Dopo la seconda guerra mondiale, con la Resistenza e la
sconfitta dei regimi totalitari, comincia ad affiorare il
concetto di un’organizzazione del continente europeo in grado
di superare gli antagonismi nazionali. Allora come oggi il
compito dell’Unione europea è garantire la pace, la
prosperità e lo sviluppo. Per questo, nel corso degli anni
postbellici, sono nate diverse organizzazioni con fini
istituzionali diversi.
Nel 1949 venne fondato il Consiglio d’Europa per
incoraggiare la cooperazione politica fra i paesi
europei. Per ragioni di difesa e sicurezza vennero create
la Nato e l’Unione europea occidentale (Ueo). Ma il primo
organismo che può essere considerato il precursore dell’attuale
Unione europea fu la Comunità europea del carbone e dell’acciaio
(Ceca) istituita nel 1952.
Per la prima volta con la Ceca gli Stati membri (Belgio,
Francia, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Repubblica Federale
Tedesca) posero le basi di una maggiore integrazione europea,
organizzando la produzione di carbone e acciaio – prodotti di
importanza economica strategica a quell’epoca – sotto un’istituzione
comune, convinti che quest’iniziativa fosse la migliore
garanzia per una pace durevole in Europa.
Il perseguimento dell’unità europea tramite l’integrazione
economica venne poi consolidato dagli stessi sei paesi con gli
accordi che diedero vita alla Comunità europea dell’energia
atomica (Ceea, più nota con il nome Euratom) e della Comunità
economica europea (Cee).
Le tre comunità Ceca, Euratom e Cee sono tuttora il nucleo
costitutivo dell’Unione europea. I trattati che le hanno
istituite sono stati più volte rivisti, aggiornati, integrati.
Le modifiche realizzate nel corso del tempo hanno prima di tutto
risposto alle nuove esigenze derivate da un aumento del numero
degli Stati membri che dai sei originari sono giunti agli
attuali 15. Nel 1973 aderirono Gran Bretagna, Irlanda e
Danimarca; nel 1981 e nel 1986 Grecia, Spagna e Portogallo; nel
1995 Austria, Finlandia e Svezia. Nei prossimi anni hanno
chiesto di aderire all’Ue altri 13 paesi dell’Europa
centro-orientale e l’isola di Cipro.
Il Trattato sull’Unione europea (Tue), noto come Trattato
di Maastricht, ha dato un inquadramento unitario alle tre
comunità sorte negli anni.
La Cee ha da sempre un rilievo preminente poiché ha
arricchito nel tempo il suo obiettivo puramente economico (la
costruzione di un grande mercato comune) con una serie di
politiche settoriali complementari, come la politica sociale,
quella ambientale e gli aiuti allo sviluppo delle regioni
svantaggiate. Per tener conto della progressiva diversificazione
dei compiti delle comunità il Trattato di Maastricht ha dato
una nuova denominazione alla Cee, ribattezzandola ufficialmente
Unione europea (Ue).
Le tre comunità europee originarie costituiscono, nel loro
complesso, "il primo pilastro" dell’Unione europea,
cioè quello che definisce l’elevato livello di integrazione
fra gli Stati membri.
Il Trattato di Maastricht ha aggiunto altri due
"pilastri": uno riguarda la Politica estera e la
sicurezza comune (Pesc), l’altro la Giustizia e gli affari
interni (Gai). Tali attività sono tradizionalmente riservate
alla sfera di sovranità degli Stati membri che, con Maastricht,
hanno però optato di realizzare un’elevata cooperazione
intergovernativa.
Il Trattato di Amsterdam, entrato in vigore nel 1999, ha
confermato la struttura dei tre pilastri. Inoltre ha rafforzato
la missione sociale e di sviluppo della democrazia dell’Unione
europea promuovendo una maggiore vicinanza fra i cittadini e le
istituzioni, una maggiore libertà di circolazione delle
persone, una più incisiva presenza dell’Europa sulla scena
internazionale, una maggiore efficienza delle istituzioni in
vista del prossimo allargamento.