamente risposte nuove ai problemi…". Certamente non aiutano a dissolvere le ombre del dubbio iniziative come quella preannunciata da D’Antoni, il Forum del sociale, formalmente varato dall’esecutivo della Cisl il 4 giugno del ’98, "come luogo di incontro, dibattito e decisione per avviare un processo di autonomia e di protagonismo della società civile, indispensabile contributo al disegno del nuovo soggetto sindacale unitario". Strano modo di perseguire l’obiettivo unitario soprattutto quando viene tradotto come progetto di "grande Cisl", di chiamata a raccolta delle "espressioni cristiane impegnate nel sociale".

A sospettare i fini politici di tali iniziative non è solo la Cgil. Come per la Fondazione anche per il Forum arrivano critiche da autorevoli padri gesuiti che si chiedono: "Riuscirà la Cisl a mantenere la sua piena autonomia o finirà per trasformarsi in una sorta di cinghia di trasmissione?".E più esplicitamente padre Sorge a proposito del Forum del sociale si domanda: "Impegnandosi in un operazione tendenzialmente politica, non si rischia di snaturare il ruolo specifico del sindacato, il cui fine è la tutela dei lavoratori?". Continua intanto la peregrinazione politica, l’operazione messa in piedi da Cossiga per riesumare il partito di centro affascina D’Antoni che sarà ripagato da una lunga serie di mirabolanti offerte, fino alla vicepresidenza del Consiglio, dal prodigo Mastella

Comincia una lunga serie di strappi, dall’accordo di Milano sul lavoro all’intesa con il sindaco di Bologna, dalla scissione del sindacato di polizia all’invito alla Cisal "di lavorare insieme per raggiungere traguardi comuni". E a novembre del ’99 la dichiarazione di morte del’unità sindacale mentre si fanno sempre più sfumati i contorni della collocazione politica dello stesso D’Antoni. "Voglio contribuire (…) a far emergere un’area politico-sociale che sia protagonista del futuro di questo paese. Per farlo bisogna ricostruire il tessuto profondo della società civile bianca, quel tessuto che negli anni 50 e 60 diede la Coldiretti, la Confartigianato solo per fare due esempi…" dichiara al Corriere della Sera qualche giorno prima della manifestazione promossa dalla Cisl contro la politica economica del governo D’Alema nel corso della quale il leader Cisl dichiara concluso il rapporto unitario con Cgil e Uil.

Su Il Sole24Ore Ilvo Diamanti commenta in quegli stessi giorni: "La Cisl si è modellata come una sorta di centauro. Mezzo sindacato e mezzo partito. Una forza politica organizzata, diffusa sul territorio, ma personalizzata: centralizzata attorno a un leader visibile e indiscusso (qualcuno ricorda un nome diverso da D’Antoni?), abile a comunicare con i media. Naturalmente "ambigua" rispetto all’alternativa bipolare. Perché indisponibile a giocare un ruolo minore nei due schieramenti. Un percorso che ha portato sin qui una serie di ostacoli non trascurabili. Anzitutto, il progetto politico di ricostruire il centro ha prodotto risultati modesti, se si valuta il peso elettorale dei soggetti prescelti come riferimenti (Dini, L’Udr di Cossiga). Infine, per la Cisl, la personalizzazione, l’identificazione con il leader in questi anni ha senz’altro costituito una risorsa, sul piano della visibilità e dell’autonomia progettuale. Ma ne sta determinando anche il limite. Per la difficoltà di pensarsi (e di pensare) "senza, oltre e dopo D’Antoni". Per l’impoverirsi del dibattito e del confronto interno. Perché stenta a esprimere una presenza pluralista all’esterno. Mezzo sindacato e mezzo partito, a metà fra gli schieramenti, fra politica e lavoro. Con una sola guida e un solo volto. E da oggi divisa dagli altri. La Cisl rischia di perdere la bussola".

(Renato D'Agostini, Rassegna sindacale giugno 2000)

LINK
Dove va la Cisl
La tentazione 
del partito

(articolo integrale)
Quaderni rassegna sindacale-Lavori
Intervista 
a Sergio Cofferati
Cronologia degli eventi 89-93
n.24, giugno 2000 
Paolo Nerozzi
Perchè scommetere sull'unità
Repubblica.it
Intervista a Manghi
D'Antoni danneggia la Cisl
La Stampa
Intervista a Manghi
O la politica 
o il sindacato
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