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Women &
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| Come
sarà l’Europa nel nuovo millennio? |
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Per
prepararsi al nuovo secolo l’Ue ha avviato una fase
decisiva di sviluppo, accrescendo il suo livello di
integrazione e sue competenze. Alcune di
queste trasformazioni anticipano le sfide cui si dovrà
far fronte nei prossimi vent’anni nel campo politico,
economico e della sicurezza. Altre hanno invece l’obiettivo
di preparare l’Unione a un aumento dei suoi membri.
All’Unione, composta attualmente da 15 paesi, hanno
infatti chiesto di aderire:
Cipro, Malta, Turchia, Bulgaria, Romania, Slovenia,
Ungheria, Repubblica Slovacca, Repubblica Ceca, Polonia,
Lituania, Lettonia, Estonia. |
Le tappe fondamentali di questo processo di trasformazione
sono state compiute nel corso del 1999. Le date più importanti
sono:
• 1° gennaio: nascita dell’euro secondo il progetto
previsto dall’Unione economica e monetaria;
• 24-25 marzo: approvazione, da parte dei capi di Stato e
di governo riuniti per il Consiglio europeo di Berlino, del
pacchetto di riforme noto con il nome di "Agenda
2000", finalizzato a modernizzare le grandi politiche e a
preparare l’Unione all’allargamento;
• 1° maggio: entrata in vigore del Trattato di Amsterdam,
che prevede il rafforzamento dei sistemi di controllo
democratico e l’intervento dell’Ue in nuovi settori, quali
la creazione di posti di lavoro, la tutela della società contro
la criminalità organizzata e l’inquinamento ambientale.
COS'E' L'EURO
Uno degli obiettivi principali della costruzione europea è l’Unione
economica e monetaria (Uem). La realizzazione dell’unione
economica è stato un processo a tappe, iniziato nel 1978 con la
creazione del Sistema monetario europeo (Sme).
Il Trattato di Maastricht ha sancito l’introduzione di una
moneta dell’Unione, l’euro, quale completamento
indispensabile per la realizzazione concreta del mercato unico.
La moneta unica è lo strumento indispensabile per sopprimere
definitivamente gli ostacoli alla libera circolazione dei beni,
dei capitali, dei servizi e delle persone. Ma è anche la
condizione per un’affermazione più forte dell’Unione
europea nel mercato e nell’economia mondiale.
La data di nascita ufficiale dell’euro è il 1° gennaio
1999. Il Trattato di Maastricht ha fissato
i tassi di cambio, e da quella data tutte le corrispettive
monete nazionali sono una diversa espressione della moneta
unica.
Per il nostro paese il tasso di cambio è: 1 Euro=1936.27
lire
Il 1° gennaio del 2002 l’euro diventerà moneta circolante
in tutti gli Stati membri. Il 1° luglio del 2002 verrà deciso
l’annullamento dello status di valuta legale delle monete e
delle banconote nazionali. |
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Unione
Europea
Home page del sito dell’Unione
europea |
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Commissione
europea
La Commissione opera su tematiche che vanno dalle politiche
commerciali, industriali e sociali all’agricoltura e
all’ambiente, dall’energia e lo sviluppo regionale alle
relazioni esterne. |
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Parlamento
europeo
Informazioni sulle attività e la composizione
del Parlamento e documentazione varia. |
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Consiglio
dell'Ue
Informazioni generali sulla
Politica estera e di sicurezza comune (Pesc), sulla
cooperazione nei settori della Giustizia e affari interni. |
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Comitato
economico
e sociale
Il Comitato economico e sociale offre pareri sulle proposte di
normativa comunitaria. |
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Comitato
delle Regioni
Il sito trilingue (inglese, francese e tedesco) offre
informazioni e documentazione sulle attività del Comitato
delle Regioni. |
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AGENDA 2000
RIFORMA DELLA POLITICA STRUTTURALE
Fra i nuovi orientamenti delineati nel 1999 il più
importante è certamente il pacchetto di riforme denominato
"Agenda 2000". Basate su proposte della Commissione
europea e approvate al vertice di Berlino del marzo 1999, tali
riforme prevedono un programma d’azione che nei fatti
ridisegna il futuro dell’Unione europea.
La costruzione europea ha comportato la creazione di un
insieme di Stati che hanno legami economici molto stretti e che
gestiscono assieme questioni di interesse comune. Tuttavia l’integrazione
dell’Unione europea può essere credibile solo se tra questi
Stati si manterrà un’adeguata coesione economica e sociale.
Il concetto di coesione economica è stato introdotto con l’Atto
Unico europeo, e dal 1992, data di adozione del Trattato sull’Unione,
esso costituisce uno dei tre pilastri dell’Unione europea,
alla stregua del mercato unico e dell’Unione economica
europea.
Sin dal 1957 il conseguimento di uno sviluppo armonioso è
stato uno degli obiettivi della Comunità economica europea.
Inizialmente il mercato comune doveva garantire lo sviluppo
degli Stati membri, colmando i divari esistenti tra alcune
regioni. Il Trattato prevedeva la creazione di un Fondo sociale
europeo (Fse) destinato a promuovere l’occupazione e a
favorire la circolazione dei lavoratori sul territorio
comunitario. Ma, in presenza di una forte crescita e di un
modesto livello di disoccupazione negli anni 50 e 60, il ruolo
di questo Fondo è stato limitato.
La crisi economica del 1973 e le conseguenti ristrutturazioni
hanno messo in luce differenze di sviluppo tra alcuni Stati
membri. Queste disparità sono aumentate soprattutto in seguito
all’adesione del Regno Unito e dell’Irlanda e,
successivamente, della Grecia, del Portogallo e della Spagna. Da
qui la necessità di creare una vera e propria politica
strutturale, al fine di colmare il divario di sviluppo economico
e di standard di vita.
Oltre al Fondo sociale europeo, nel corso degli anni sono
stati istituiti altri fondi detti "strutturali". Dal
1993 è attivo anche il Fondo di coesione. Lo sforzo in materia
di coesione costituisce ancora oggi la seconda voce di spesa nel
bilancio dell’Unione dopo la politica agricola comune.
Grazie alle azioni strutturali e all’adozione di programmi
macroeconomici nazionali, intesi a soddisfare i criteri fissati
dall’Unione economica e monetaria, da circa dieci anni si
registra una convergenza netta fra le economie degli Stati
membri. I quattro paesi più poveri dell’Unione (Spagna,
Portogallo, Grecia e Irlanda) hanno registrato un miglioramento
della loro situazione economica. L’esempio più significativo
è indubbiamente quello dell’Irlanda, dove il Pil pro capite
è passato dal 64 per cento della media comunitaria nel 1983 al
90 per cento circa nel 1995.
Questi risultati su scala nazionale non devono tuttavia far
passare in secondo piano il persistere, anzi in certi casi l’acuirsi,
delle differenze tra alcune regioni dell’Unione per quanto
riguarda gli standard di vita. Alle difficoltà presenti devono
aggiungersi quelle che potranno derivare dall’ampliamento dell’Unione
con l’ingresso degli Stati dell’Europa centro-orientale (Peco)
e di Cipro. È indubbio, infatti, che l’allargamento porrà
problemi molto importanti in materia di coesione economica e
sociale, considerando anche il notevole ritardo di sviluppo
delle regioni di questi paesi rispetto agli attuali membri dell’Unione.
In questo contesto le disposizioni del pacchetto "Agenda
2000" si prefiggono una duplice sfida: da un lato,
migliorare l’efficacia degli strumenti della politica
strutturale per conseguire l’obiettivo della coesione
economica e sociale; dall’altro, garantire la continuità
della politica strutturale, nel quadro dei futuri ampliamenti,
ai paesi dell’Europa centrale e orientale, estendendo lo
sforzo di coesione regionale ai futuri Stati membri.
La sfida che gli Stati dell’Unione dovranno affrontare nei
prossimi anni può essere sintetizzata in una serie di obiettivi
strategici:
• riformare le politiche comuni e il funzionamento dell’Unione
realizzando la riforma della Politica agricola comune (Pac) e
delle politiche di coesione economica e sociale per ridurre le
differenze fra le regioni in termini di ricchezza e di
prospettive economiche;
• portare a termine il processo di adesione dei paesi
candidati garantendo la stabilità del quadro finanziario;
• gestire in maniera responsabile ed efficiente le finanze
dell’Unione nel rispetto del rigore di bilancio.
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Commissione
europea
La Commissione opera su tematiche che vanno dalle politiche
commerciali, industriali e sociali all’agricoltura e all’ambiente,
dall’energia e lo sviluppo regionale alle relazioni esterne. |
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Consiglio
dell'Ue
Informazioni generali sulla Politica
estera e di sicurezza comune (Pesc), sulla cooperazione nei settori
della Giustizia e affari interni . |
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Comitato
economico
e sociale
Il Comitato economico e sociale offre pareri sulle proposte di
normativa comunitaria. |
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POLITICA
AGRICOLA COMUNE
LA RIFORMA DELLA PAC
I motivi che hanno spinto l’Ue ad avviare la riforma della
Politica agricola comune vanno ricercati all’interno e all’esterno
dei confini europei.
Tra i fattori esterni vanno considerati la crescente domanda
di cibo a livello mondiale, la tendenza a un liberalismo spinto
del commercio mondiale, la sfida rappresentata dall’allargamento
verso Est.
Sul piano interno, invece, i problemi da affrontare sono
legati da un lato al rischio di un riemergere di squilibri di
mercato in alcuni settori; dall’altro all’esigenza di
rispondere alle richieste sempre maggiori dei consumatori in
termini di sicurezza e qualità dei beni alimentari.
Inoltre è molto forte la necessità che la Pac si conformi
maggiormente a criteri di buona amministrazione, trasparenza e
semplificazione giuridica.
In questo quadro la riforma della politica agricola punterà
ad alcuni obiettivi essenziali. In particolare:
• riduzione dei prezzi garantiti per allineare i prezzi
praticati dagli agricoltori europei a quelli del mercato
mondiale, aumentando i livelli di competitività;
• impegno a mantenere un livello stabile dei redditi
agricoli al fine di compensare la riduzione dei prezzi
garantiti;
• promozione di un nuovo approccio per fronteggiare le
sfide cui dovranno rispondere le economie rurali potenziando la
competitività dell’agricoltura nel contesto di una strategia
globale di sviluppo rurale;
• promozione e crescita dell’occupazione con lo sviluppo
di politiche ambientali e di valorizzazione del patrimonio
naturalistico;
• semplificazione normativa e decentramento decisionale
accentuando un approccio localistico ai problemi rurali;
• realizzazione e finanziamento di programmi di sviluppo
delle aree agricole depresse in vista dell’allargamento verso
Est.
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Commissione
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La Commissione opera su tematiche che vanno dalle politiche
commerciali, industriali e sociali all’agricoltura e all’ambiente,
dall’energia e lo sviluppo regionale alle relazioni esterne. |
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Comitato
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RIFORMA
DELLE POLITICHE DI COESIONE
Uno dei punti centrali del programma d’azione previsto da
"Agenda 2000" riguarda la riforma delle politiche
regionali di finanziamento allo sviluppo.
Negli anni 2000-2006 i fondi strutturali, di cui si parlerà
più nel dettaglio nel capitolo successivo, continueranno a
costituire i principali strumenti finanziari per realizzare gli
obiettivi di coesione dell’Ue, contribuendo alla creazione di
nuovi posti di lavoro e allo sviluppo economico attraverso
investimenti in infrastrutture e servizi nelle regioni più
povere.
Ai fini di una maggiore efficacia della politica strutturale,
che eviti gli errori del passato, gli Stati membri si sono
orientati verso un approccio ispirato al principio della
concentrazione del sostegno finanziario. In termini concreti
ciò significa, ad esempio, che il 70 per cento del totale degli
investimenti previsti, per il periodo di programmazione
2000-2006, sarà destinato alle regioni in ritardo di sviluppo.
Oltre al principio della concentrazione, importanti
presupposti della riforma sono il decentramento decisionale e
amministrativo e un’applicazione più ampia del principio di
sussidiarietà. Le nuove disposizioni prevedono una divisione
più netta delle responsabilità nei processi di gestione dei
fondi, e insieme affidano i poteri decisionali a istanze quanto
più possibile vicine ai territori e ai cittadini interessati
dagli interventi.
La responsabilità dei programmi di finanziamento sarà
affidata agli Stati membri, che dovranno garantire un utilizzo
efficace e controllato dei fondi, nonché prevenire, individuare
e correggere eventuali irregolarità.
In questo contesto lo sforzo che attende l’Ue si concentra
in una serie di obiettivi: garantire il rigore del bilancio
generale dell’Unione; portare a termine l’allargamento senza
elevare il massimale attuale delle risorse proprie dell’Unione;
garantire maggiore efficienza e controllo della spesa nelle
politiche principali; operare una revisione dei contributi degli
Stati membri al bilancio comunitario per riflettere meglio la
loro capacità di contribuzione.
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Commissione
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ALLARGAMENTO
DELL'UE
Nelle conclusioni del vertice di Berlino i capi di Stato e di
governo degli Stati membri hanno rassicurato i paesi candidati
sul fatto che l’allargamento resta una priorità storica
dell’Ue
e che i cosiddetti negoziati di adesione continueranno ciascuno
al proprio ritmo e quanto più possibile rapidamente.
L’impegno dell’Ue si basa sulla convinzione che l’ampliamento
costituisce un’opportunità irrinunciabile per creare un’Europa
più forte e stabile. I vantaggi che deriveranno dall’ampliamento
vanno visti principalmente in una crescita dell’influenza dell’Europa
nel campo degli affari internazionali, in una maggiore
cooperazione per fronteggiare le sfide dell’inquinamento
ambientale e della criminalità organizzata, nello sviluppo
delle economie di scala e, infine, nell’apertura di nuovi
mercati per le imprese.
Per i paesi candidati, invece, l’adesione all’Ue
rappresenta un’occasione decisiva per ottenere una maggiore
stabilità democratica e sociale, oltre a una più diffusa e
duratura prosperità.
Il processo di adesione resta tuttavia complesso e per
ciascuno dei paesi candidati esige ritmi e passaggi differenti.
Il successo dipende in buona parte dal grado di preparazione e
dall’entità dei problemi da risolvere per ciascun paese. Per
l’Unione europea resta tuttavia prioritario garantire che i
negoziati si svolgano in modo equo e rapido per tutti i paesi,
al fine di portare a termine quella che forse è la vera grande
sfida del nuovo secolo.
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