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Nel regno degli hamburger e delle
patatine fritte per la prima volta, in Italia, si sciopera. "Today
it's strike", oggi è sciopero, recita il cartello di un
dipendente davanti al fast food nel cuore di Firenze, dove la catena
Usa sbarcò quindici anni fa. E' successo domenica 8 ottobre, giornata
epocale: teatro, infatti, di uno sciopero con volantinaggio e
picchettaggio. I dipendenti del locale fiorentino, passati da 40 a 18
in otto mesi, con una ventina di dimissionari "impossibilitati a
sostenere la situazione", si sono fermati dalle 10 all'una di
notte.
La protesta nasce "contro il clima intimidatorio, di mobbing, di
prevaricazioni, di angherie di ogni tipo, che da troppo tempo subiscono
i dipendenti", come si legge in una nota diffusa da Cgil, Cisl,
Uil.
La situazione si è poi aggravata in seguito a una vertenza
sull'eccessiva elasticità degli orari. La vertenza in corso riguarda
infatti il part-time. L'azienda ha preteso che i turni dei dipendenti
ruotassero sull'intera giornata senza un ragionevole preavviso, in
barba alla legge che regolamenta questa tipologia di contratto. I
lavoratori che chiedevano una sanatoria all'azienda - la Tda Srl che
opera in franchising - hanno respinto come "inaccettabile"
l'offerta di 150 mila lire l'anno proposta dalla controparte.
"La prima regola della catena McDonald's in tutta Italia è tenere
lontano il sindacato" spiega Paolo Mugnaini della Filcams Cgil di
Firenze. E sottolinea la mancata protesta negli altri 4 locali di
Firenze dove i dipendenti vengo dissuasi a promuovere azioni sindacali.
Lo sciopero fiorentino non è che la punta dell'iceberg della protesta
contro i 250 McDonald's presenti in Italia che serpeggia tra i
dipendenti della nota catena americana. Nella provincia di Milano,
denuncia Giuseppe Filippini della Filcams Cgil, "le difficoltà
per i sindacati sono tantissime". Nei 45 McDonald's lavorano circa
1.200 lavoratori (la metà con contratto a tempo indeterminato) che
friggono patatine e cheeseburger 24 ore alla settimana, per
circa 900 mila lire al mese. Gli ostacoli principali al lavoro dei
sindacati, che conta su 4-500 iscritti, sono "l'alto tasso di
ricambio della forza lavoro (intorno al 35%-40%) e una proprietà
frammentata: su 45 esercizi, solo sette sono gestiti direttamente da
McDonald's, gli altri sono in franchising".
Un diritto osteggiato dall'azienda, secondo Filippini, è quello di
assemblea, che invece "attua una politica di scambio con i
lavoratori, riducendo tutto ad uno scambio di favori". Frequenti,
inoltre, secondo Filippini, "le violazioni delle norme legate al
part-time. Con le nuove leggi la disponibilità alla flessibilità
dovrà essere remunerata ed è probabile che l'azienda farà
opposizione".
Analoga situazione la troviamo anche nei circa 30 fast food di Roma,
dove però, come spiega Claudio Bazzichetto della Filcams Cgil, il
livello di sindacalizzazione è molto alto. Tanto che con un importante
McDonald's della capitale la Filcams ha realizzato un accordo
integrativo aziendale, che si spera venga esteso anche ad altre
realtà. Quello che preoccupa il sindacalista è il modello americano
che la McDonald's impone alle figure professionali, che "si
scontra con qualsiasi concetto di solidarietà e rispetto delle norme,
in una logica organizzativa dove vengono fortemente penalizzate le
figure professionali più deboli".
(10 ottobre 2000)
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