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Europa dei popoli o Europa dei mercanti?
La costruzione europea è nata da una visione politica orientata soprattutto a creare le condizioni che scongiurassero il pericolo di un ritorno alla guerra. I padri fondatori intrapresero perciò la strada della solidarietà basata su interessi concreti: acciaio, politica agricola, mercato comune, concorrenza. In tal modo per molti anni l’Europa è stata definita tecnocratica, appannaggio di funzionari ed economisti.
Oggi la maggior parte degli obiettivi originari sono stati raggiunti: lo spazio europeo è liberato dai vincoli doganali, fiscali e normativi che ostacolavano la libera attività delle persone e la circolazione dei capitali. Ogni cittadino, nella sua vita quotidiana, beneficia dei vantaggi costituiti dalla realizzazione del mercato comune, accedendo al consumo di una grande varietà di prodotti e godendo delle norme di tutela dei consumatori e dell’ambiente.

Ma l’obiettivo di un’Europa forte, unita e integrata esige un passaggio ulteriore. Oltre a essere un consumatore il cittadino europeo deve divenire un attore compiuto della vita economica e sociale.

La costruzione dell’Europa dei cittadini ha già posto alcune solide fondamenta. La più importante, sancita con il Trattato di Amsterdam, è l’acquisizione del diritto di cittadinanza dell’Unione per chiunque abbia la cittadinanza in uno Stato membro. La cittadinanza dell’Unione costituisce dunque un complemento di quella nazionale.

Il diritto di cittadinanza implica il godimento di una serie di benefici, quali la libera circolazione delle persone in tutto il territorio dell’Unione, l’esercizio e il godimento di diritti sociali, il diritto di soggiorno di studio e di lavoro in tutto il territorio comunitario.

Lungo questa strada il traguardo da raggiungere resta la costruzione di un’Europa sociale e culturale, che prenda il sopravvento su quella economica e contribuisca alla formazione di una coscienza comune, definendo i valori e le ambizioni collettive che i popoli saranno pronti a condividere, nonché il sentimento di appartenenza a una stessa collettività. Insomma la creazione di una compiuta identità comunitaria.

 

 

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      LA LIBERA CIRCOLAZIONE DEI CITTADINI EUROPEI

La convenzione di Schengen. Il 14 luglio del 1985 Germania, Belgio, Francia, Lussemburgo e Paesi Bassi firmarono a Schengen un accordo, cui ha fatto seguito la firma della convenzione nel 1990. La finalità generale di questo importante documento è stata la soppressione progressiva del controllo delle frontiere comuni e la predisposizione di un regime di libera circolazione di tutti i cittadini europei, siano essi degli Stati firmatari, degli altri Stati membri dell’Unione o di paesi terzi.

Ai primi firmatari si sono aggiunti, successivamente, molti altri Stati membri: Italia (1990), Spagna e Portogallo (1991), Grecia (1992), Austria (1995), Svezia, Finlandia e Danimarca (1996). Fanno parte della convenzione anche la Norvegia e l’Islanda.

L’accordo, la convenzione, nonché le dichiarazioni adottate dal comitato esecutivo dello spazio Schengen formano quello che viene denominato "Aquis Schengen" o "Sistema Schengen".

Nel corso della stesura del Trattato di Amsterdam si è deciso di integrare le norme di Schengen nell’ordinamento dell’Unione europea (dal 1° maggio 1999), in quanto rispondenti a uno degli obiettivi fondamentali del mercato unico: la libera circolazione degli individui.

 

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      L'EUROPA E IL LAVORO

Un importante risultato dell’Europa dei cittadini è rappresentato dal diritto di soggiornare liberamente in un paese dell’Unione europea per lavorare o studiare.

Per individuare le possibilità di impiego al di fuori dei confini nazionali una strada abbastanza semplice e immediata è quella offerta da Eures, European Employment Services, la rete comunitaria di informazione sull’occupazione. La ricerca di lavoro può iniziare, infatti, consultando i servizi per l’impiego del paese d’origine e del paese in cui si desidera lavorare. Questi uffici sono collegati tra loro, appunto, attraverso Eures. Un certo numero di funzionari, detti euroconsiglieri (sono circa 500 in Europa), ha il compito di informare, consigliare e aiutare a trovare un impiego in qualsiasi paese dell’Unione.

Le offerte di lavoro riguardano principalmente il settore turistico-alberghiero, i "call center" (servizi di assistenza telefonica per i consumatori), il settore impiegatizio (uffici commerciali, traduttori-interpreti) e il settore informatico. Si tratta soprattutto di occupazioni a tempo determinato, per le quali è richiesta esperienza professionale. Requisito essenziale è la buona padronanza delle lingue straniere. Di solito, inoltre, è necessario avere conseguito il diploma e, talvolta, la laurea.

Gli euroconsiglieri hanno accesso permanente a due banche dati. Una raccoglie le offerte di lavoro internazionali disponibili in tutti gli Stati membri dell’Unione europea, oltre che in Norvegia e Islanda.

L’altra permette di farsi un’idea precisa delle condizioni di vita e di lavoro nei 17 paesi della rete. Attraverso quest’ultima banca dati è possibile tracciare un profilo delle tendenze di ogni mercato regionale del lavoro.

Ogni regione italiana ha il suo euroconsigliere (che di solito ha sede presso gli uffici di collocamento, i sindacati e le associazioni dei datori di lavoro).

 

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Comitato economico 
e sociale

Il Comitato economico e sociale offre pareri sulle proposte di normativa comunitaria. Il sito, in lingua italiana, inglese e francese, è  in fase di sviluppo.

 

     
     
     
      LAVORARE PER LA COMMISSIONE

La Commissione è la più grande istituzione dell’Unione europea. Oggi ha alle sue dipendenze circa 20.000 funzionari, di cui un terzo sono laureati. È un organo collegiale che si prefigge di favorire gli interessi comuni dell’Unione, delineando le politiche comunitarie e proponendo gli atti normativi.

Per svolgere tali funzioni la Commissione si avvale di Direzioni generali (Dg) e di servizi specializzati, le cui competenze spaziano dall’agricoltura alla sicurezza nucleare, dagli aiuti ai paesi in via di sviluppo alle telecomunicazioni, dai trasporti agli affari monetari, dal turismo alla legislazione a favore del consumatore ecc.

Procedura e livelli di assunzione. Tutti i cittadini di uno Stato membro dell’Ue, donne e uomini, possono accedere agli impieghi della Commissione attraverso concorsi generali. La sede di lavoro non è solo Bruxelles, ma anche Lussemburgo, Strasburgo e le varie sedi e uffici di rappresentanza sparsi in tutto il mondo.

Per vincere i concorsi indetti dalla Commissione i candidati devono dare prova di competenza, spirito di iniziativa e motivazione, oltre che di adeguate conoscenze linguistiche.

Il concorso. L’Unione europea bandisce regolarmente concorsi per reclutare le diverse figure professionali da inserire nel proprio organico. I concorsi, distinti per i vari livelli di assunzione, si svolgono una o due volte l’anno. La concorrenza è molto agguerrita e numerosa.

Per partecipare a un concorso comunitario occorre essere cittadini di uno Stato membro dell’Ue e, nella maggior parte delle istituzioni, non avere superato i 35 anni, possedere un’esperienza pratica di due anni, conoscere, oltre la propria, una delle lingue di lavoro dell’Ue.

Questi concorsi vengono resi pubblici attraverso la stampa europea, anche se i bandi completi, con le informazioni dettagliate e il modulo originale da utilizzare per inviare la candidatura, vengono pubblicati solo nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea, reperibile presso le sedi nazionali delle istituzioni.

 

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Commissione europea
La Commissione opera su tematiche che vanno dalle politiche commerciali, industriali e sociali all’agricoltura e all’ambiente, dall’energia e lo sviluppo regionale alle relazioni esterne.

www.rassegna.it