Meno
di un anno fa l’Italia ha scoperto il mobbing. Una sequenza di inchieste
e titoli di giornali, convegni, dibattiti, ricerche – innescata nel
volgere di pochi mesi – conduce oggi alla presentazione di un disegno di
legge, sotto il segno di un dialogo quasi sorprendente tra paese reale e
paese legale. Curato da un gruppo di senatori della maggioranza, il ddl
arriva in aula proprio in questi giorni e, se non ci saranno intoppi,
dovrebbe essere discusso nei primi mesi del 2000, passare alla Camera in
primavera per essere realizzato entro la fine della legislatura.
Come ci spiega uno dei suoi estensori, il senatore Giancarlo Tapparo (Ds),
il provvedimento si ispira a una serie di iniziative internazionali: la
legge svedese, innanzi tutto, e poi alcune determinazioni prese in
Svizzera, Francia e Stati Uniti (dove, però, queste materie si possono
affrontare solo in sede aziendale). Il mobbing, la violenza psicologica
sul luogo di lavoro, è definito nei seguenti termini: «Gli atti
vessatori, persecutori, le critiche e i maltrattamenti verbali esasperati,
l'offesa alla dignità, la delegittimazione di immagine, anche di fronte a
soggetti esterni all’impresa, ente o amministrazione - clienti,
fornitori, consulenti -, comunque attuati da superiori, pari-grado,
inferiori e datori di lavoro, per avere il carattere della violenza morale
e delle persecuzioni psicologiche, devono mirare a discriminare,
screditare o, comunque, danneggiare il lavoratore nella propria carriera,
status, potere formale e informale, grado di influenza sugli altri. Alla
stessa stregua vanno considerate la rimozione da incarichi, l’esclusione
o immotivata marginalizzazione dalla normale comunicazione aziendale, la
sottostima sistematica dei risultati, l’attribuzione di compiti molto al
di sopra delle possibilità professionali o della condizione fisica e di
salute». «La tutela – leggiamo ancora nel testo del ddl - si esplica
per tutte le tipologie di lavoro, pubblico e privato, comprese le
collaborazioni, indipendentemente dalla loro natura, mansione e grado, e
riguarda qualsiasi lavoratrice e lavoratore».
Il ddl mette in risalto i due strumenti principali che devono accompagnare
gli interventi contro il mobbing: la prevenzione e l’informazione, e con
questo prende atto delle indicazioni emerse dal dibattito sul fenomeno.
Pertanto si mettono nel conto «iniziative di informazione periodica verso
i lavoratori» e, in particolare, il diritto a due ore di assemblea l’anno,
fuori dell’orario di lavoro, dedicate espressamente alla discussione del
tema. «Con questo – spiega ancora il senatore Tapparo – intendiamo
favorire la comunicazione tra i dipendenti, dato che spesso il mobbing
nasce dalla mancanza di relazioni. Inoltre una persona che abbia subito
violenze potrebbe trovare il coraggio per denunciarle in questa più che
in altre sedi. E’ chiaro, poi, che le assemblee devono avere anche una
funzione formativa. Vi dovrebbero prendere parte sindacalisti ed esperti:
psicologi, sociologi, assistenti sociali». Sembra sempre più evidente
che il mobbing, una volta scatenato e in fase avanzata, è assai poco
"rimediabile". E questo vale per tutti: aziende, sindacati,
autorità. «Con questi fenomeni – prosegue Tapparo – non si può
lavorare a valle. Occorre prevenire, intervenire prima che i danni
psicofisici ed economici divengano irreparabili. Sì, certo, anche danni
economici, perché il mobbing può generare rilevanti diseconomie di
sistema».
Sul piano delle sanzioni e valutazioni dei costi il ddl è molto prudente,
affidandone l’approfondimento al dibattito parlamentare. I provvedimenti
disciplinari contro gli aggressori dovrebbero comunque attenersi a quanto
previsto dalla contrattazione collettiva, mentre la questione della
valutazione dei costi è ancora aperta: si tratta infatti di stabilire se
il mobbing incida o no sul servizio sanitario nazionale, e in che misura;
un capitolo sul quale gli imprenditori hanno fatto già sentire la loro
voce, scandita dalla più prevedibile delle domande ("chi
paga?").
Ogni dipendente, inoltre, al momento di firmare il contratto col datore di
lavoro dovrebbe ricevere un documento informativo del ministero del Lavoro
riguardo alla tutela dalle violenze morali e psicologiche, documento da
affiggere anche nelle bacheche aziendali. L’aspetto preventivo dell’insieme
di misure proposte dai senatori è dunque manifesto, e su di esso Tapparo
auspica un impegno sempre più ampio da parte del mondo sindacale: «I
sindacati hanno la possibilità di evolversi – sostiene il senatore –
offrendo ai lavoratori, mediante il meccanismo della contrattazione, nuovi
strumenti di conciliazione. E’ chiaro, poi, che al sindacato l’attività
preventiva dovrebbe interessare molto, proprio per evitare situazioni
limite cui sarebbe problematico porre rimedio. Mi riferisco a tutti quei
casi di "mobbing orizzontale", ossia di aggressione tra
dipendenti di pari livello, destinati a mettere in difficoltà il ruolo
delle rappresentanze sindacali». |