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Sono molti e sono agguerriti i
controinformatori, movimentisti, ambientalisti, vegetariani & Co.
che proprio non digeriscono gli hamburger di Mac. Dalle pagine
dei loro siti web lanciano campagne assai poco diplomatiche contro la
catena di fast food più famosa del pianeta, si danno appuntamenti per
sit in e manifestazioni di protesta davanti ai ristoranti gialli e
rossi, inondano la Rete di documentazione e materiale di propaganda.
McDonald's è diventato il simbolo della globalizzazione e calamita, di
conseguenza, un odio diffuso e inestinguibile. Non a caso il
cosiddetto popolo di Seattle, ogniqualvolta si aduna, non manca di
frantumare qualche vetrina dei suoi ristoranti (è successo a Praga, e
prima ancora a Washington).
La lista potrebbe cominciare proprio dal frantuma-vetrine par
excellence, quel José Bové, baffuto contadino francese e
capopopolo del movimento nato a Seattle, che guidò un assalto di
piazza a un McDonald's di Millau. Lo scorso settembre l'hanno
condannato a 3 mesi di galera, ma in 50 mila erano arrivati per
sostenerlo all'apertura del processo.
Nel nostro paese la protesta anti-Mac (appoggiata anche dal leader di
rifondazione comunista Bertinotti) ha imboccato diverse strade.
L'ultima è quella dei sindacati confederali, che a Firenze
hanno manifestato contro le condizioni di lavoro imposte ai dipendenti,
ma ancora prima si erano levate voci ben più estremiste. Il sito di
controinformazione Tactical
Media Crew, vicino ai centri sociali e tanto estremista
da siglare a volte le proprie pagine con minacciose stelle a cinque
punte, coordina ad esempio una campagna contro McDonald's. «La
natura del business fatto dalla McDonald’s - si legge sul sito -
tocca questioni rilevanti della nostra vita quotidiana quali lo
sfruttamento del lavoro, la distruzione dell’ambiente, la fame nei
paesi del Terzo Mondo, la globalizzazione degli stili di vita e dei
consumi etc.». «Ciò che è sbagliato in McDonald's - prosegue il Tmc
- è sbagliato anche in tutte le catene di cibo spazzatura come: Wimpy,
Kentucky Fried Chicken, Wendy, Burger King etc. Tutti quanti nascondono
il loro sfruttamento scriteriato delle risorse animali e della gente
dietro una facciata di colori sfavillanti e "divertimento per le
famiglie"».
La prima
campagna contro la multinazionale fu lanciata dal gruppo anarchico
London Greenpeace (che non ha nulla a che fare con gli ambientalisti di
Greenpeace) nel lontano 1986.
In un volantino intitolato "What's Wrong With McDonald's'"
("cosa c'è di sbagliato in McDonald's) gli attivisti inglesi
puntarono per primi l'indice contro quelli consideravano i danni più
gravi dei prodotti della multinazionale: la deforestazione, la
nocività degli alimenti e i soprusi sulla forza lavoro. Questa
campagna finì poi nelle aule dei tribunali britannici e si
concluse con un verdetto di condanna per McDonald's.
In seguito gli ambientalisti hanno arricchito il loro dossier.
Recentemente, lo scorso febbraio, Greenpeace ha accusato McDonald's di
utilizzare in segreto soia geneticamente modificata prodotta da
un'azienda americana, la Monsanto. Secondo il Wwf, inoltre, anche la
filiale italiana della Monsanto (come molte
altre imprese) condurrebbe esperimenti sugli
organismi
geneticamente modificati.
Come se tutto questo non bastasse, si è aggiunta alla fine dell'estate
l'accusa di sfruttamento del lavoro minorile. Implicata, in quel
caso, la McDonald's di Hong Kong: una vicenda che ha sollevato uno scandalo
internazionale, provocando un effetto domino di
dimissioni.
(11 ottobre 2000) |