Test4.jpg (21928 byte)a
Cofferati
Un'ingiustizia 
che ci riguarda

 

Libro inchiesta / L'introduzione di Sergio Cofferati
Un'ingiustizia che ci riguarda
L’impegno della Cgil per i diritti dei bambini e contro lo sfruttamento del lavoro minorile non è esperienza di questi mesi ma ha origini lontane nel tempo. Troppo spesso si continua ad associare il lavoro minorile con le forme estreme di sfruttamento presenti nei paesi in via di sviluppo. Bisogna invece comprendere che il problema della negazione dei diritti dei minori non riguarda soltanto paesi lontani, ma tocca anche noi. Per questo abbiamo insistito molto perché venisse riconsiderato con attenzione anche in Italia.

Partendo dalla constatazione che il lavoro minorile è un fenomeno reale e consistente nel nostro paese, ci è apparso necessario, per il sindacato come per le istituzioni, imparare a conoscerlo e a interpretarlo nella sua complessità. Innanzitutto si trattava di appurarne la dimensione quantitativa, nella pur ovvia difficoltà di avere elementi certi in ragione del suo carattere illegale. Inoltre occorreva evidenziarne le caratteristiche territoriali, i comportamenti, le motivazioni, in altre parole quelle che nel libro vengono chiamate le tipologie e i profili dei minori che lavorano.

È stato un impegno faticoso, difficile, che proprio il carattere strutturale della Cgil, la sua capillarità, ma anche la sensibilità delle Camere del lavoro nei confronti del problema, ha permesso di realizzare efficacemente. La cifra di 350 mila piccoli lavoratori conferma le intuizioni avute dal nostro sindacato negli ultimi anni. Ovviamente non si tratta di cifre che riguardano solo attività a tempo pieno: ci sono bambini che vengono costretti a lavorare tutto il giorno e non vanno a scuola; ma ci sono anche bambini che vanno a scuola e che nel pomeriggio devono dedicare il loro tempo al lavoro.

Ma il lavoro minorile tocca innanzitutto aspetti etici perché investe direttamente le sfere della salute, dello sviluppo, dell’educazione e della formazione del minore. È un fenomeno che sta mutando la sua fisionomia e che incontriamo non solo al Sud ma anche al Centro e al Nord dell’Italia. In quest’ultima realtà è l’ignoranza, non il bisogno, a fare da leva. Si tratta di modelli culturali non condivisibili e da combattere: l’autonomia economica dalla famiglia estesa anche ai bambini; l’idea che il lavoro sia meglio della scuola. Nell’uno come nell’altro caso c’è una corrispondenza visibile tra il fenomeno del lavoro minorile illegale e quello del lavoro nero.

È quasi un automatismo: dove le condizioni socioeconomiche favoriscono lo sviluppo di un’economia sommersa, dove spesso i bambini non completano l’iter scolastico, o c’è il lavoro minorile o c’è la delinquenza minorile. Da un lato quindi la mancanza di risorse, il bisogno che porta le famiglie a mandare i bambini al lavoro; dall’altro la povertà culturale che spinge i genitori a considerare come naturale il lavoro dei figli.

Occorre saper affrontare questo nuovo quadro di riferimento coniugando gli aspetti di repressione del fenomeno con interventi mirati a prevenirlo, qualificando la scuola e rendendola attrattiva, intervenendo nelle situazioni di degrado e di abbandono, coinvolgendo le famiglie, puntando sui formatori che operano nelle agenzie di socializzazione, in primo luogo gli insegnanti, ma anche il mondo dell’associazionismo, del privato sociale, del volontariato, con strutture adeguate, mezzi e incentivi.

L’impegno civile è fondamentale in questo contesto: laddove il fenomeno si presenta nascosto e non riconosciuto, la collettività si sente tenuta a credere che non esista. L’azione di sindacati, media e organizzazioni non governative deve dunque puntare alla conoscenza e alla pubblicizzazione, anche per rafforzare l’azione politica.

Un punto di riferimento importante nella lotta contro lo sfruttamento del lavoro minorile è rappresentato dalla "Carta d’impegni", sottoscritta da governo e parti sociali, che individua le azioni da realizzare. La verifica delle azioni programmate e degli impegni presi darà la misura della sensibilità e della volontà politica dei soggetti che ne hanno condiviso il contenuto. Il funzionamento dei tavoli di concertazione ai vari livelli, le iniziative di prevenzione, la definizione di programmi tra istituzioni, parti sociali e associazioni, le conferenze territoriali, gli osservatori e gli accordi di programma sono gli strumenti da attivare e far funzionare sia per contrastare il lavoro minorile illegale sia per affrontare le tematiche dell’infanzia e dell’adolescenza.

Questo impegno va sviluppato imparando ad ascoltare i bambini. Un rapporto inadeguato con la famiglia, con la scuola, con le istituzioni, con il territorio può determinare quelle carenze nella costruzione della propria identità e nell’interiorizzazione e rielaborazione del mondo da parte del minore, che a loro volta producono quello che nel libro viene definito il male-essere. È sull’insieme dei contesti che occorre dunque intervenire. Ognuno con le proprie responsabilità e con il proprio ruolo, stabilendo priorità e gradualità di realizzazione.

L’inchiesta della Cgil va quindi intesa come uno strumento di conoscenza e di lavoro. È rivolta alle istituzioni, agli operatori, ai ricercatori, al sindacato stesso. Il problema che tutti dobbiamo porci è di dare continuità alle iniziative. Bisogna evitare, come capita spesso quando si verificano infortuni gravi sul lavoro, che l’emozione resti fine a sé stessa, spegnendosi dopo qualche tempo senzà riuscire a tradursi in comportamenti concreti e coerenti. Ancora una volta si tratta di passare dalla fase della denuncia all’assunzione, da parte di ciascuno dei soggetti in campo, di obiettivi anche particolari e circoscritti. Se questi obiettivi vengono messi in rete, il risultato può essere importante.

LINK
Oil
L'Organizzazione
internazionale 
del lavoro
Unicef
Cgil
La pagina dedicata al protocollo d'intesa sul lavoro minorile
Global March Against Child Labour
L'organizzazione che coordina la campagna contro il lavoro minorile.
www.rassegna.it